Capitalismo digitale. Città in vendita per Amazon, due miliardi di dollari pubblici per Bezos

Dopo 14 mesi di gara sfrenata tra 240 città statunitensi Amazon ha presentato i grandi progetti per la creazione di due nuovi quartieri generali a New York e Arlington in Virginia

Roberto Ciccarelli * • 14/11/2018 • Lavoro, economia & finanza nel mondo • 155 Viste

La megazienda fondata da Jeff Bezos riceverà 2 miliardi di incentivi fiscali e in cambio ha concordato la creazione di 50 mila posti di lavoro. Gli investimenti saranno di cinque miliardi. Ma promuovere l’economia digitale locale significa solo offrire enormi sussidi ad aziende della Silicon Valley che fanno leva sulla loro enorme forza simbolica per coltivare la soggezione nell’opinione pubblica?

La creazione dei due nuovi quartier generali di Amazon a Long Island City nel Queens a New York e nella zona intorno a Crystal City ad Arlington in Virginia, nell’area metropolitana di Washington, è stato il frutto di una delle più grandi operazioni politiche e finanziarie realizzate negli Stati Uniti. Dopo 14 mesi di una gara frenetica, il gigante tecnologico e della logistica fondato dal multimiliardario Jeff Bezos è riuscito a tirare il prezzo di un’asta che ha pochi precedenti e ha confermato due realtà di fatto: l’incredibile potenza simbolica e finanziaria di cui è capace il capitalismo delle piattaforme; il futuro del lavoro esiste e può produrre decine di migliaia di posti di lavoro sovvenzionati dal pubblico.   .

Da settembre 2017 sono state 240 le città ad avere presentato offerte, usato stratagemmi di marketing e hanno partecipato al gioco al rialzo che ha mobilitato enormi capitali e svenato i fondi statali con miliardi di incentivi fiscali in cambio della promessa di posti di lavoro e di corsi di formazione.

Il giro d’affari è impressionante. Amazon investirà 5 miliardi di dollari e sostiene che produrrà 50 mila nuovi posti di lavoro. In cambio otterrà fino a 2 miliardi di dollari incentivi fiscali pubblici. Almeno 1,2 miliardi di dollari arriveranno dal programma Excelsior dello stato di New York sotto forma di credito d’imposta. E’ stato calcolato come percentuale degli stipendi che Amazon pensa pagare agli impiegati nel prossimo decennio: il costo medio sarà di 48 mila dollari a testa da moltiplicare per 25 mila posti di lavoro a Long Island City con uno stipendio medio di oltre 150 mila dollari. Al finanziamento si è aggiunta una concessione dell’Empire State Development di 325 milioni di dollari basato sul metraggio quadrato delle costruzioni occupate nei prossimi dieci anni.

In cambio Amazon ha promesso un incubatore di start-up tecnologiche, una nuova scuola, investimenti in infrastrutture e spazi verdi. Cinque milioni di dollari andranno a programmi di formazione e tirocinio nelle Queensbridge Houses, un progetto di sviluppo di edilizia popolare tra i più grandi nel paese. In Virginia, l’azienda arriverà a incassare fino a 550 milioni di dollari in incentivi in contanti dallo stato. In questo macroscopico allargamento – due quartieri generali, al posto di uno – Amazon svilupperà anche un sito con cinquemila posti di lavoro a Nashville.

Si pensa che l’impatto sulla città di New York, come sull’economia della Virginia e di Nashville, sarà enorme. La Grande Mela, con il sindaco Bill de Blasio e il governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo – entrambi democratici – rafforzerà la sua identità di una grande metropoli interconnessa e iper-capitalizzata, condizioni necessarie per attrarre capitali multimiliardari sul mercato globale. Quanto alla Virginia, uno stato che dipende dai contratti governativi, questa è un’occasione per costruire un indotto molto influente capace di attirare forza lavoro qualificata e tecnologica.

“I newyorkesi – sostiene De Blasio – otterranno decine di migliaia di nuovi lavori ben pagati, e Amazon otterrà i migliori talenti in tutto il mondo. Sfrutteremo questa opportunità per aprire una buona carriera nel campo della tecnologia a migliaia di persone in cerca di un punto d’appoggio nella nuova economia, comprese quelle dei City College e delle case popolari. La Città e lo Stato stanno lavorando a stretto contatto per assicurarsi che l’espansione di Amazon sia pianificata in modo intelligente, e per assicurare che questo quartiere in rapida crescita abbia i trasporti, le scuole e le infrastrutture di cui ha bisogno”.

“La Virginia – ha detto il governatore Ralph Northam – ha messo insieme una proposta che riteniamo rappresenti un nuovo modello di sviluppo economico per il XXI secolo, e sono entusiasta di dire che il nostro approccio innovativo abbia avuto successo. La nostra proposta consiste in investimenti nelle nostre infrastrutture educative e di trasporto che rafforzeranno le caratteristiche che rendono la Virginia così attraente: una forza lavoro forte e di talento, un clima imprenditoriale stabile e competitivo, e un sistema di istruzione superiore di livello mondiale”.

