Il piano per i centri per l’impiego, cuore del «workfare» all’italiana di Di Maio

un sistema di sorveglianza e attivazione che vincola un beneficio all’esecuzione del lavoro gratuito e della formazione obbligatoria dei poveri assoluti

Roberto Ciccarelli * • 17/10/2018 • Lavoro, economia & finanza, Welfare & Politiche sociali • 445 Viste

Work for Welfare=Workfare. Dopo un incontro con le regioni il governo ha precisato la cornice del sussidio di povertà detto «di cittadinanza»: un sistema di sorveglianza e attivazione che vincola un beneficio all’esecuzione del lavoro gratuito e della formazione obbligatoria dei poveri assoluti. In un seminario alla facoltà di economia di Roma Tre Pasquale Tridico, consulente del ministro Di Maio, ha esposto alcune misure che potrebbero confluire nella riforma

Il progetto di riforma dei centri per l’impiego – giudicato «prioritario» per il varo del sussidio di povertà detto impropriamente «reddito di cittadinanza» – è stato annunciato ieri dal ministro del lavoro Luigi Di Maio e dal sottosegretario al lavoro Claudio Cominardi al termine del confronto con le regioni al ministero dello sviluppo a Roma. «In pochi mesi colmeremo un ritardo di quasi mezzo secolo» ha affermato quest’ultimo alludendo alla previsione secondo la quale la riforma sarà realizzata entro il primo trimestre del 2019.

LE RISORSE STANZIATE sono pari a un miliardo di euro da finanziare con «una riduzione delle spese militari», contenuti nei 6,7 miliardi destinati al «reddito» e le «pensioni di cittadinanza». Dovrebbero essere assorbiti il «reddito di inclusione» (2,5 miliardi), Naspi (1,5) «Garanzia Giovani (1,7). Nel triennio si stima un costo di 19,8 miliardi. La conferenza delle regioni, attraverso la coordinatrice Cristina Grieco, si è detta soddisfatta per il riconoscimento dei centri per l’impiego e ha chiesto il raddoppiamento del personale (7.934 persone); l’assunzione dei già previsti 1.600 e chiarezza sulla ripartizione delle risorse previste. La richiesta riguarda una «tempistica adeguata e realistica». Perplessità che contrastano con il volontarismo e il positivismo tecno-digitali che traspaiono dagli annunci del governo.

IL GOVERNO VARERÀ un «piano di sviluppo» dei centri per l’impiego finanziato anche con i 500 milioni di tagli alla difesa. Sarà il cuore di un sistema neoliberale di work for welfare (workfare) – lavorare per avere un beneficio – per 3,6 milioni di «poveri assoluti» italiani e stranieri residenti da almeno 5 anni (non più 10). Saranno obbligati a 8 ore di lavoro gratuito, a formarsi in cambio di un sussidio risultato della differenza tra 780 euro e il reddito Isee (più alto dell’attuale «ReI»: 9 mila euro); parametrato sui membri del nucleo familiare. Previsto il rafforzamento del personale dei centri; la creazione di un «logo» e una logistica comune alle 552 sedi principali e secondarie; annunciato un «bando per la creatività» per la realizzazione del «layout», il finanziamento della connessione internet tra i centri e un data base unico tra le strutture che si occupano di lavoro.

PER AVERE UN’IDEA più concreta della riforma ieri siamo andati alla facoltà di economia di Roma Tre dove il consulente di Di Maio Pasquale Tridico ha illustrato, a titolo personale ha precisato, le misure del «piano di sviluppo» annunciato nelle stesse ore dal governo. Era presente, tra gli altri, Nunzia Catalfo (M5S), presidente della commissione lavoro del Senato. Per un budget di 375 milioni di euro (300 milioni per le assunzioni; 50 milioni per la formazione del personale; 25 milioni per le tecnologie) potrebbero essere previste almeno 20 mila assunzioni (costo medio per operatore: 30 mila euro lordi). Tridico ha ipotizzato l’assunzione di mille psicologi, 2 mila assistenti sociali, un ingegnere informatico per ogni centro per l’impiego, bandi regionali per assumere altro personale. Il salario del personale potrebbe essere vincolato ai risultati del centro dell’impiego. Si è parlato di un’intesa tra Stato e regioni sugli standard minimi, mentre l’agenzia nazionale per le politiche attive (Anpal), creata dal Jobs Act, avrà il compito di «monitorare» i risultati della loro collaborazione. Prevista l’apertura di nuovi centri per l’impiego in spazi in disuso di proprietà del ministero dell’economia, della difesa o dei trasporti.

CONFERMATA l’intenzione di vincolare «tre mesi» del sussidio all’impresa che assume, non diversamente da quanto già accaduto con gli sgravi del Jobs Act, segnando la definitiva trasformazione capitalistica del «reddito di cittadinanza» da diritto fondamentale della persona a un’incentivo per l’impresa. Si è parlato di una «banca ore e formazione» alla quale l’impresa può registrarsi e ottenere in cambio un «bonus» composto da un voucher pari a 100 ore. Si immagina infine una «riduzione dell’orario di lavoro» per favorire l’integrazione del lavoratore assunto nell’organizzazione dell’impresa in cambio di sgravi.

IN UN RINNOVATO SCENARIO di concertazione Tridico ha presentato i centri per l’impiego come «palazzi dei lavoratori e delle imprese», centrati sul «sistema informatico unico» (Siu) frutto dell’unificazione di banche dati. Nel sistema potrebbe confluire il lavoro dell’«Osservatorio sulle politiche in materia di Blockchain» nato dalla cooperazione tra il Cnel e Roma Tre.

IN QUESTA CORNICE dovrebbe essere inserita la collaborazione annunciata da Di Maio con Mimmo Parisi, fondatore del «National Strategic Planning and Analysis Research Center», creatore di un sistema di «On-demand work» – il «Mississippi Works» – adottato dal governatore del Mississippi Phil Bryant per fare incontrare la domanda e l’offerta di lavoro in uno degli Stati americani con il costo del lavoro e il tasso di partecipazione al mercato del lavoro più basso negli Usa. Alla digitalizzazione del lavoratore, che sarà titolare di un «fascicolo digitale» – un curriculum consultabile online dalle aziende collaborerà il Commissario per l’agenda digitale Piacentini, già manager Amazon, che ha esposto le linee dell’implementazione della «carta d’identità elettronica».

È A QUESTO SISTEMA che probabilmente si è riferito Di Maio che ha parlato di un «software unico» che permetterà «di conoscere ogni giorno chi percepirà il reddito, come si sta formando, comportando e se ne ha diritto o meno». Questa sorveglianza digitale valuterà i comportamenti giudicati illegali contro i quali sono state annunciate pene fino a «sei anni di carcere».

* Fonte: Roberto Ciccarelli, IL MANIFESTO

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