Di nuovo scontro sui migranti a bordo della Diciotti: «Si muova l’Ue o li rimandiamo in Libia»

Sulla Diciotti appello da sinistra a Mattarella: sarebbe un reato

Rinaldo Frignani * • 20/8/2018 • Immigrati & Rifugiati • 332 Viste

ROMA Lo scontro con Malta, la minaccia di Salvini, la richiesta di aiuto all’Europa. E la lettera appello che corre sul web per chiedere al presidente della Repubblica Sergio Mattarella di intervenire per far attraccare subito nave Diciotti al porto di Lampedusa perché «rigettare 177 esseri umani nell’orrore delle carceri libiche sarebbe un dramma, frutto di una scelta politica alla quale le chiediamo di opporre la sua fermezza, le sue prerogative e il suo rifiuto». L’ipotesi del respingimento dei migranti soccorsi cinque notti fa in acque maltesi dall’imbarcazione della Guardia costiera è stata avanzata dal ministro dell’Interno Matteo Salvini. Più una provocazione che un’operazione fattibile, visto che violerebbe la Convenzione di Ginevra e creerebbe anche un caso diplomatico con l’Europa, dato che la Libia non è considerata porto sicuro per i migranti.

«O l’Europa decide seriamente di aiutare l’Italia oppure saremo costretti a fare quello che stroncherà definitivamente il business degli scafisti — attacca comunque il vice presidente del Consiglio —. E cioè riaccompagnare in un porto libico le persone recuperate in mare». In attesa che la trattativa con l’Ue del ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi per la ridistribuzione dei migranti imbarcati sulla Diciotti, divampano le polemiche sull’avvertimento del ministro leghista. All’appello al capo dello Stato, firmato fra gli altri dal presidente della Commissione antimafia e anticorruzione siciliana Claudio Fava, dall’ex sindaco di Lampedusa Giusy Nicolini e dal medico simbolo dell’isola Pietro Bartolo, si aggiungono esponenti politici come Nicola Fratoianni, leader di Sinistra italiana e deputato di Liberi e uguali, per il quale «ora il governo decide di compiere un reato».

Di violazione delle convenzioni internazionali e della Costituzione, come per la recente vicenda di Asso 28, parlano le opposizioni di sinistra e centrosinistra, con Pippo Civati, fondatore di «Possibile», che definisce le parole di Salvini «un ricatto criminale». Un appunto arriva anche dall’arcivescovo di Bologna, monsignor Matteo Maria Zuppi, che fa notare come «l’emergenza dei profughi conviene solo a chi non vuole decidere o a chi fa vedere che decide, che ha la soluzione».

Ma sul fronte degli sbarchi Salvini ribatte ancora: «Al 18 agosto 2017 erano arrivati via mare 97.800 immigrati, quest’anno 19.356. Sono 19 mila di troppo, ma pensiamo con 80 mila in più quante cooperative avrebbero fatto affari con 35 euro al giorno per migrante».

Sulla Diciotti il centrodestra invece ripropone con la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni «il blocco navale al largo delle coste libiche per impedire ai barconi di partire» mentre il senatore azzurro Maurizio Gasparri chiede un’audizione urgente in commissione Difesa del Senato del nuovo comandante della Guardia costiera Giovanni Pettorino e del ministro dei Trasporti Danilo Toninelli. «Questo nuovo trasporto (di migranti ndr) rappresenta un campanello d’allarme che non deve essere sottovalutato. La Guardia costiera è tornata a essere un taxi del mare?», si interroga Gasparri. Ma è proprio Toninelli il protagonista dell’ultimo scontro con Malta. «Diciotti dimostra che l’Italia non si tira mai indietro quanto si tratta di salvare vite. Il comportamento di Malta è ancora una volta inqualificabile e meritevole di sanzioni — scrive su Twitter —. L’Ue si faccia avanti, altrimenti non ha motivo di esistere».

Immediata la replica del ministro dell’Interno maltese Michael Farrugia: «Se l’Italia vuole ancora trattare questo caso come un salvataggio, Lampedusa è il luogo più vicino di sicurezza secondo le convenzioni applicabili».

* FONTE: Rinaldo Frignani, CORRIERE DELLA SERA

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