La spallata del governo Conte spiazza la Ue: «Fuori dal patto, ma dialoghiamo»

La spallata del governo Conte spiazza la Ue: «Fuori dal patto, ma dialoghiamo»

Il rischiatutto. Ministri tecnici alle corde e rischio bufera: i timori del Colle. Mattarella interverrà nei prossimi giorni

ROMA. Un simile esito della lunga partita sul Def non se lo aspettava nessuno, né nei palazzi delle istituzioni a Roma e neppure a Bruxelles. La conclusione del braccio di ferro, al di là delle cifre e delle percentuali, è dirompente sul piano politico, modifica radicalmente il quadro complessivo e mette le istituzioni italiane e quelle europee di fronte a una situazione del tutto imprevista.

NESSUNO PENSAVA che Matteo Salvini avrebbe accettato di regalare una simile vittoria a Luigi Di Maio. Tutti, fino all’ultimo, sono rimasti convinti che il leader leghista mirasse a salassare quanto più possibile l’alleato, anche isolandolo sul fronte della manovra, per poi giocare in prima persona la carta del centrodestra. Invece, a sorpresa, il leghista ha tirato al socio pentastellato una ciambella di salvataggio, gli ha permesso di uscire vincente dalla sfida della manovra. In questo modo, da un lato ha dimostrato di scommettere davvero su questo governo, dall’altro ha saldato un fronte con il leader dei 5 Stelle che permette a entrambi di mettere alle corde sia i moderati all’interno dei rispettivi partiti sia, soprattutto, quei «tecnici» come il ministro dell’Economia Giovanni Tria che erano il referente privilegiato e naturale delle istituzioni: del Colle, di Bruxelles, della Bce.

Il capo dello Stato è certamente preoccupato, sia per i contraccolpi della «sorpresa» Def sui mercati sia per il nuovo e inedito quadro politico. Sta probabilmente valutando il modo migliore per farsi sentire, ma se la via è ancora incerta è invece sicuro che Sergio Mattarella intenda intervenire. Anche perché forse solo una sua parola avrebbe a questo punto il potere di rassicurare i mercati e placare la tempesta prima che infuri davvero.

Il premier Giuseppe Conte invece ci prova subito. Nega che siano mai state possibili dimissioni di Tria. Assicura che i mercati si tranquillizzeranno quanto vedranno il testo della manovra con gli investimenti. «Vogliamo ridurre il debito attraverso la crescita», promette, ma anche lui esce ulteriormente ridimensionato da una vicenda nella quale non ha avuto alcun ruolo pur essendo di nome il capo del governo.

Il Def appare fuori dai paletti ma non abbiamo interesse ad aprire una crisi con l’Italia. Ma neppure a che l’Italia non riduca il suo esplosivo debito (Pierre Moscovici)

IL MINISTRO TRIA, che è inevitabilmente uscito molto ammaccato dalla sconfitta subìta alla vigilia del compleanno festeggiato ieri, ha ora un compito doppiamente difficile. Deve convincere Bruxelles ad accettare la manovra italiana, e deve farlo sapendo che la sua parola non può più essere considerata come l’ultima, come un impegno davvero affidabile. Dovrà sempre essere prima controfirmata dalla coppia di governo, che si è ormai affrancata con un atto di imperio dalla tutela che sin qui era stata esercitata sulla politica economica. Gli equilibri sui quali si era basato il governo dal momento della formazione sono svaniti giovedì. Quelli nuovi sono densi incognite, anche per quanto riguarda l’accoglienza europea.

Con Tria non c’è nessun problema, ci siamo sempre confrontati, è stato un dialogo franco e aperto. Vogliamo ridurre il debito attraverso la crescita (Giuseppe Conte)

Per ora Bruxelles ha scelto la massima prudenza. A farsi sentire è stato quasi solo il commissario agli affari economici Pierre Moscovici e ha sottolineato la volontà di dialogo, non di scontro. Il Def «appare oggi fuori dai paletti ma non abbiamo alcun interesse ad aprire una crisi tra l’Italia e la Commissione. Però non abbiamo interesse neppure a che l’Italia non riduca il suo esplosivo debito pubblico. Voglio continuare il dialogo con le autorità italiane». Moscovici non esclude sanzioni ma lascia capire che non è quella la propensione della Commissione: «Sono possibili, ma io non sono in questo spirito». Più duro e secco però il vicepresidente Valdis Dombrovskis: «Quello che emerge non sembra in linea col patto di stabilità».

Le reazioni dei due leader italiani sono state diverse. Salvini è bellicoso: «Se anche la Ue boccia la manovra noi andiamo avanti». Più morbido Di Maio, il grande vincitore della partita Def: «Ora inizia l’interlocuzione. Non abbiamo intenzione di andare allo scontro».

E’ QUESTA LA NUOVA MANO che si inizierà a giocare lunedì e proseguirà sino a metà novembre. Dopo aver ricevuto il testo della legge di bilancio, entro metà ottobre, la commissione sceglierà quasi certamente la via di mezzo: né semaforo verde né respingimento ma lettera con richieste di modifica. Se il momento della verità per il governo è stato giovedì scorso, quello per i rapporti con la Ue arriverà a quel punto.

* Fonte: Andrea Colombo, IL MANIFESTO



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