Per Mimmo Lucano revoca degli arresti, ma beffa del divieto di dimora a Riace

Il sindaco di Riace ascoltato dai giudici del Riesame, che in serata dispongono la nuova misura. «Ora andremo avanti da soli»

Silvio Messinetti * • 17/10/2018 • Immigrati & Rifugiati • 628 Viste

REGGIO CALABRIA. Alle 21.40 arriva la notizia che tutti aspettavano a Piazza Italia. Mimmo Lucano è libero. Il giudice del Riesame ha accolto l’istanza di scarcerazione. Resta sospeso dalla carica di sindaco e gli viene comminato il divieto di dimora.

Finisce così una lunga giornata iniziata alle 9 con l’udienza presso il tribunale del Riesame.“Ridatemi la libertà” erano state le sue prime parola a caldo alle 12.30 all’uscita dall’aula. Il sindaco di Riace resta indagato del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e fraudolento affidamento dei servizi della raccolta differenziata. Nonché di una serie di altri illeciti tra cui malversazione, truffa, associazione per delinquere. Reati per cui il gip non aveva emesso l’ordinanza di custodia domiciliare.

All’uscita dal palazzo di giustizia Lucano. Aveva ribadito ciò che aveva già anticipato nell’intervista di ieri a questo giornale. Dopo essersi consultato con i tecnici, con gli amici e con il suo entourage si è convinto di una cosa. “Usciamo dal progetto Sprar e torniamo alla Riace delle origini: autogestione, crowdfunding e autosufficienza. Perchè Riace rappresenta un’idea che va contro la civiltà della barbarie. Anche senza contributi pubblici siamo in grado di andare avanti lo stesso, da soli, perché negli anni abbiamo costruito dei supporti all’integrazione che oggi fanno la differenza. Faremo un’accoglienza spontanea così com’era cominciata, senza soldi pubblici. Il nostro è un atto politico”.

Poi era ritornato ad attaccare il Viminale concentrando i suoi strali contro il prefetto Mario Morcone, già capo dipartimento Immigrazione. “Morcone si ricordi quando nel 2008 voleva mandare a Riace 400 persone. Gli ho risposto che era impossibile perchè Riace Superiore ha 500 abitanti. Ma una soluzione la trovammo ugualmente. Abbiamo riunito alcuni comuni e siamo riusciti a trovare disponibilità per 300 posti. Era il 26 agosto quando ci hanno chiamato e il 27, dopo meno di 24 ore, sono arrivati i pullman. In una situazione del genere ora lui viene a farmi la morale sui giornali, mi dice che gli affidamenti diretti non dovevo farli e dovevo essere più accorto nella rendicontazione. Davvero grottesco. Comunque allo stato attuale quei numeri non ci sono più e tutte le 180 persone che vivono ora a Riace potranno tutte restare e per tutti si troverà una soluzione. A meno che – si lascia scappare- mi vogliano eliminare definitivamente”. Poi era salito in macchina e per tornare a casa in attesa di buone notizie. Che sono arrivate

A sera mentre piazza Italia, a due passi dalla prefettura, si svuotava. Alle 17 si erano radunanati i movimenti. Avrebbero voluto farlo nella stessa area del Ce.dir. “Ma la Questura di Reggio ha vietato lo svolgimento di qualsiasi manifestazione nell’area e nel circondario” racconta al manifesto Giuseppe Tiano del coordinamento antirazzista calabrese- “ci hanno detto che è una disposizione risalente al giugno scorso, ma in ogni caso è una disposizione antidemocratica in linea con le iniziative repressive portate avanti da Minniti e da Salvini. Il nostro voleva essere un presidio silenzioso e solidale per manifestare la nostra vicinanza a Lucano, ma la notizia che il ministero dell’Interno ha disposto la chiusura dei progetti Sprar di Riace aveva bisogno di risposte altre rispetto al silenzio. Eccoci qui, dunque, a rompere la coltre di rassegnazione. con scelte consapevoli e coerenti in nome dell’antifascismo e dell’antirazzismo. Bisogna dare continuità all’esperienza di Riace. E il progetto alternativo, prospettato da Lucano ci trova concordi. Dalla Calabria deve nascere un laboratorio di autorganizzazione meticcia”.

L’arcipelago delle sigle è vasto: Cgil, Usb, Potere al Popolo, Rifondazione, Arci, Recosol, “Reggio non tace”, le associazioni e le reti di solidarietà per Riace. Sono 600 da tutta la Calabria. Delegazioni da Cosenza, Crotone, Catanzaro ma anche, al di là dello Stretto, da Messina e Palermo. “Perchè Mimmo Lucano è un obiettore di coscienza e noi obiettiamo insieme a lui”. Ora che è libero potranno da domani festeggiare insieme a lui. Riace è viva e resiste.

* Fonte: Silvio Messinetti, IL MANIFESTO

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