Armi nucleari. L’omaggio al colonnello Petrov e i finanziamenti Bnp-Paribas

Armi nucleari. L’omaggio al colonnello Petrov e i finanziamenti Bnp-Paribas

Loading

Ieri si celebrava in tutto il mondo la Giornata internazionale per la totale eliminazione delle armi nucleari, voluta dall’Onu in ricordo del coraggio del colonnello sovietico Stanislav Petrov (nella foto), che salvò il mondo nel 1983.
Misconosciuto il suo nome e a lungo anche la sua «impresa», poi raccontata nei film americani quasi fosse una favola, l’ufficiale Stanislav Evgrafovi Petrov – morto a maggio dell’anno scorso all’età di 78 anni, vissuti con un ampio medagliere ma in povertà e nel più stretto riserbo in un villaggio alla periferia di Mosca – il 26 settembre del 1983 fermò la risposta russa a un allarme per attacco missilistico nucleare da parte degli Stati Uniti, allarme che poi si rivelò un errore del sistema informatico mandato in tilt dall’equinozio autunnale.

Oggi Petrov avrebbe forse più difficoltà di allora e ieri nel celebrarne la figura, da eroe della guerra fredda pre crollo del Muro, l’Ican, cioè l’International Campaing to Abolish Nuclear Weapons, rete di associazioni – di cui in Italia fa parte la Rete Disarmo e Senzatomica – vincitrice delpremio Nobel per la Pace, ha colto l’occasione per lanciare una nuova campagna contro la produzione di armi nucleari. In particolare la campagna è indirizzata verso il gruppo finanziario Bnp-Paribas che in un recentissimo battage pubblicitario si propone come «la banca per un mondo che cambia» e però, pur avendo sulla carta un codice di condotta che limita i finanziamenti alle società associate alla produzione di armi nucleari, in poco più di 4 anni ha fornito 8 miliardi di dollari Usa a 16 diverse società produttrici di armi nucleari.

Ci sono state – ieri -16 proteste simultanee in 13 Paesi in cui opera la banca – Italia inclusa – fondata subito dopo la seconda guerra mondiale come Banque national de Paris nazionalizzando due istituti in cattive acque per facilitare l’accesso al credito dei francesi e la ricostruzione post bellica e che solo alla fine del secolo scorso ha incorporato anche la principale banca d’investimento francese. Si chiede al gruppo Bnp-Paribas – di «concretizzare un cambiamento reale come dice il suo slogan e quindi contribuire a un mondo libero dalla minaccia nucleare» come ha spiegato a Beatrice Fihn, direttrice esecutiva di Ican. «Se Bnp-Paribas vuole un vero cambiamento nel mondo, dovrebbe migliorare e sistemare la propria politica di investimento facendo riferimento al divieto totale verso tutte le forme di assistenza alle armi nucleari in base al testo di Trattato che proibisce le armi nucleari», insiste Susi Snyder di Pax Oland. Snyder sarà tra i principali ospiti della Marcia della Pace Perugia-Assisi il 7 ottobre, che chiede al governo e al parlamento italiani di ratificare il trattato approvato dall’Onu l’anno scorso, proprio pochi mesi dopo la morte del tenente colonnello Petrov. Come un passaggio di consegne.

* Fonte: Rachele Gonnelli, IL MANIFESTO

photo: By Queery-54 – Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=62394026



Related Articles

Il terrore di Gaza sotto i raid aerei

Loading

Israele sostiene di prendere di mira leader e militanti islamisti ma ci sono soprattutto donne, bambini e tanti civili innocenti tra le vittime palestinesi dei bombardamenti aerei. I morti ieri sera erano 52, 450 i feriti. La tregua resta un miraggio

«Gheddafi ucciso per ordine venuto da fuori»

Loading

LIBIA/DICE JIBRIL.  Mentre una corte d’appello tunisina ha dato il via libera all’estradizione in Libia dell’ex-premier di Gheddafi al Baghdadi al Mahmoudi («avrà  un processo equo», assicurano a Tripoli, è sicuro), suscitano interrogativi le dichiarazioni rese ieri da Mahmoud Jibril, l’ex-primo ministro del Consiglio nazionale transitorio, costretto a dimettersi una volta proclamata «la liberazione» della Libia.

I signori mondiali delle armi

Loading

 

 Nonostante la crisi, il mercato bellico regge. Al primo posto la Lockheed, quella dell’F35. Mentre le imprese europee, inclusa Finmeccanica, sono in difficoltà. E non hanno capito che il futuro delle aziende occidentali è nelle tecnologie civili

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment