Periferie, i sindaci si ribellano: “Tagliati fondi per 1,6 miliardi”

Nel Milleproroghe un emendamento che sposta le risorse ai comuni virtuosi

VALENTINA CONTE * • 9/8/2018 • Welfare & Politiche sociali • 182 Viste

Sindaci sul piede di guerra. Sindaci che esultano. L’emendamento, votato lunedì dal Senato al milleproroghe estivo, spacca l’Italia. Da una parte, il presidente dell’Anci — l’associazione dei comuni — Antonio Decaro che parla di «furto con destrezza», riferendosi al miliardo e 600 milioni tolto «nottetempo» a 96 enti locali — tra comuni e città metropolitane, dunque 290 sindaci — e riversati di fatto nelle casse dei colleghi sindaci “virtuosi”. Dall’altra, il governo che non solo difende la norma, votata all’unanimità da maggioranza e opposizione (Renzi ha mandato un messaggio ai suoi parlamentari per tenere bassa la “distrazione” del Pd, clamoroso autogol: «Evitiamo polemiche contro il partito»). Ma la rivendica come svolta epocale. «Un imbroglio», va giù duro Decaro, anche sindaco pd di Bari. «Fanno saltare il piano periferie per sbloccare gli avanzi di bilancio, procedura tra l’altro obbligata da due sentenze della Consulta. E lo presentano come una novità e un successo.

Quando ora ci sono 290 sindaci che dalla sera alla mattina hanno 1,6 miliardi in meno. Soldi in parte già impegnati in progetti e bandi per riqualificare le zone degradate delle città. Uno scippo istituzionale, abbiamo firmato un contratto con la presidenza del consiglio. Ma non finisce qui, andremo da Mattarella». Tra l’altro, spiega Decaro, i comuni colpiti — piccoli e grandi — non sono quelli premiati, per lo più medi. I primi hanno partecipato al bando periferie di Renzi da 2 miliardi. Ma difficilmente si trovano un avanzo in bilancio, al contrario dei secondi. Avanzo che in passato non potevano spendere, per la rigidità delle regole di contabilità pubblica.

Ora sbloccato, sebbene in parte.

«Basta con queste cialtronate. Sono quattro anni che gli avanzi vengono sbloccati. Il primo è stato proprio Renzi: 900 milioni sul 2018 e altri 900 sul 2019», spiega Luigi Marattin, deputato Pd e già consigliere economico di Gentiloni. «Il governo si rende ridicolo e contraddittorio. Vuole rilanciare gli investimenti pubblici e poi anziché accelerare i cantieri li blocca fino al 2020».

La sottosegreteria M5S all’Economia Laura Castelli non ci sta. E accusa il governo Gentiloni di «aver finanziato solo per metà» il bando periferie.

«Tutto falso», risponde Decaro.

Poi però Castelli promette di «rimborsare le spese progettuali» già sostenute, ammettendo dunque che un problema di bilancio esiste.

Coinvolti municipi di ogni colore politico. I tre a guida grillina: Livorno, Roma e Torino. Le città metropolitane delle sindache sono tra le più penalizzate — 40 milioni in meno a testa — al pari di Reggio Calabria, Catania, Messina, Napoli (per abbattere le vele di Scampia), Genova, Palermo. Il sindaco di Venezia Brugnaro (Forza Italia) è furibondo: «A rischio 72 milioni di investimenti». La meno toccata, Tempio Pausania: rinuncerà ad “appena” 517 mila euro.

* Fonte: VALENTINA CONTELA REPUBBLICA

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