L’Italia antirazzista è scesa in piazza contro il decreto Salvini

«Con i migranti per fermare la barbarie» è lo slogan delle decine di manifestazioni che si sono svolte ieri in altrettante città

Adriana Pollice * • 28/10/2018 • Diritti umani & Discriminazioni, Immigrati & Rifugiati, Movimenti • 367 Viste

«Con i migranti per fermare la barbarie» è lo slogan delle decine di manifestazioni che si sono svolte ieri in altrettante città, da Treviso a Reggio Calabria passando per Ravenna e Massa Carrara, contro il decreto Salvini su migranti e sicurezza: un dispositivo che di fatto smantella il modello Sprar e, in particolare, il modello Riace ideato dal sindaco (ora sospeso) Mimmo Lucano, ledendo di fatto il diritto all’asilo.

A Torino la manifestazione si è svoltasi in piazza Castello: «Siamo qui per non girare la testa di fronte alle leggi discriminatorie che sta portando avanti il governo. Le migrazioni sono un fenomeno storico inevitabile che bisogna saper governare e non usare come arma contro chi non ha diritti, passandoli per privilegi», hanno rivendicato gli organizzatori nell’ambito della Campagna Resistenzasilo – Diritti, non privilegi. E ancora: «Ci opponiamo all’idea di società dove gli italiani debbano venire prima a scapito degli ultimi e dei più marginali. Non è così che si risolvono i problemi d’Italia, che hanno a che fare con l’evasione fiscale, la malavita, la mancanza di politiche serie sul lavoro».

Il consiglio comunale di Torino lunedì scorso ha approvato un ordine del giorno che invita la giunta a chiedere al ministero dell’Interno e al governo di «sospendere fino alla conclusione dell’iter parlamentare» gli effetti dell’applicazione del dl Salvini per aprire un confronto con Torino e con le altre città, in modo da valutare le ricadute del provvedimento in termini economici, sociali e di sicurezza dei territori. Ieri alla manifestazione di Bologna è stato annunciato che una iniziativa simile verrà presa dal comune emiliano, sperando che altre amministrazioni facciano lo stesso. Bologna ha un sistema Sprar da 1.350 persone, il più vasto d’Italia, su cui è stato investito molto, così la mobilitazione con assemblee spontanee è già partita da settimane.

Scendendo al Sud, circa trecento persone hanno attraversato le vie di Cosenza: «Bisogna mantenere lo Sprar – ha spiegato Talip Heval, rappresentante della comunità curda -, non si può sopprimere un sistema basato sull’integrazione reale che consente di farci conoscere».

Molto partecipata, nel pomeriggio, la fiaccolata organizzata a Taranto. Un migliaio hanno protestato a Lecce, dove i migranti hanno preso la parola per svelare l’ipocrisia della fortezza Europa: «Venite in Africa, portate le vostre politiche neocoloniali e quando siamo noi a venire nel vostro continente, obbligati da guerre, povertà e crisi, ci rimandare indietro perché non siamo entrati legalmente. E come si fa a entrare legalmente?», hanno gridato. «Va eliminata l’equazione posta dal governo tra immigrazione e insicurezza sociale. L’integrazione è l’unica via per debellare il caporalato e lo sfruttamento», hanno spiegato gli organizzatori. La manifestazione è stata preceduta da incontri a cui hanno partecipato anche gli amministratori locali di tutta la provincia. Il vicesindaco di Castrignano De’ Greci ha spiegato: «Il multiculturalismo è nelle nostre corde, le migrazioni sono alla base della nostra civiltà».

A Catanzaro il governatore della Toscana Enrico Rossi, don Massimo Biancalani (il parroco di Vicofaro che ha allestito nella sua chiesa un centro di accoglienza, messo sotto indagine dalla polizia) e il presidente calabrese Gerardo Mario Oliverio hanno incontrato Mimmo Lucano. «Invito lui e Oliviero in Toscana, a Vicofaro, per proseguire insieme il percorso», l’offerta di Rossi. E Lucano: «Mi auguro che oggi (ieri ndr) si possa segnare una svolta almeno come messaggio politico con queste due regioni, Calabria e Toscana, che in maniera spontanea possano aprire un orizzonte nuovo verso una civiltà dei rapporti umani».

* Fonte: Adriana Pollice, IL MANIFESTO

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