L’uccisione di Kaos, un crimine vigliacco che rende meno umani

L’uccisione di Kaos ci fa infuriare: i cani provano empatia e ci seguono in ogni impresa, un viaggio o salvare persone. Dovremmo trattarli come eroi

ELENA STANCANELLI * • 30/7/2018 • Copertina • 358 Viste

Che cos’è l’intelligenza? Sto leggendo in questi giorni un libro magnifico, Il genio degli uccelli, di Jennifer Ackerman, pubblicato da “La nave di Teseo”. Scrive l’autrice che la capacità di apprendere e trarre profitto dall’esperienza è uno dei parametri per misurare l’intelligenza. Ma anche la capacità di sopravvivenza, il successo riproduttivo in ambienti naturali diversi. Sono intelligenti gli uccelli che riescono a tornare nel posto da cui sono partiti, dopo aver percorso migliaia di chilometri, usando mappe sensoriali a noi invisibili. L’intelligenza, che Ackerman chiama anche “il genio”, è la capacità di far bene ciò che chiunque sa fare male. «È un’abilità mentale che risulta eccezionale in confronto ad altre, della propria specie o di una specie diversa. I piccioni hanno un genio per la navigazione che supera di gran lunga il nostro. I mimi sono in grado di apprendere e ricordare centinaia di canti in più della maggior parte delle altre specie di uccelli canori. Le ghiandaie e le nocciolaie ricordano molto bene dove hanno lasciato gli oggetti, una capacità mnemonica che fa apparire ben misera la nostra… il genio è la capacità di sapere che cosa stai facendo — di “cogliere” il tuo ambiente circostante, comprendere le cose e scoprire come risolvere i problemi».

I cani, a differenza degli uccelli, non sanno fare quasi niente. Non costruiscono nidi né alcun manufatto, lasciati soli faticano a procurarsi il cibo, per non parlare dell’abilità a scegliere un partner utile a mandare avanti la specie. Si accoppiano a caso, con la prima che passa, rispondendo a uno stimolo puramente olfattivo. Né le femmine sono più accorte: quando l’istinto chiama, si lasciano ingravidare dal maschione disponibile, con l’unico criterio che era lì durante il loro estro. Però hanno una qualità, della quale sono provvisti in maniera abbondantissima, quasi esagerata. Una qualità di cui noi umani, spesso, siamo carenti. I cani sono capaci di provare empatia. Così ci hanno conquistati, e, abbandonate le foreste minacciose, si sono potuti accoccolare vicino ai nostri fuochi, a sgranocchiare le ossa che gli tiravamo. Grazie a questa loro abilità a ficcarti il naso tra le gambe quando sei triste, o fare una cosa stupida per farti ridere, alla loro insopprimibile volontà di poggiare il naso sul letto la mattina per ricordarti che non sei solo la mondo. I cani sono buoni, generosi, un po’ tonti ma sempre pronti a partire con te per qualsiasi impresa ti venga in mente. Dall’attraversare gli Stati Uniti in skateboard, a salvare persone sepolte sotto le macerie di un terremoto. Kaos era proprio così. E in più era stato addestrato a fare una cosa precisa, ad annusare la vita finché c’è, finché il cuore batte e il corpo è caldo.

Kaos, grazie alla sua canina generosità e alla pazienza di chi lo aveva allenato, poteva rimanere ore, giorni a fiutare cemento sbriciolato e trovare bambini ormai senza più voce, sepolti così in fondo che nessuno di noi avrebbe neanche potuto immaginare ci fosse ancora qualcosa da salvare. L’hanno ammazzato. Forse abbaiava, forse è vittima di una vendetta contro il suo padrone, o forse, come questi giorni insegnano, è caduto a caso, perché qualcuno stava “provando” una polpetta imbottita di veleno. Gli eroi andrebbero tenuti in salvo, mostrati alle cerimonie, pensiamo. Dovrebbero mangiare cibi buonissimi, vivere al caldo, godersi una pensione felice.

Qualcuno ha osato infrangere la liturgia della riconoscenza, e questo ci fa infuriare. Eppure l’identità di Kaos, i suoi meriti, non dovrebbero essere considerati aggravanti.

Avvelenare un cane brutto, uno di quei bastardelli capaci soltanto di abbaiare alle lucertole e rincorrere le macchine per strada è forse meno odioso? Chi ha ucciso Kaos è un assassino, un banale vigliacco assassino. Se il suo crimine è più odioso, lo è soltanto nei confronti di quel deposito aureo di bene che sta lì, a garantire che gli esseri viventi non precipitino verso la barbarie, patria di Kaos e altri animali speciali.

Deposito che, ahimè, stiamo ormai saccheggiando senza pudore.

* Fonte: ELENA STANCANELLILA REPUBBLICA

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