«L’Italia ha riportato migranti in Libia». Per il governo norme rispettate

Verifiche Ue sul respingimento di 101 persone con la Asso 28. Gli esperti di diritto internazionale chiariscono che «la nave è italiana, quindi lo Stato è responsabile come se fosse il suo territorio»

Fiorenza Sarzanini * • 1/8/2018 • Diritti umani & Discriminazioni, Europa, Immigrati & Rifugiati • 283 Viste

Il governo reagisce compatto: «Nessuna norma internazionale è stata violata». Lo dice in mattinata il ministro dell’Interno Matteo Salvini, lo ribadisce nel pomeriggio il titolare delle Infrastrutture Danilo Toninelli. Ma questo evidentemente non basta all’Alto commissariato dell’Onu e all’Unione Europe, che hanno annunciato verifiche sulla vicenda dell’Asso 28, la nave italiana che ha riportato in Libia 101 migranti, tra cui 5 donne incinte e 5 bambini. Perché i trattati parlano chiaro e il sospetto è che si sia trattato di un «respingimento», dunque un atto vietato. La Libia non è infatti ritenuta «porto sicuro» e in ogni caso — come sottolinea il garante per i diritti delle persone private della libertà Mauro Palma — «i respingimenti collettivi sono quelli con i quali gruppi di migranti vengono respinti alla frontiera, espulsi o allontanati da una nave di un certo Stato senza che prima sia stata considerata la posizione individuale di ciascuno, né consentita la presentazione di una richiesta di asilo e su questo esistono divieti espliciti».

La segnalazione

Il primo a denunciare la violazione è Nicola Fratoianni, deputato di Liberi e uguali che da giorni si trova a bordo della Open Arms, la nave della Ong Proactiva. Ieri mattina racconta che lunedì la nave ha ricevuto una richiesta di sos da parte di migranti a bordo di gommoni. Aggiunge che il salvataggio è stato effettuato dalla Asso 28 della società Augusta Offshore e che «nell’operazione è stata coinvolta la Guardia costiera italiana». La reazione di Salvini arriva dopo pochi minuti: «È male informato». Smentisce anche la Guardia costiera italiana: «Il coordinamento è stato dei libici». Mentre monta la polemica arriva la nota ufficiale della compagnia.

L’armatore

Nel comunicato viene ricostruito il salvataggio con la scansione oraria: «Ore 14.30, Asso 28 era in assistenza alla piattaforma di estrazione “Sabratah” della Mellita Oli & Gas (Joint Venture tra Eni e Noc libica), a 57 miglia marine da Tripoli, 105 miglia da Lampedusa, 156 miglia da Malta e 213 miglia da Pozzallo in Sicilia; Ore 15.00, Asso 28 riceve istruzioni dal Marine Dept di Sabratah di procedere in direzione di un gommone avvistato a circa 1.5 miglia sudest dalla piattaforma, dopo aver imbarcato rappresentanti dell’Authority libica sulla piattaforma stessa; Ore 15.30, Asso 28 avvicina il gommone e riceve istruzioni dal rappresentante dell’Authority libica a bordo di recuperare i migranti e di procedere verso Tripoli; Ore 16.30, Asso 28 recupera 101 migranti (di cui 5 bambini e 5 donne incinte); Ore 16.45, dopo il completamento delle operazioni di recupero, una motovedetta della Coast Guard libica si è affiancata all’Asso 28, informando il comandante che sarebbe stato scortato fino al porto di Tripoli; Ore 21.00, Asso 28 arriva a Tripoli e dalla locale Autorità viene dato il via libera ad entrare in porto; Ore 21.36, inizio del trasbordo dei migranti su un battello della Coast Guard libica; Ore 22.10, fine trasbordo e ormeggio dell’Asso 28 alla banchina Abusetta nel porto di Tripoli. Non si sono verificati incidenti o proteste da parte dei migranti salvati». È la conferma del respingimento, commenta Fratoianni.

Le indagini

A questo punto scattano le verifiche dell’Alto commissariato per i rifugiati e anche da Bruxelles una portavoce della Commissione fa sapere che «siamo in contatto con le autorità italiane perché la Libia non è un porto sicuro». Gli esperti di diritto internazionale chiariscono che «la nave è italiana, quindi lo Stato è responsabile come se fosse il suo territorio». Toninelli assicura che «tutto è stato fatto dalla Guardia costiera libica perché i migranti erano nelle loro acque Sar». Ma è proprio il garante Palma a rendere noto di aver «chiesto alle autorità competenti ufficiali informazioni sulla vicenda» per eventuali segnalazioni alla magistratura e alla Corte europea per i diritti dell’uomo, che ha condannato l’Italia per un fatto analogo del 2009, quando furono le navi della Finanza e della Guardia costiera a riportare 200 stranieri in Libia.

* FONTE: Fiorenza Sarzanini, CORRIERE DELLA SERA

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