Don Massimo Biancalani: “Chi si oppone finisce come Lucano”

Intervista. Anche il progetto di integrazione nella parrocchia pistoiese di Vicofaro è sotto accusa. “La linea politica è chiara, da anni. Chi si avvicina con prospettive umanitarie all’immigrazione viene contrastato

Riccardo Chiari * • 9/10/2018 • Immigrati & Rifugiati • 300 Viste

Il sindaco di Riace ha reagito disobbedendo ad un sistema punitivo e marginalizzante. Ha cercato di non lasciare la gente in mezzo alla strada. Anch’io farei carte false per i miei ragazzi”

Per don Massimo Biancalani l’arresto di Mimmo Lucano è stato uno choc relativo. Dalla parrocchia pistoiese di Vicofaro, dove sta facendo un “digiuno per la giustizia” contro l’ordinanza comunale che ha vietato l’utilizzo dei locali dove sono stati ospitati un’ottantina di migranti, don Biancalani osserva: “La linea politica è chiara, da anni. Chi si avvicina con prospettive umanitarie all’immigrazione, un fenomeno epocale e di portata mondiale, viene contrastato. E’ da tempo che in Italia, e in Europa, si sta agendo in dispregio dei trattati internazionali, con una logica solo emergenziale”.

Insomma non si meraviglia dell’arresto del sindaco di Riace.

“Lui si è mosso in una prospettiva opposta. Qual è stato il suo peccato? Quello di reagire, e disobbedire, ad un sistema punitivo e marginalizzante. Ha cercato di non lasciare la gente in mezzo alla strada. Anch’io farei carte false per dare una speranza a questi ragazzi”.

Anche andando contro la legge, come si sostiene abbia fatto Mimmo Lucano?

“Contro la legge? Più contro la legge della Bossi-Fini non c’è niente. Siamo alla negazione della Costituzione. La Bossi-Fini non dà chance, introducendo il reato di clandestinità. E’ stata l’architrave di questo disastro”.

I sostenitori dell’ ‘Italia agli italiani’ ribattono che siamo stati invasi. Che non siamo sicuri. Che gli immigrati puzzano, Che ci rubano il lavoro, e anche le donne…

“Dei miei ragazzi, più della metà se ne sono andati in Francia, in Germania, ovunque fosse possibile trovare un lavoro. Vogliamo capirlo o no che i migranti non sono turisti ma vanno dove c’è il lavoro? Quelli che sono rimasti qui lo hanno fatto perché l’economia dell’area di Firenze, Prato e appunto Pistoia è florida. Finisce che vanno a lavorare nel pronto moda, o nella pelletteria, e d’estate nei campi. Io li vedo partire al mattino e tornare a notte, costretti a lavorare al nero, o con contratti ridicoli, per il padroncino di turno, italiano o cinese che sia. L’economia è trainata anche da loro, che lavorano 10, 12 ore al giorno per fare jeans che poi trovi in vendita a 20 euro. E ne sei tutto contento”.

Ora il ministro Salvini dice che è finita la pacchia, che il ‘decreto sicurezza’ metterà la cose a posto.

“Mi chiedo come abbia fatto il presidente della Repubblica a firmarlo. Cancellare il permesso umanitario è un fatto grave. Così l’immigrazione diventa un sotto-argomento del tema della sicurezza, quando invece necessiterebbe di una adeguata visione politica. Perché non è uno scherzo trovarsi 150mila persone che arrivano con i barconi, in fuga da guerre, miseria, carestie, e violenze di ogni genere. Ma appunto per quello sarebbe necessaria una politica degna di questo nome. Invece l’Italia non ce l’ha: lo stesso governo sa che respingerli e rimpatriarli è problematico, e anche molto costoso. Avere un progetto politico non vuol dire dare i soldi alle fazioni libiche per creare campi di concentramento. Eppure il ministro italiano Minniti, con l’appoggio dell’Europa, lo ha fatto. Con una visione disumana, analoga a quella odierna del blocco dei porti, e della caccia alle navi delle ong che raccolgono i naufraghi”.

Una disumanità che finisci poi col trovare anche qui a Pistoia. A Vicofaro, dove 190 abitanti della zona, peraltro assai popolosa, firmano una petizione contro di lei. Mentre il Comune le chiude i locali della parrocchia.

“Abbiamo già fatto ricorso al Tar, e intanto lavoriamo per adeguare la cucina e il resto dei locali. Intanto però i migranti che ospitiamo, quando vanno in questura per rinnovare i documenti, si sentono rispondere che non possono indicare come loro domicilio il centro di accoglienza di Vicofaro. II rischio è che quelle persone finiscano in strada. Quanto alla petizione, so solo quello che si dice in giro, è stata inviata solo a sindaco, prefetto e vescovo. Questo vuol dire non cercare nemmeno il confronto. Comunque questi non sanno il lavoro che stiamo facendo, qui non c’è degrado, non c’è disagio. I ragazzi sono bravi. Caso mai il problema è che, nella mentalità generale, l’immigrato deve essere uno straccione. Insomma non dovevo portarli in piscina. E’ nato tutto da lì”.

* Fonte: Riccardo Chiari, IL MANIFESTO

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