Disparità di genere nei media, il record negativo a Italia e Germania

Ricerca. I giornalisti maschi firmano in media il doppio degli articoli. Undici paesi presi in esame. L’Italia male anche per il World Gender Gap

Shendi Veli * • 18/9/2018 • Informazione & Comunicazione, Lavoro, economia & finanza nel mondo, Studi, Rapporti & Statistiche • 191 Viste

Nonostante circa la metà dei giornalisti europei siano donne, gli uomini in media firmano il doppio degli articoli, (il 41% a fronte del 23% scritti da donne) e compaiono nel 43% delle foto, mentre le foto che ritraggono donne sono appena il 15% del totale. La «quasi scomparsa» delle reporter dai quotidiani è emersa da un recente studio condotto dallo European Journalism Observatory (Ejo).

I RICERCATORI dell’Osservatorio hanno preso in considerazione 11 stati europei (Repubblica Ceca, Italia, Germania, Portogallo, Regno Unito, Ucraina, Svizzera, Lettonia, Spagna, Romania, Polonia) selezionando per ciascuno due testate cartacee e due online, tra le più seguite del paese. Hanno poi esaminato le firme degli articoli «principali» (politica, esteri, cronaca, economia, non di spettacoli o culture, per esempio) e perfino la presenza di uomini e donne ritratti nelle foto. Per l’Italia le testate esaminate sono state Repubblica e Corsera per la carta e Linkiesta e HuffPost per l’online.

QUELLO CHE EMERGE è un quadro allarmante. Infatti, sebbene la disparità di genere sia purtroppo ancora una costante in molti settori, per quanto riguarda il giornalismo i segnali di miglioramento del trend sono particolarmente scarsi. La media degli undici stati presi in esame costituisce un dato preoccupante in sé, nondimeno ci sono differenze interne degne di nota. Intanto il record negativo, tra tutte le situazioni nazionali prese in esame, se lo aggiudica l’Italia, con la percentuale di firme maschili che addirittura triplica quelle femminili (63% e 21%), seguita a stretto giro dalla Germania con risultati poco meno drammatici. Nelle testate digitali le proporzioni solo lievemente meno inique. In Portogallo invece spicca positivamente una maggioranza di firme femminili: il 30% rispetto al 20% di uomini.

IL BIAS DI GENERE riguarda anche gli stipendi nel settore dei media. Subito dopo la pubblicazione della ricerca dell’Ejo, il Telegraph, una testata britannica che si era posizionata bene nelle proporzioni di genere tra le proprie firme, ha pubblicato i dati relativi al «pay gap» dei suoi giornalisti mostrando come le donne della redazione percepiscano ancora oggi il 35% in meno dello stipendio rispetto ai loro colleghi maschi.

L’ITALIA, anche su questo versante, rimane una delle più arretrate d’Europa. Il quadro rispetto alla parità di genere risulta preoccupante ben oltre il settore dei media. Secondo il Report 2017 del World Gender Gap (indice formato da quattro indicatori chiave: opportunità economiche, livello di istruzione, salute e sopravvivenza ed empowerment politico) l’Italia si colloca all’82esimo posto su 144 paesi, tra Messico e Myanmar.

OSSERVANDO I DATI sulle imprese private, anche in Italia si sono registrati negli ultimi anni importanti miglioramenti. Una ricerca di Cerved per la Fondazione Maria Belisario presentata in Senato nel gennaio 2018, mostra che attualmente le donne sono rappresentate per il 35% nei cda delle aziende private, un risultato incoraggiante rispetto alle percentuali di pochi anni fa. Il giornalismo quindi, seppure inserito in un quadro complessivamente tetro per l’eguaglianza delle donne, rappresenta ancora un’avanguardia negativa nel paese

* Fonte: Shendi Veli, IL MANIFESTO

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