Guerra in Siria, la Russia è venuta a patti con due diavoli, Netanyahu ed Erdogan

Israele accetta la permanenza di Assad ma allo stesso tempo la Russia permette a Israele di tenere sotto tiro gli iraniani, coloro che consentono ad Assad di restare in sella

Alberto Negri * • 19/9/2018 • Guerre, Armi & Terrorismi • 167 Viste

I nodi della contraddizione sono venuti al pettine: fino a che punto Mosca può tollerare questa situazione, di fatto una guerra per procura per conto Usa?

La trama siriana, fatta di massacri, tradimenti e patti con il diavolo, è contorta come quella del Trono di Spade dove l’unica certezza, come nei Sette Regni, è lo stato di povertà e degrado della popolazione. Se poi uno dei Sette Regni è la Grande Israele che vuole realizzare il premier Benjamin Netanyahu, le ambizioni diventano sfrenate perché Tel Aviv, anche per conto degli Stati uniti, qui sta combattendo la sua guerra contro l’Iran, come del resto facevano già da tempo turchi, sauditi e qatarini appoggiando Al Qaeda e jihadisti vari.

In questa battaglia, secondo lo stato maggiore israeliano, sono stati condotti in un anno e mezzo più di duecento raid aerei e missilistici come quello che nella notte tra lunedì e martedì ha portato all’abbattimento un aereo russo da ricognizione con 14 persone a bordo.

Putin trattiene a stento la sua furia ma Mosca ha accusato Israele di avere provocato con i suoi raid l’incidente che ha spinto la contraerea siriana – per altro fornita proprio dal Cremlino – a colpire per errore l’Iliuyshin nei cieli di Latakia, in fase di atterraggio vicino a una base russa.

Promettono flebili ritorsioni i russi che forse pensavano di avere moderato le mire espansioniste israeliane nella guerra siriana, dopo che il premier Netanyahu più volte era stato ricevuto al Cremlino partecipando anche all’ultima parata sulla Piazza Rossa per l’anniversario della vittoria nella seconda guerra mondiale.

In Israele vive oltre un milione di cittadini di origine russa e Tel Aviv si presta volentieri a fare da piattaforma girevole alle operazioni finanziarie degli oligarchi vicini a Putin colpiti dalle sanzioni americane ed europee. In cambio la Russia ostacola la campagna anti-israeliana di Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (Bds).

Per il leader del Cremlino l’abbattimento di un aereo russo – come quella del caccia Sukhoi da parte dei turchi nel 2015 – è una sorta di pugnalata alle spalle, alla quale per altro hanno assistito (a loro dire senza sparare) le navi francesi, ormai una presenza fissa davanti alle coste siriane.

Una cosa è certa: Israele, che pure ha usato i jihadisti in funzione anti-Assad sulle Alture del Golan occupate dal 1967, non rinuncia al suo obiettivo che è quello di sloggiare le basi iraniane nel Paese e interrompere i rifornimenti alle milizie sciite Hezbollah in Libano.

Questa è la guerra di Israele che viene condotta con il pieno assenso degli Stati uniti la cui presenza militare nel Nord della Siria costituisce l’altra spina nel fianco di Putin, quella che gli impedisce di erigersi a dominus della regione. La Russia si può mettere d’accordo con Erdogan, come ha fatto nell’ultimo vertice con Putin a Sochi, può contenere Assad, venire a patti con gli iraniani e gli Hezbollah ma in qualche modo ha dovuto finora cedere alle mire di Israele.
Putin, a differenza degli americani, parla con tutti i leader della regione ma da questi dialoghi non sempre provengono accordi granitici.

In realtà in questi anni di guerra siriana, Putin sa di avere stretto con Netanyahu una sorta di patto con il diavolo: Israele accetta la permanenza di Assad al potere ma allo stesso tempo la Russia permette a Israele di tenere costantemente sotto tiro gli iraniani, ovvero coloro che con le milizie sciite hanno consentito ad Assad di restare in sella. I nodi di questa contraddizione sono venuti al pettine: fino a che punto Mosca può tollerare questa situazione che di fatto è anche una guerra per procura per conto degli Stati uniti?

L’abbattimento degli Iliushyn ha quasi oscurato l’altro patto con il diavolo, quello tra Putin ed Erdogan per rinunciare all’offensiva su Idlib. A Sochi sul Mar Nero i due si sono messi d’accordo per evitare un’azione militare massiccia ma c’è anche un’intesa per eliminare Al Qaeda e salvaguardare invece le milizie filo-turche che, schierate a sud di Idlib, sarebbero state le prime vittime di siriani e russi. Erdogan vuole eliminare le forze curdo-siriane dell’Ypg e del Pyd, ovvero coloro che hanno combattuto contro l’Isis.

I due ex imperi, russo e ottomano, sono d’accordo; il terzo, quello persiano, benedice l’intesa; e il quarto, quello americano, cosa fa? Lascia che sia Israele a bombardare senza chiedere permesso a nessuno. E se la Russia si vendicasse? Probabilmente non lo farà ma dopo avere pensato a un ritiro dalla Siria, l’amministrazione Trump potrebbe finire ancora più coinvolta in Medio Oriente di quanto avesse mai potuto immaginare il suo sulfureo presidente.

* Fonte: Alberto Negri, IL MANIFESTO

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