Commercio, la guerra di Trump colpisce Cina e Russia

Guerra commerciale. Restrizioni contro i militari di Pechino per l’acquisto del sistema anti-missile russo S-400. Limitazioni anche alle attività di sei aziende di Mosca e al «cuoco di Putin», dietro i wagneriani

Yurii Colombo * • 22/9/2018 • Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 160 Viste

MOSCA. Non farebbero più notizia le sanzioni americane se non introducessero nello scontro politico internazionale sempre nuovi motivi di tensione e scontro. Il nuovo round di limitazioni all’attività commerciale con gli Usa decisa da Trump, infatti, per la prima volta colpisce in tandem Cina e Russia.

Destando qualche sorpresa ieri il governo americano ha deciso di introdurre sanzioni contro il Dipartimento per lo sviluppo degli equipaggiamenti militari del Consiglio militare centrale cinese e il suo leader Lee Shanfu per l’acquisto di armamenti russi e in particolare dei caccia Su-35 nel 2017 e del sistema missilistico antiaereo S-400 (già acquistato anche dalla Turchia) nel 2018.

«Si tratta del primo caso in cui gli Stati uniti impongono sanzioni contro una struttura cinese con volumi di fatturato di decine di miliardi di dollari», sostiene il sinologo russo Vasily Kashin. Parafrasando Von Clausewitz, queste sanzioni «sarebbero la continuazione della guerra commerciale anti-cinese con altri mezzi», si dichiara convinto Kashin.

La Casa bianca si sarebbe convinta a percorrere questa strada dopo il rafforzamento dell’intesa russo-cinese emersa con il Forum Economico di Vladivostok per «l’abbandono graduale del dollaro come mezzo di pagamento» e le esercitazioni militari comuni dei due paesi in Estremo Oriente.

Ne è convinto il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov che vede nell’azione americana «di concorrenza sleale e di isterismo» il «livello di discredito raggiunto dal sistema del dollaro». Secondo Lavrov sarebbero giunti alla stessa conclusione, oltre alla Russia, anche molti membri della comunità internazionale, stanchi di essere ostaggio dei cicli elettorali americani.

«La credibilità dei principi del sistema monetario e finanziario internazionale è seriamente compromessa e sempre più paesi intendono evitare qualsiasi dipendenza da questo sistema monetario», ha affermato Lavrov.

Ancora più dure le dichiarazioni del suo vice, Sergey Ryabkov, secondo cui gli Usa stanno «giocando col fuoco» e la situazione potrebbe diventare «pericolosa». «Gli americani – dice Ryabkov – dovrebbero studiare la nostra storia: si renderebbero conto che non è possibile piegare la Russia».

Più sobria la replica cinese ma non meno netta. Una «grave violazione del diritto internazionale», ha definito così le sanzioni americane il portavoce del ministero degli esteri Geng Shuang.

Il diplomatico ha anche sottolineato che la cooperazione tecnico-militare tra Cina e Russia sarebbe in conformità con il diritto internazionale e non diretta contro paesi terzi. Per ora i due paesi non hanno preso contromisure che potrebbero però giungere a inizio settimana prossima.

Poche ore dopo il capo del Dipartimento di Stato americano Mike Pompeo ha annunciato altre misure per limitare l’attività commerciale a 27 persone fisiche e sei aziende russe, collegate secondo gli Usa con servizi di intelligence e militari. La lista include la Research Agency Internet, azienda moscovita specializzata secondo il governo Usa in diffusione di trolls e fake news e implicata «nell’interferenza delle elezioni Usa del 2016».

E poi le aziende belliche Oboronlogistika e KnAAPO Gagarin. Divieto di ogni contatto con gli Usa anche per il capo dei servizi di sicurezza militari russi, Igor Korobov. Farà particolarmente scalpore però la sanzione contro Evgeny Prigogin (denominato dalla stampa «il cuoco di Putin» per i suoi importanti investimenti nel settore della gastronomia a San Pietroburgo) per il suo coinvolgimento nell’organizzazione informale russa di foreign figher detta dei «wagneriani».

Il gruppo, dopo essere stato operativo nel Donbass e in Siria, sarebbe ora impegnato nella Repubblica Centroafricana a difesa degli investimenti russi nelle miniere d’oro del paese. È qui che lo scorso luglio sono stati uccisi in circostanze non ancora chiarite tre giornalisti russi d’opposizione.

* Fonte: Yurii Colombo, IL MANIFESTO

 

photo: By Vitaly V. Kuzmin (http://vitalykuzmin.net/?q=node/449) [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0) or CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], via Wikimedia Commons

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