Riace resiste. Mimmo Lucano: «Da qui non ce ne andremo»

Lucano, intanto, sta meditando, con le associazioni che lo sostengono, un Modello Riace senza Sprar

Francesco Cirillo * • 16/10/2018 • Immigrati & Rifugiati • 503 Viste

La Comune di Riace. Lucano, intanto, sta meditando, con le associazioni che lo sostengono, un Modello Riace senza Sprar mettendo in moto, nel paese, la Trattoria Donna Rosa, le botteghe artigianali e soprattutto la solidarietà che gli arriva da tutto il mondo. Da agosto ad oggi la colletta internazionale ha raggiunto la cifra di 300mila euro, segno evidente di come la gente creda in questo modello

RIACE. Riace resiste e resisterà, non sarà facile per Salvini sgomberare il paese dagli immigrati. Le regole dello Sprar, che Salvini dovrebbe conoscere, non impongono alcun trasferimento forzato: per questo il Viminale ha dovuto correggere il tiro: i trasferimenti saranno su base volontaria.

RESTA PERÒ INVARIATO il blocco dei fondi al Comune con l’intento di scoraggiare chi intende restare. Lucano, intanto, sta meditando, con le associazioni che lo sostengono, un Modello Riace senza Sprar mettendo in moto, nel paese, la Trattoria Donna Rosa, le botteghe artigianali e soprattutto la solidarietà che gli arriva da tutto il mondo. Da agosto ad oggi la colletta internazionale ha raggiunto la cifra di 300mila euro, segno evidente di come la gente creda in questo modello. I bambini continuano a giocare fra le strade di Riace, anche con la pioggia i genitori non riescono a trattenerli nelle case. Sono una sessantina i bambini di Riace figli di profughi. Frequentano al meglio le scuole, vengono accuditi da un pediatra che ogni settimana si reca a Riace nell’ambulatorio medico, frequentano tutti e tutte le scuole elementari.

PURTROPPO DUE STRUTTURE di Riace sono state chiuse per motivi burocratici. La scuola elementare è stata chiusa dal Provveditorato – che non ha voluto sentire ragioni sulla sua importanza nel tessuto urbano riacese – ed è stata accorpata a quella di Riace Marina, mentre l’Asilo multietnico è stato chiuso per questioni burocratiche legate alla cattiva gestione del progetto europeo, da parte del Comune capofila che è quello di Caulonia.

L’ASILO MULTIETNICO era il fiore all’occhiello di Riace, una conquista di Lucano e del paese, con aule all’avanguardia; ha funzionato benissimo per diversi anni, per 29 bambini sia riacesi che immigrati e dava lavoro a 14 persone di Riace. La cattiva gestione legata chissà a quali ingerenze esterne ha fatto sì che il progetto dell’asilo non venisse approvato, così come altri dei paesi vicini e ben 600 mila euro sono tornati indietro nelle casse dell’ Europa.

Diversi bambini sono nati a Riace, altri provengono dalla Libia, sono arrivati abbracciati alle loro madri, terrorizzati, mentre attraversavano su barconi il mediterraneo. Hanno vissuto il terrore del mare aperto, della fame, delle urla degli scafisti. Hanno sentito tremare le proprie madri che li stringevano forte, poi le hanno sentite urlare dalla felicità appena avvistata la terra ferma. Hanno baciato la sabbia di Badolato, di Caulonia di Riace. A Riace questi bambini hanno trovato la loro casa, dimenticando tutto quello che avevano passato. Nel Villaggio Globale, nella piazzetta davanti la Trattoria di Donna Rosa, diventata centro della resistenza di Mimmo Lucano, i bambini hanno giocato un’estate intera.

HANNO GIOCATO nelle piscine gonfiabili portate da Padre Alex Zanotelli, hanno giocato inseguendosi e facendo gruppo fra di loro, baciandosi quando cadevano, abbracciandosi quando le mamme li sgridavano. Fevo, Ramos, David, Philip, Esmeralda, Jonathan, Omar, Anderson,Eman, provenienti dal Ghana, dall’Etiopia, dalla Libia, dal Mali, dalla Nigeria, non sanno che non potranno più stare assieme e giocare in quel borgo e andare a scuola assieme e giocare nella piazzetta del Villaggio globale.

NON SANNO QUESTI BAMBINI che è arrivata una nota di 21 pagine, al Comune di Riace, inviata dal ministero degli interni, Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione nella quale si afferma che tutti i profughi nel progetto Sprar devono andarsene da Riace ed essere destinati ad altri luoghi che non conoscono.

Così Riace chiude e torna ad essere un paese abbandonato. I bambini non sanno che le proprie mamme non potranno più lavorare nei laboratori aperti nel paese. Quello degli aquiloni, dei ricami, della ceramica, della falegnameria. Questo atto appare come una vendetta contro il sindaco che ha osato addentrarsi nei meandri della solidarietà e che proprio oggi dovrà risponderne davanti il tribunale del riesame di Reggio Calabria. Una voce comunque gira fra i migranti di Riace, ed è quella che nessuno si sposterà da lì. Se vorranno cacciarli dovranno farlo con la forza, se ne avranno il coraggio davanti al mondo intero.

* Fonte: Francesco Cirillo, IL MANIFESTO

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