Puglia. La resa incondizionata dei 5 Stelle alla Tap. Oggi ultimo atto

Verso l’ok al gasdotto. Attesa per oggi la decisione del ministero dell’Ambiente. Il sindaco di Melendugno prova a giocarsi l’ultima carta chiedendo la convocazione urgente di un tavolo tecnico

Gianmario Leone * • 17/10/2018 • Ambiente, Territorio e Beni comuni • 534 Viste

Una resa incondizionata su tutta la linea. La parola fine verrà scritta dal ministero dell’Ambiente oggi, al più tardi domani. Dopo la vicenda Ilva, il M5S cade anche sulla Tap, il gasdotto che approderà sulle coste del Salento dopo aver attraversato Azerbaijan, Grecia e Albania. E lo fa nella stessa identica maniera con cui ha alzato bandiera bianca sull’Ilva. Cercando inutilmente appigli di legge che non esistono e non sono mai esistiti. Addossando tutta la responsabilità sui governi precedenti, rei di aver rilasciato autorizzazioni e firmato contratti blindati, affermando che è impossibile fermare l’opera in quanto ciò provocherebbe penali multimiliardarie.

Il tutto dopo aver promesso in campagna elettorale, come ha fatto Alessandro Di Battista, che l’opera sarebbe stata fermata in appena 15 giorni una volta al governo, e aver incassato un successo elettorale senza precedenti non solo nel Salento, ma in tutta la Puglia grazie alle promesse su Ilva e Tap. Con oltre il 45% dei voti e la conquista di tutti e 24 i collegi uninominali. Soltanto a Melendugno, comune salentino dove approderà il gasdotto, i 5S hanno raggiunto il 65%.
Oggi, però, il Movimento 5 Stelle è chiamato a fare i conti con la realtà. Che parla di cittadini arrabbiati, delusi, traditi da quello che pensavano fossero il movimento del cambiamento. Messo alle corde dall’alleato Matteo Salvini, che ora vuole la Tap dopo aver cambiato idea nel giro di un anno, tanto che nel contratto di governo non viene menzionata. Favorevole al gasdotto era ed è il ministro dell’Economia Giovanni Tria e, sotto sotto, anche se non lo potrà mai ammettere pubblicamente, il premier pugliese Giuseppe Conte.

Restano, dunque, poche ore. Gli uffici tecnici del ministero dell’Ambiente stanno riesaminando tutti i documenti, per verificare se sono state rispettate da Tap tutte le prescrizioni ambientali. Il controllo, effettuato già quest’estate, non fece emergere irregolarità. Lunedì sera, quando il sindaco di Melendugno Marco Potì e i parlamentari pugliesi e consiglieri regionali del M5S sono stati ricevuti a Palazzo Chigi da Conte e dai ministri per il Mezzogiorno, Barbara Lezzi, e dell’Ambiente, Sergio Costa, entrambi pentastellati, il massimo che si è ottenuto è stata la promessa di un supplemento di istruttoria. Nulla di più. «Abbiamo le mani legate – ha spiegato Lezzi – dal costo troppo alto che dovremmo far pagare al Paese, che per senso di responsabilità non possiamo permetterci».

Parole che non sono piaciute al sindaco di Melendugno e al comitato No Tap. Il primo cittadino ha provato a giocarsi un’ultima carta, chiedendo al ministro Costa la convocazione urgente di un tavolo tecnico pubblico alla presenza di esperti, tecnici del Comune, Arpa Puglia, Regione, ministero e stampa. Per mettere in luce «le violazioni di legge che Tap ha perpetrato con l’obiettivo di realizzare il gasdotto e l’eccesso di potere da parte del ministero in sede di non assoggettabilità dell’opera a Via».
Da Melendugno stanno arrivando i documenti chiesti dal ministero dell’Ambiente: quelli sulla mancata rappresentazione del reale stato delle praterie di Posidonia e Cymodocea, habitat protetto dall’Ue; le delibere di giunta che richiedono l’istituzione del Sic (Sito d’interesse comunitario); l’ordine del giorno del Consiglio regionale con le mappature fatte da Arpa a San Foca. Tutta documentazione già a conoscenza della Procura di Lecce. «Non è sufficiente cercare di calcolare i costi di abbandono del progetto con una visione ragionieristica. Serve una visione più politica con la P maiuscola, la voglia di difendere i diritti dei cittadini più degli interessi di una multinazionale» ha detto il sindaco.

Durissimo il comitato No Tap: «La battaglia continua e pure la richiesta di dimissioni in blocco degli eletti del Movimento 5 Stelle in caso ricomincino i lavori di Tap», ha detto Gianluca Maggiore, portavoce del movimento. «E’ chiaro – afferma – che si sta giocando. I ministeri non hanno i documenti, non sanno nulla».

* Fonte: Gianmario Leone, IL MANIFESTO

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