A Torino manifesta il partito trasversale della TAV

Manifestazione pro tav. Manifestazione senza bandiere ma egemonizzata da Forza Italia e Lega. Il Pd timido e semi invisibile

Maurizio Pagliassotti * • 11/11/2018 • Ambiente, Territorio e Beni comuni • 523 Viste

TORINO. Trentamila manifestanti in piazza Castello, in nome del Treno ad alta Velocità che dovrebbe «togliere dall’isolamento Torino e il Piemonte».

UN MURO DI FOLLA apparentemente senza una guida, ma in realtà egemonizzata dalla corrente cittadina di Forza Italia, che con l’ex sottosegretario ai trasporti Mino Giachino, ultimo governo Berlusconi, impone la sua forza con un comizio che monopolizzava gli interventi dal palco. A fine manifestazione sarà la Lega a provare a mettere un proprio sigillo.

Tutto il resto è accessorio: il Partito Democratico timido e semi invisibile, le quattro donne della società civile che intervengono con toni pacatissimi, una folla di uomini e donne comuni che contestano senza alzare la voce, con toni strettamente sabaudi. La piazza si riempie fino al massimo della sua capienza, un enorme grumo di folla che deborda in via Roma e rimane immobile e attenta ad ascoltare discorsi che inneggiano a Cavour, Marchionne e Pinifarina, a cui viene anche tributato un vigoroso applauso. Qualche bandiera dell’Europa Unita, una monarchica, molti cartelli inneggianti all’orgoglio Sìtav, e un finale chiaramente in linea con i tempi che corrono: patriottico con inno di Mameli ripetuto tre volte. Moltissimi sono giunti mobilitati dopo le intemerate dei consiglieri comunali del M5s, che hanno avuto la brillante idea di deridere la piazza uno o due giorni prima della manifestazione.

L’ORGOGLIO PRO TAV ha molte anime, che sfruttano il collante del super treno per sfogare frustrazioni vecchie e nuove, in un moto di piazza straordinariamente simile ad un vaffaday: con altri toni, ovviamente. Al centro della contestazione, sopra ogni altra cosa, l’amministrazione comunale che «ha detto no alle Olimpiadi». La catastrofica gestione della candidatura, fatta annusare ai torinesi dalla sindaca Chiara Appendino contro la volontà della sua maggioranza, tutti giunti a un passo dal crollo della prima giunta pentastellata di Torino, ha innescato un immaginario che si è riversato come un torrente in piena nella piazza di ieri.

IN POCHI SAPEVANO ieri che per andare a Parigi ad alta velocità è sufficiente recarsi alla stazione di Porta Susa e fare il biglietto per il Tgv: ma tutti sapevano che «Chiara Appendino non ha voluto anche le Olimpiadi».

Dopo le Olimpiadi «regalate a Milano» la piazza manifestava contro il degrado, per l’Europa, per la cultura, o ovviamente per il Tav. Un unicum che ha l’obbiettivo di defenestrare il M5s dal palazzo del Comune.

Il M5s si scopriva così chiuso nell’angolo, come un pugile suonato dai pugni in attesa diun gong che possa dargli un attimo di pausa. Assediata fisicamente, la sindaca Chiara Appendino scriveva un commento in cui sostiene di aver percepito «energie positive dalla piazza», e invitava a un incontro i rappresentanti della manifestazione. I quali, solo per dare l’idea del clima di fiducia che si respira a Torino, rispondevano ancora che non sapevano se accettare l’invito, e che preferirebbero parlare direttamente al Presidente della Repubblica. Acqua sulle fiamme anche dalla capogruppo Valentina Sganga, che però chiamava in causa con toni ultimativi direttamente il governo: «L’analisi costi benefici, che a questo punto il governo deve produrre in tempi molto celeri, darà le necessarie risposte a tutti coloro che manifestano a favore o contro l’opera». Fate in fretta quindi, che qui siamo sulla linea del fuoco.

ANALISI COSTI BENEFICI che ormai assomiglia sempre più al responso che Douglas Adams fornì ne La guida universale degli autostoppisti, romanzo fanta umoristico, alla domanda fondamentale sulla vita e tutto quanto: quarantadue. Un numero che avrà quindi il compito di sollevare il M5s dalla contrapposizione con la piazza e con le 33 sigle associative rappresentanti dell’intero sistema economico torinese che vogliono il tunnel di base della Torino – Lione. Tra le richieste al governo anche quella di «ammettere ai lavori della Struttura tecnica di missione del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti incaricata di effettuare l’analisi costi-benefici delle grandi opere, nelle sessioni che riguardano la nuova linea Torino Lione, un rappresentante del nostro territorio espressione delle forze economiche e sociali».

MA LA STORIA della Torino – Lione non è finita ieri. Già in passato la città aveva ospitato, nella stessa piazza, manifestazioni di portata simili da parte del movimento Notav. Senza dimenticare quelle in val Susa, numericamente ancora più massicce, del novembre 2005 o ottobre 2010: probabilmente di portata doppia. Ieri, dopo la manifestazione, il movimento Notav firmava un documento in cui dà l’appuntamento all’8 dicembre a Torino, anniversario della liberazione di Venaus nel dicembre 2005, quando oltre trentamila entrarono dentro il cantiere installato dopo il violento sgombero dei manifestati avvenuto qualche giorno prima.

INFINE, SALVINI che ha tentato di cavalcare la piazza torinese dopo aver preso coscienza della portata numerica della manifestazione, nonché della sua composizione, sotterra le speranze Notav del suo alleato di governo, il M5s. Il ministro ieri sera dichiarava: «Io sono sempre convinto che un’opera cominciata è sempre meglio finirla. Però nel contratto c’è l’analisi e aspettiamo i risultati». Anche lui quindi aspetta il responso scientifico per prendere una decisione. La Lega di Torino ieri era in piazza senza bandiere, e con i suoi rappresentanti usava toni decisamente più perentori, in linea con quanto sostenuto da sempre dal capogruppo leghista in consiglio comunale, Fabrizio Ricca, nonché del capogruppo alla Camera Riccardo Molinari. Il quale da tempo sostiene che «fare l’analisi costi benefici va bene ma l’opera si deve fare».

* Fonte: Maurizio Pagliassotti, IL MANIFESTO

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