Foggia, quattro braccianti immigrati uccisi da un tir, tornavano dai campi

Tragedia a Foggia. I quattro nordafricani morti lavoravano alla raccolta dei pomodori. Altri quattro feriti. Non ancora identificate le vittime. Solo lievi escoriazioni per l’autista del tir

Gianmario Leone * • 5/8/2018 • Immigrati & Rifugiati, Salute & Sicurezza sul lavoro • 506 Viste

Ennesima tragedia ieri nelle campagne del foggiano, in Puglia. Questa volta a perdere la vita sono stati quattro braccianti, deceduti a causa di un violentissimo incidente stradale che si è verificato a un incrocio sulla strada provinciale 105 tra Ascoli Satriano e Castelluccio dei Sauri. Tre braccianti sono morti sul colpo, mentre un quarto è deceduto in ospedale per le gravissime ferite. Le vittime sono tutti cittadini nordafricani. Altri quattro sono stati ricoverati in prognosi riservata negli Ospedali Riuniti di Foggia: erano tutti a bordo dello stesso furgone. Una quinta persona, il conducente di un tir, l’altro mezzo coinvolto nell’incidente che avrebbe travolto il furgone, è rimasta ferita ma non in modo grave. Sul posto hanno operato per ore gli agenti della polizia stradale e vigili del fuoco del comando provinciale di Foggia.

I QUATTRO UOMINI erano tutti braccianti impiegati nella raccolta dei pomodori e ritornavano dall’ennesima dura giornata di lavoro. E il destino ha voluto che perdessero la vita in un incidente con un tir che trasportava un carico di pomodori, che nel violento impatto si è riversato sull’asfalto. Difficile, se non impossibile, risulterà identificate le vittime perché non avevano indosso documenti personali. Secondo alcune indiscrezioni sarebbero originarie del Gambia e della Guinea Bissau.

Il gravissimo incidente avveniva nelle stesse ore in cui il ministro delle Politiche agricole, Gian Marco Centinaio, rispondeva a una domanda nel corso del question time al Senato sulle misure per contrastare le forme di illegalità nel lavoro agricolo. «Non voglio modificare la legge sul caporalato, ma vedere insieme a voi la sua applicabilità e se è efficiente ed efficace» ha detto il ministro. Alla Rete del lavoro agricolo di qualità, previsto dalla legge sul caporalato, sono iscritte 4mila imprese. «Questo risultato va rafforzato – ha detto Centinaio – attraverso un’azione di promozione della Rete e di ulteriore semplificazione dell’accesso per le aziende agricole».

PRECISAZIONI dovute dopo le ultime polemiche scoppiate sul caporalato, a seguito dell’estensione dei voucher nel settore agricolo, approvata nel Decreto dignità: una decisione duramente contestata dai sindacati, che negli ultimi giorni hanno ripreso la battaglia a difesa della legge 199 del 29 ottobre 2016 («Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura»). L’estensione dei voucher per i sindacati non farà altro che favorire i caporali e il lavoro nero, perché tra le altre cose scarica sul lavoratore la responsabilità dell’autocertificazione. Mentre viene ricordato al governo come già oggi il contratto nazionale del lavoro agricolo disciplini l’intera giornata lavorativa: ad ora, a chiamata, anche per un sol giorno, dunque prevedendo già una notevole flessibilità, tutelata però nel lavoro subordinato.

UNA PIAGA, quella del caporalato, molto sentita in Puglia, dove negli ultimi anni sono morte decine di braccianti agricoli. Un fenomeno da anni studiato e denunciato dall’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai Cgil, che in questi giorni ha presentato il suo quarto rapporto su «Agromafie e caporalato». I dati parlano chiaro: l’economia “non osservata” produce un giro d’affari di 208 miliardi di euro, di cui il 15,5% nel settore agricolo: lavoro nero e caporalato sono un business de 4,8 miliardi di euro, con 1,8 miliardi provenienti dall’evasione fiscale. Sono 430 mila i soggetti a rischio: il 30% lavora meno di 50 giornate all’anno. Per l’Inps, nel 2017 sono state messe in regola 300 mila persone, pari al 28% del totale.

PAGHE DA FAME: 20, 30 euro al giorno, un salario inferiore del 50% rispetto al contratto collettivo nazionale. L’orario medio giornaliero da 8 a 12 ore, con le donne pagate il 20% in meno. Ancora oggi sono 30mila le aziende che ricorrono all’intermediazione del caporale. E ieri, ancora una volta, sulle strade del foggiano la polpa di pomodoro si è mischiata con il sangue di quattro braccianti.

* Fonte: Gianmario Leone, IL MANIFESTO

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