Sul decreto sicurezza vince ancora la Lega, il M5S verso la resa

Salvini attacca: «Hanno presentato 81 emendamenti, come fossero all’opposizione». Di Maio replica: «Non è colpa mia, incontriamoci per trovare l’accordo politico»

Andrea Fabozzi * • 20/10/2018 • Criminalità, controllo & sicurezza, Immigrati & Rifugiati, Politica & Istituzioni, Povertà & Esclusione sociale • 257 Viste

E alla fine il ministro Fraccaro spiazza i “dissidenti”: «Si votano solo le proposte condivise con la Lega»

A parole sembra un altro scontro durissimo. «I 5 Stelle sul decreto sicurezza hanno presentato 81 emendamenti, come se fossero all’opposizione. È mai possibile? Non è così che si lavora e si governa fra alleati», dice Salvini in diretta facebook. Risponde dopo un po’ Di Maio con lo stesso mezzo: «Se i miei parlamentari presentano degli emendamenti e non c’è ancora un accordo politico non è colpa dei 5 Stelle, non è colpa mia se io e Salvini non ci siamo potuti confrontare sui nodi da sciogliere. Lui sta in campagna elettorale in Trentino, è legittimo, ma io sto qui».

Come al solito sono dichiarazioni senza mediazione giornalistica, e così nessuno può ricordare a Salvini che 81 emendamenti a un provvedimento di 40 articoli che vanno dal diritto di asilo ai vigili del fuoco alle spese delle pubblica amministrazione non sono un’enormità. O che il suo stesso ministero sta continuando a emendare il testo. Così come non si può far notare a Di Maio che mettere nella stessa frase una difesa dell’autonomia dei parlamentari e poi un invito a Salvini a risolvere la questione a quattr’occhi suona male. Nel pomeriggio di ieri, in ogni caso, il decreto sicurezza contribuiva ad appesantire il clima tra alleati. E i grillini non volevano alleggerirlo, tanto che il ministro per i rapporti con il parlamento Fraccaro rispondeva a Salvini che «se ci sono 81 emendamenti vuol dire che ci sono 81 buone idee per modificare il decreto». E il sottosegretario all’interno Sibilia aggiungeva che «molti emendamenti sono di buon senso e mi auguro che molti vengano approvati. La Lega, contando anche quelli che vengono dal ministero, ne ha presentati più di noi».

Del resto il decreto sicurezza arriva è arrivato in senato con la raccomandazione di Mattarella di rispettare «gli obblighi costituzionali e internazionali». E durante le audizioni sono venute fuori tutte le illogicità e illegittimità del testo, criticato tanto dal Garante nazionale dei detenuti quanto dall’Associazione nazionale dei sindaci, tanto dal presidente del Consiglio italiano per i rifugiati quanto da Emergency, tanto dal Tavolo asilo nazionale quanto dall’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione. Su un aspetto, quella della possibile revoca della cittadinanza, anche il servizio studi del senato ha evidenziato i rischi di incostituzionalità.
Alcuni di questi rilievi sono finiti anche negli emendamenti dei 5 Stelle, al senato non sono pochi i grillini ad aver criticato pubblicamente la linea anti immigrati di Salvini, da Paola Nugnes a Gregorio De falco, da Virginia La Mura e Elena Fattori.
«Questo provvedimento non sarebbe mai dovuto arrivare così in parlamento – dichiara all’agenzia AdnKronos la senatrice Nugnes – così come Di Maio non vuole che arrivi a noi il decreto condono fiscale». Tra le altre cose «il decreto sicurezza disincentiva l’accoglienza diffusa degli Sprar, un modello che stava cominciando a funzionare in Italia, e investe invece nei Cas, dormitori realizzati con soldi del ministero», aggiunge Nugnes – parlamentare vicina al presidente della camera Fico che proprio ieri ha di nuovo polemizzato con Salvini.

In serata però, quando mancano poche ore al vertice tra Salvini Di Maio e Conte che questa mattina, prima del Consiglio dei ministri, metterà una toppa sullo scontro degli ultimi due giorni, si notano i segni di un dietrofront da parte del vertice a 5 Stelle. Al Di Maio il decreto sicurezza interessa assai meno che il decreto fiscale. È tocca ancora al ministro Fraccaro fare un annuncio, stavolta che «con la Lega stiamo lavorando in sintonia e saranno approvati solo gli emendamenti condivisi». Messaggio distensivo importante, perché sulla carta il gruppo dei 5 Stelle – ammesso che, nel suo complesso, lo volesse – avrebbe la possibilità di far passare emendamenti al testo, votando con il Pd anche avendo contro tutto il vecchio centrodestra. Naturalmente non andrà così. Anche se resta da vedere con quante defezioni tra i grillini. Nel passaggio iniziale sulle pregiudiziali di incostituzionalità, martedì scorso, Nugnes, Fattori, La Mura e De Falco hanno scelto di non partecipare al voto.

* Fonte: Andrea Fabozzi, IL MANIFESTO

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