Unicef: «Cinque bambini yemeniti morti o feriti ogni giorno»

Golfo. Nuovo rapporto dell’Unicef: oltre 5.500 i minori uccisi o feriti dal marzo 2015. Nuove stragi saudite mentre ad Hodeidah gli Houthi accettano l’ingresso dell’Onu. Ma Riyadh e Abu Dhabi frenano

Chiara Cruciati • 4/7/2018 • Bambini & Giovani, Diritti umani & Discriminazioni, Guerre, Armi & Terrorismi, Studi, Rapporti & Statistiche • 360 Viste

La pausa ad Hodeidah non significa cessate il fuoco nel resto dello Yemen. Da tre giorni gli Emirati arabi hanno annunciato la sospensione dei raid sulla città portuale occidentale in attesa di sviluppi diplomatici, capitanati dall’inviato dell’Onu Martin Griffiths. Ma la coalizione a guida saudita continua a bombardare.

Nella stessa Hodeidah dove in due giorni sono morte 50 persone, e in altre zone del paese: ieri 11 civili sono stati uccisi da un raid che ha colpito dei veicoli diretti a un matrimonio, nella provincia settentrionale di Saa’da, tra le roccaforti dei ribelli Houthi. Una donna è invece morta quando il palazzo in cui viveva è stato centrato da un bombardamento saudita a Haydan; nello stesso distretto tre contadini sono stati uccisi da un raid sulla loro fattoria.

Una tragedia che ieri le Nazioni unite sono tornate a denunciare con un rapporto dedicato ai bambini: l’operazione saudita nel paese più povero del Golfo ha ucciso almeno 2.200 minori e ne ha feriti 3.400, una media di cinque vittime (tra morti e feriti) al giorno.

«Dal 2015 oltre la metà degli ospedali ha smesso di funzionare e 1.500 scuole sono state danneggiate dai bombardamenti – spiega Henrietta Fore, direttrice esecutiva dell’Unicef – (I bambini) sono lasciati fuori dalle scuole, costretti a combattere, a sposarsi, sono affamati, muoiono di malattie curabili». Numeri terribili ma sottostimati dall’assenza di un monitoraggio esteso a causa della presenza a singhiozzo e a macchia di leopardo delle agenzie internazionali.

Non aiuta il blocco navale e aereo imposto da Riyadh, ulteriormente aggravato dall’operazione in corso sulla città di Hodeidah, controllata dagli Houthi e da settimane oggetto di una dura campagna aerea da parte della coalizione sunnita.

L’Onu sta lavorando da giorni per giungere a un compromesso, almeno sulla gestione del porto: ieri Griffiths era a Sana’a per incontrare di nuovo la leadership Houthi che si è detta disponibile a condividere con le Nazioni unite il controllo dello scalo da cui entra il 70% degli aiuti umanitari totali.

Da parte sua Abu Dhabi (non Riyadh) ha interrotto i bombardamenti: «Accogliamo i continui sforzi dell’inviato Onu per ottenere un ritiro incondizionato degli Houthi da Hodeidah», ha scritto il ministro degli Esteri emiratino Anwar Gargash su Twitter, inserendo una clausola inaccettabile per il movimento ribelle, ovvero il ritiro.

Per la coalizione anti-Houthi un obiettivo indispensabile da archiviare: senza il porto di Hodeidah, i ribelli si ritroverebbero senza una finestra sull’esterno e sarebbero destinati a una repentina sconfitta.

FONTE: Chiara Cruciati, IL MANIFESTO

 

photo: By Felton Davis (028 Rally) [CC BY 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)], via Wikimedia Commons

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