Legambiente: «In undici anni 24 mila morti a causa del caldo in 23 città»

Denuncia di Legambiente . Solo nel 2015 i decessi tra gli over 65 sono stati 2.655, il 13%del totale

Luca Martinelli * • 3/8/2018 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Studi, Rapporti & Statistiche • 322 Viste

La Terra è un organismo debilitato, è questo il messaggio del rapporto «State of the Climate». Come accade per gli esseri umani, questa fragilità risulta acuita quando ci sono degli eventi estremi, come il calore di questi giorni, l’emergenza caldo denunciata da Legambiente, con 18 città in «bollino rosso»: «Le ondate di calore possono avere effetti nocivi per la salute, soprattutto per gli anziani e gli ammalati, quando le temperature diurne superano i 35° C e quelle notturne non scendono sotto i 25°C – spiega l’associazione ambientalista -. Nelle aree urbane il caldo oltretutto aumenta per l’effetto di asfalto, auto e sistemi di condizionamento, anche di 4-5 gradi». Riportando i dati del Dipartimento di Epidemiologia del servizio sanitario regionale del Lazio, che coordina il programma nazionale di prevenzione, Legambiente ricorda che tra il 2005 e il 2016, in 23 città italiane, le ondate di calore hanno causato 23.880 morti, di cui 7.700 a Roma. Nell’estate del 2015, ad esempio, sono attribuibili al caldo 2.655 decessi di over 65 registrati in 21 città, pari al 13% del totale di quelle registrate nel periodo. Le cause? Cerebrovascolari, circolatorie, respiratorie, ma anche provocando con maggior frequenza malattie ischemiche o cardiache.

Se dall’Italia apriamo lo sguardo vediamo che gli eventi estremi legati al caldo sono prassi, registrata ogni mese nei bollettini della National Oceanic and Athmospheric Administration, il soggetto che cura il rapporto «State of the Climate»: giugno 2018, ad esempio, è stato per numerosi Paesi europei il più caldo dal giugno del 2003 (l’estate dei 70mila morti in Europa). In Oman, invece, s’è registrata la temperatura minima più alta di sempre: il 26 giugno la colonnina di mercurio non è scesa sotto i 42,6° C a Quriyat.
Il calore estremo è molto presente anche tra i ventisei eventi estremi più importanti del 2017: la mappa pubblicata col rapporto aiuta a capire come non esista un’area del Pianeta che non sia letteralmente sotto attacco. In Australia, il 2017 è stato il terzo anno più caldo dal 1910 (sette dei dieci anni più caldi della storia sono dopo il 2005); Per quanto riguarda il Messico, nel 2017 la temperatura media annua è stata la più alta nella storia: è il quarto anno consecutivo in cui viene superato il risultato dell’anno precedente. Anche in Europa, per la Spagna e la Bulgaria si è trattato dell’anno più caldo della sua storia. Il secondo per il Portogallo. Il terzo per l’Ucraina. Il quinto per la Francia e il Regno Unito. Per chiudere, il Pakistan: il 28 maggio 2017 a Turbet la temperatura massima registrata è stata di 53,5° C, la più alta mai registrata nel Paese, la più alta mai registrata nel mese di maggio in tutto il mondo.

Gli eventi estremi però sono anche altri: i venti scatenati dall’uragano Irma, che ha colpito Porto Rico, le Isole Vergini e la Florida tra il 30 agosto e il 16 settembre scorso, hanno toccato i 295 chilometri orari, 15 in più rispetto a quelli scatenati da Maria, che tra il 16 e il 30 settembre ha squassato il Caribe e (ancora) Porto Rico. E la Russia ha registrato nel 2017 il suo secondo anno più piovoso di sempre, dopo il 2013. Nel nostro Paese il 2017 è invece caratterizzato dalla siccità. Lo indica il XIII rapporto «Gli indicatori del clima in Italia» del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, disponibile online sul sito dell’ISPRA: precipitazioni medie in calo del 22%, ne fanno il secondo anno più secco di sempre.

* Fonte: Luca Martinelli, IL MANIFESTO

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