Rischio Italia. Fuga dei capitali: 55 miliardi in due mesi

Rischio Italia. Fuga dei capitali: 55 miliardi in due mesi

ROMA. Il rischio di una fuga di capitali dall’Italia si fa sempre più concreto. L’indicatore principale di questa tendenza da quando c’è l’euro e non c’è più la lira, si chiama “target 2” e ci dice quanti soldi vanno e vengono tra i vari paesi in Europa a secondo delle convenienze e della valutazione dei rischi.

E proprio l’elemento rischio-paese, che lo spread già evidenzia con un incremento di 100 punti base, viene confermato dall’aumento del deficit dell’Italia nel sistema Target 2: i dati raccolti dalla Bce a maggio, mese cruciale per la costruzione del nuovo governo gialloverde, indicano un appesantimento del saldo italiano di 38,6 miliardi; si è passati cioè da un saldo negativo di 426,1 miliardi a un saldo negativo di 464,7 miliardi. Secondo la Reuters, che ha già anticipato nei giorni scorsi i dati di giugno, il saldo è ulteriormente peggiorato di altri 16 miliardi. In due mesi, maggio-giugno, il peggioramento ammonterebbe a 55 miliardi.
La Bce ha sempre tenuto a precisare che una parte dell’andamento del “target 2” dell’Italia è dovuta a ricadute tecniche del quantitative easing: le banche vendono Btp alla Banca d’Italia, ma tendono a trattenere la liquidità in Germania, dove avvengono fisicamente quasi tutte le operazioni di Qe, il che è contabilizzato come una uscita di capitali nel conto della bilancia dei pagamenti e dunque appesantisce il saldo del “target 2”. Tuttavia negli ultimi giorni stanno emergendo alcune obiezioni a questa tesi che interpretano l’andamento del “target 2” come una vera e propria fuga di capitali: in primo luogo ci si chiede perché chi vende i Btp nell’ambito del Qe poi non conservi la liquidità in Italia, cosa che lascerebbe invariati i saldi di “target 2”; in secondo luogo, il quantitative easing è stato dimezzato dal 1° gennaio di quest’anno ma il “target 2” continua a peggiorare.
Così la lettura dei nuovi dati del “target 2”, che vengono ormai considerati un efficace indicatore della emorragia di capitali, come un tempo avveniva con la bilancia dei pagamenti, comincia ad alimentare in Italia qualche preoccupazione. «La sfiducia degli investitori è palpabile, perora non è una valanga ma i disinvestimenti continuano», ha commentato l’economista Stefano Micossi, in un articolo su “In più”.
Aggiunge Giampaolo Galli, economista e già deputato Pd, che «sul mercato permane il timore che non sia stata davvero abbandonata l’idea di uscire dall’euro e questo ci espone ad una crisi di fiducia che potrebbe portare ad un evento drammatico e cioè la perdita di accesso al mercato da parte del Tesoro italiano».
Del resto che sia in atto una “fuga dal rischio” in Europa è abbastanza palese. Il saldo “target 2” di un piccolo paese come il Lussemburgo, pieno di banche e fondi d’investimento, scoppia di salute e tocca i 201,6 miliardi (6,4 miliardi in più da inizio anno).
Come pure la Germania a maggio ha toccato il record di un saldo positivo di “target 2” pari a 956,2 miliardi (53,8 miliardi in più rispetto ad aprile).
Documentano la nuova situazione anche alcune tendenze che emergono dai tradizionali dati della bilancia dei pagamenti pubblicati dalla Banca d’Italia. Le attività nette sull’estero degli italiani sono salite da 121,4 miliardi dell’aprile del 2017 a 143,6 miliardi dell’aprile di quest’anno: significa che gli italiani preferiscono comprare fondi esteri, bund tedeschi e azioni straniere. Così il campanello d’allarme suona: nel solo mese di aprile, dopo le elezioni di 4 marzo, le attività nette sull’estero degli italiani sono aumentate di 8,6 miliardi: l’aumento – spiega Bankitalia – ha riguardato in particolare titoli esteri (di cui 5,8 miliardi di fondi comuni e 2,7 azioni). Un fenomeno con cui bisognerà fare i conti a partire dall’estate.

Fonte: ROBERTO PETRINI, LA REPUBBLICA



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