Attentato in Venezuela con droni esplosivi mentre Maduro parla ai militari

Sette i feriti. Maduro, illeso, accusa la destra e la Colombia. Sei arresti

Rocco Cotroneo * • 6/8/2018 • Internazionale • 155 Viste

Attentato (dice il ministro) contro il presidente del Venezuela Maduro a una parata militare. L’attacco è arrivato dall’alto con l’esplosivo portato sul bersaglio da droni. Alcune ore dopo la grande paura, la rivendicazione di un misterioso «Movimento nazionale dei soldati in maglietta»

RIO DE JANEIRO Da tempo il presidente-dittatore del Venezuela Nicolás Maduro sostiene di essere nel mirino di attentatori. Questo sarebbe il ventesimo tentativo di ucciderlo. Qualcuno dice che si tratta soltanto di pretesti per stringere ancora di più la morsa sugli avversari del regime e regolare i conti nelle forze armate. L’ultimo episodio non fa eccezione, anche se la diretta tv e il video di pubblico dominio lasciano stavolta meno dubbi. Si vedono Maduro e la moglie sussultare dopo una esplosione, qualche secondo di esitazione con gli occhi al cielo.

Poi intervengono le guardie del corpo, si spegne la telecamera sul palco ma vengono inquadrati i soldati che scappano sulla strada. La versione ufficiale è: tentativo di lanciare esplosivi su Nicolás Maduro con due droni semiartigianali, abbattuti prima che possano cadere sul palco. Il presidente e i suoi sono rimasti illesi, ma ci sarebbero alcuni soldati feriti durante la caduta dei velivoli.

Erano le 17.40 di sabato a Caracas e Nicolás Maduro stava parlando a una cerimonia per l’anniversario di fondazione della Guardia nazionale. Davanti al palco i soldati schierati assistono al discorso.

Il leader venezuelano ha ricostruito l’episodio non appena trovatosi al sicuro. «Ho visto un oggetto volante davanti ai miei occhi e una esplosione. Non ci sono dubbi, hanno tentato di uccidermi». Colpevoli, a suo parere, i nemici della rivoluzione, la «destra estrema» in coordinamento con i «detrattori a Miami e Bogotà, compreso il presidente colombiano Juan Manuel Santos». Maduro assicura che userà il pugno di ferro, costi quel che costi, per scoprire la verità. Ieri il governo ha parlato di 6 arresti.

Una rivendicazione è giunta via Twitter da un fantomatico gruppo chiamato «Soldati in maglietta», il quale sarebbe legato allo scomparso pilota Oscar Perez che un anno fa sorvolò Caracas con un elicottero rubato, lanciando granate contro la Corte suprema. Dopo alcuni mesi di latitanza, Perez è stato trovato e ucciso dalle forze di sicurezza di Maduro.

Un altro tentativo di scatenare una rivolta militare è avvenuta nell’agosto dello scorso anno in una base non lontana da Valencia. Anche in quel caso la repressione è stata dura, con uccisioni e arresti.

Immediata la solidarietà giunta a Maduro dagli alleati più stretti, Cuba, Bolivia e Nicaragua. Da Washington è arrivata invece la precisazione che gli Stati Uniti non hanno nulla a che vedere con il tentativo di assassinare Nicolás Maduro. Le spiegazioni all’accaduto potrebbe essere molte, ha detto il consigliere alla sicurezza John Bolton, «anche un pretesto messo in piedi dallo stesso governo venezuelano».

* FONTE: Rocco Cotroneo, CORRIERE DELLA SERA

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