Lo spread non molla, salasso per le banche e sulle borse effetto Wall Street.

Quello che preoccupa investitori e risparmiatori è che quota 300 tende a stabilizzarsi o a oscillare solo verso l’alto

Bruno Perini * • 12/10/2018 • Europa, Lavoro, economia & finanza • 189 Viste

«Se si tiene conto del fatto che la grande speculazione non è ancora entrata – commenta un broker milanese – la situazione è preoccupante»

Mister spread non molla. Anzi, sembra voler prendere la brutta abitudine di non schiodarsi da quota 300. Una cronicità che ancora una volta ha trascinato con sé la Borsa con effetti massacranti sui bilanci e sui titoli delle banche. Ieri lo spread ha chiuso in salita a 305 punti base con un rendimento decennale al 3,58% dopo aver toccato quota 310 e oltre in previsione di altri collocamenti di titoli di Stato. Quello che preoccupa investitori e risparmiatori è che quota 300 tende a stabilizzarsi o a oscillare solo verso l’alto. «Se si tiene conto del fatto che la grande speculazione non è ancora entrata – commenta un broker milanese – la situazione è preoccupante».

Piazza Affari ha chiuso l’ennesima seduta in negativo con il Ftse Mib che ha ceduto l’1,84% a 19.356 punti, in linea con gli altri listini europei che hanno risentito dell’andamento negativo di Wall Street. Anche ieri l’andamento del differenziale è stato influenzato dai collocamenti dei Btp. Dopo aver toccato 310 in mattinata, con un rendimento che arretrava al 3,56%, il mercato ha tirato un sospiro di sollievo dopo il collocamento integrale – sia pure con tassi in forte rialzo – di 6,5 miliardi di Btp. Ormai il Tesoro si dovrà rassegnare a sborsare molti più quattrini di interesse se vuole che le aste per acquisire prestiti vadano a buon fine.
Anche oltre Atlantico seguono il caso italiano. Il segretario al Tesoro Usa Mnuchin associa la Brexit all’Italia. Al Financial Times ha detto: «Abbiamo un desiderio significativo di essere aggiornati ed essere certi che non ci siano effetti contagio, a prescindere che a innescarli sia l’Italia o la Brexit».

Carlo Cottarelli, invece, per una volta non urla al disastro e sostiene che «uno spread a questo livello si tiene. Prima che ci sia una ripetizione di ciò che successe nel 2011-2012 deve esserci qualcos’altro», come «un rallentamento della crescita in Europa che mandi l’Italia in recessione». Ma ricorda che secondo i calcoli del suo Osservatorio «con lo spread a 300 l’aumento della spesa per interessi rispetto a quanto previsto dal Def precedente è di 6 miliardi».
Cifra pesantissima. Altrettanto pesanti sono le ricadute sul sistema bancario. In uno studio commissionato dal Sole 24 ore a Giovanni Razzoli, analista di Equita Sim, emerge un quadro inquietante: il crollo delle capitalizzazioni di Borsa e le perdite in bilancio degli istituti bancari equivarrebbero a uno spread di 771 punti.

Per comprendere come sia possibile toccare cifre così alte – spiega l’analista – è necessario fare un bilancio di come si sono mossi i titoli bancari: dal 17 maggio, giorno in cui si sono avute le prime notizie del programma Lega-M5S, la capitalizzazione del sistema bancario è crollata del 31,2%. In sostanza le banche hanno perso 36 miliardi. Intesa-Sanpaolo e Unicredit hanno perso rispettivamente 17 e 11 miliardi di capital market. Se ciò si somma all’aumento dello spread il quadro è devastante e il timore più grande è che le banche rendano più difficili i finanziamenti alle imprese.

* Fonte: Bruno Perini, IL MANIFESTO

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