Bombe israeliane sui bambini di Gaza. Quasi 40 uccisi da marzo, Olp: «Indaghi l’Aja»

Ieri i funerali dei tre minori uccisi domenica nella Striscia dall’esercito israeliano. Le famiglie: «Stavano solo giocando»

Chiara Cruciati * • 30/10/2018 • Bambini & Giovani, Diritti umani & Discriminazioni, Guerre, Armi & Terrorismi • 362 Viste

Palestina/Israele. La leadership palestinese chiede un’inchiesta per crimini di guerra ma il mondo resta in silenzio

Nel 2009 Israele gli aveva preso un figlio e una figlia, con l’offensiva Piombo Fuso. Ora gli ha tolto anche Abed: «Hanno ucciso mio figlio», ripete Abdul Aziz Abu Daher mentre la folla prende sulle spalle le tre piccole bare e si avvia ai funerali a Deir al-Balah, nel centro di Gaza. Khaled, Abed e Mohammed avevano 13 anni: sono stati uccisi domenica da un raid aereo israeliano.

Per l’esercito, «apparentemente stavamo posizionando un ordigno lungo la barriera di divisione». Secondo le famiglie, no, stavano giocando a dare la caccia agli uccelli sui terreni agricoli a est.

In ogni caso, Tel Aviv non ci ha pensato due volte a bombardare tre bambini che «apparentemente» sabotavano una rete. E che si trovavano a chilometri di distanza da civili israeliani o abitazioni.«Questo dimostra quanto brutale sia l’esercito israeliano, non ha moralità, nessun esercito dovrebbe uccidere dei bambini», ripete Abdul. Con le altre due famiglie, gli Abu Said e gli al-Satri, insiste: in mano avevano solo ganci per cacciare gli uccelli. Erano amici, lo facevamo spesso.

«Non hanno visto con i binocoli che erano solo bambini?», si dispera la madre di Mohammed. Figlio unico, aveva iniziato a fare pratica da meccanico per aiutare la famiglia, come le tante di Gaza soffocate da undici anni di assedio e dalla disoccupazione. L’agenzia stampa Wafa aggiunge un altro elemento: «L’esercito ha aperto il fuoco sull’ambulanza che tentava di soccorrerli».

Mentre la Striscia ieri piangeva i tre bambini, gli ennesimi a cadere sotto il fuoco israeliano (quasi 40 i minori uccisi dal 30 marzo, dall’inizio della Marcia del Ritorno), a Beit Lahiya si contava un’altra vittima: Mohamed Abed la-Hai, 27 anni, residente nel campo profughi di Shati, è stato ucciso dai cecchini israeliani durante una protesta. La rabbia è diffusa, ovunque: ieri l’Olp ha chiesto alla Corte penale internazionale di aprire un’inchiesta sulla strage e al mondo «di rompere il silenzio sui crimini incessanti commessi dall’esercito di occupazione».

Ma a parte il tweet di condoglianze dell’inviato Onu in Medio Oriente Mladenov, a rimbombare è il silenzio. Un silenzio che permette ai falchi del governo di ultradestra di Netanyahu di insistere con l’identica narrativa: «Non c’è modo di raggiungere un accordo con Hamas, bisogna dargli il colpo più duro che possiamo», ha detto ieri il ministro della Difesa Lieberman in riferimento alla tregua che sabato il partito della Jihad Islami aveva dato per raggiunta. Un cessate il fuoco solo tra Israele e la Jihad che, dice il portavoce Daoud Shehab, è stato il frutto della mediazione egiziana.

Non è solo Lieberman a non esserne contento: ieri un gruppo di civili israeliani ha bloccato i camion diretti al valico di Kerem Shalom tra Gaza e Israele per impedire l’ingresso di cibo .

* Fonte: Chiara Cruciati, IL MANIFESTO

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