Omicidi Bianchi. Due lavoratori asfissiati all’Archivio di Stato di Arezzo

Vittime due dipendenti pubblici. Come addetti alla sicurezza erano andati a controllare l’impianto dopo che era scattato un allarme. La Fp Cgil denuncia: “I tagli ai bilanci provocano insicurezza”

Riccardo Chiari * • 21/9/2018 • Salute & Sicurezza sul lavoro • 253 Viste

AREZZO. Quando è scattato l’allarme antincendio, all’Archivio di Stato di Arezzo era appena iniziata la giornata lavorativa. Invece di uscire dall’edificio e aspettare all’aperto l’arrivo dei Vigili del fuoco, Piero Bruni, 59 anni, e Filippo Bagni, 55, hanno voluto tenere fede al loro ruolo di addetti della Squadra di primo soccorso ed emergenza. Così, non trovando tracce evidenti di un incendio, sono scesi nel seminterrato, dove sapevano che c’era la centralina dell’allarme. La dedizione al lavoro è stata fatale a entrambi: “Si sono trovati in un ambiente saturo di argon – ha spiegato a tragedia avvenuta il dirigente dei Vigili del fuoco Roberto Tommasini – rimanendo intossicati: quel gas non provoca scoppi ma brucia l’ossigeno”.

Non vedendoli risalire, i colleghi si sono insospettiti. Uno di loro si è affacciato a sua volta al seminterrato, e scorgendo i due corpi a terra è riuscito a dare l’allarme, nonostante abbia subito avvertito gli effetti dell’intossicazione, tanto da finire ricoverato in ospedale. Appena arrivati, i Vigili del fuoco hanno transennato l’area, evacuato il palazzo dove ha sede l’Archivio, e invitato i residenti della zona a tenere le finestre aperte. L’intero centro storico di Arezzo è rimasto in allarme per tutta la mattina.
Nel mentre la polizia giudiziaria e la pm di turno Laura Taddei iniziavano le indagini. Fra i primi ad essere ascoltati Maurizio Morelli, titolare della ditta Remas incaricata della manutenzione dell’impianto. Da lui gli investigatori hanno saputo che la struttura era stata revisionata alcune settimane fa. E hanno appreso che, non potendo usare liquidi in un complesso come quello dell’Archivio di Stato, l’impianto installato era appunto basato sull’argon, gas inodore e insapore che agisce sostituendo l’ossigeno, e togliendo quindi il combustibile alle fiamme. Con una sola controindicazione evidenziata sulla scheda di sicurezza dell’impianto: “In alta concentrazione può causare asfissia”.
L’inchiesta aperta dalla procura, per omicidio colposo plurimo, si baserà sulle relazioni dei Vigili del fuoco sul funzionamento e la manutenzione dell’impianto. Poi sulla formazione dei dipendenti – sia Bagni sia Bruni l’avevano fatta – e sulla esatta dinamica della tragedia. Il palazzo che ospita l’Archivio di Stato è stato posto sotto sequestro.
Unanime il cordoglio delle istituzioni. Ci sarà lutto cittadino nel giorno dei funerali. Ma i sindacati denunciano: “C’è un problema di sicurezza che ormai avvolge da troppo tempo i luoghi della cultura”. Sul punto la Fp Cgil insiste: “Sono problemi derivanti dai mancati investimenti, dai tagli ai bilanci che hanno inciso sulle spese di manutenzione ordinaria, e dalla insostenibile leggerezza con la quale si bypassano le misure di sicurezza, in nome delle politiche di valorizzazione”. “Taglio dopo taglio – osserva a sua volta Sì Toscana a Sinistra con Tommaso Fattori e Paolo Sarti – purtroppo non è un caso che la fuga di gas sia avvenuta all’interno di un luogo di cultura e conoscenza”.

* Fonte: Riccardo Chiari, IL MANIFESTO

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