“Il Tennessee è un luogo ideale per fare affari, e noi continuiamo ad attrarre un’ampia varietà di aziende globali che forniscono posti di lavoro di alta qualità per i nostri residenti” ha commentato il governatore Bill Haslam.

Gli enormi capitali accumulati per la costruzione della sede dell’azienda saranno investiti anche per pagare varianti urbanistiche, la costruzione di nuovi quartieri, dando vita a operazioni immobiliari che gli amministratori locali assicurano sotto controllo, oltre che occupazione a partire dal settore dell’edilizia. Al di là dei toni comprensibilmente soddisfatti, ispirati a un certo tono da venditori, il modello economico è sempre lo stesso: grandi opere, assistenzialismo fiscale alle multinazionali, trasformazione delle città sul modello business e “smartificazione” dei quartieri sulla base delle esigenze di un ceto medio affluente e ben pagato.

L’attesa di questo esito è stata lunga e sfiancante e alla fine ha prodotto tensioni e antipatie soprattutto tra i residenti preoccupati dell’ondata di aumento degli affitti, la carenza degli alloggi prodotta dall’afflusso della nuova forza lavoro, la creazione di nuove diseguaglianze tra chi avrà un reddito molto alto e chi continuerà ad averne uno basso, pur gravitando occasionalmente negli indotti di lavori precari generati dalla presenza del colosso in città.

Il problema politico è: perché regalare miliardi di dollari in incentivi a una delle aziende più potenti al mondo, gestita dall’uomo più ricco del mondo, in cambio di benefici che riguarderanno una pur cospicua parte di forza lavoro, ma anche nuovi processi di gentrificazione delle città e dei territori? La gara di Amazon ha rafforzato la gerarchia finanziaria e le sperequazioni tra città e Stati che possono e non possono accedere agli stessi capitali per finanziare il proprio sviluppo. Questa è la geografia economica alla base della scissione politica e sociale emersa nel voto a Trump nel 2016 e nelle elezioni Midterm nel 2018.

Amazon è una delle aziende più sovvenzionate grazie agli sconti fiscali (1,4 miliardi di dollari) di cui godono i venditori di terze parti che utilizzano la sua piattaforma e risparmiano sull’imposta sulle vendite. In questo modo ottengono un vantaggio sui concorrenti della vendita tradizionale. In più gode di un’impressionante quota di sussidi pubblici di cui è destinataria in tutti gli stati americani. Nella gara per il suo quartiere generale numero 2 (e 3) il Maryland, ad esempio, ha offerto 5,6 miliardi di dollari di incentivi; il New Jersey 7 miliardi di dollari. Chicago, lo stato dell’Illinois e la contea del Cook hanno unito le forze per offrire almeno 2 miliardi di dollari di incentivi per vincere il progetto. L’Illinois versa già 83 milioni di dollari a Amazon.

“Il progetto HQ2 di Amazon può passare alla storia come monumento all’arroganza high-tech e al favoritismo fiscale – ha dichiarato Greg LeRoy, direttore esecutivo di Good Jobs First, una fondazione che ha condotto un monitoraggio sulla gara di Amazon – Oppure può inaugurare una nuova norma di sviluppo economico che sia inclusiva e responsabile. Tocca ai 20 governi e a Amazon. Coglieranno questa fantastica opportunità?”.

Amazon non è sola. Tutte le aziende della Silicon Valley ricevono lo stesso generoso trattamento da parte delle autorità pubbliche convinte che la loro presenza nei loro territori porterà occupazione e prosperità. E tutte le città desiderano avere un concentrato del loro enorme potere sul loro territorio. La costruzione di una sede Foxconn, il produttore taiwanese di iPhone di Apple, potrebbe saccheggiare le casse del Wisconsin per più di 4.8 miliardi di dollari. La fabbrica di batterie Tesla ha ricevuto 1,3 miliardi di dollari dal Nevada, 214 milioni di dollari dall’Iowa per il centro dati Apple. Quest’ultima struttura di cloud computing avrà solo 50 posti di lavoro permanenti, quindi il costo dell’investimento per posto di lavoro supera i 4,2 milioni di dollari per ciascuno. L’accordo Foxconn non raggiungerà il pareggio per i contribuenti per 25 anni – un orizzonte temporale estremamente rischioso, data la probabilità che le nuove tecnologie supereranno ben presto quelle prodotte in questo stabilimento. L’affare Tesla è 14 volte più costoso di qualsiasi cosa il Nevada abbia realizzato prima di oggi.

Usare gli incentivi della “vecchia economia” per le imprese della “nuova economia” può essere controproducente. I contribuenti corrono gravi rischi perché alcune aziende tecnologiche sono diventate molto aggressive nel chiedere grandi agevolazioni fiscali. Ma queste aziende con nomi famosi sono irresistibili per i politici che vogliono essere attivi nel mondo del lavoro e dimostrare che fanno qualcosa per i loro elettori. Non importa a quale costo per le loro tasche.

Qualcuno si è anche opposto a Amazon, dopo avere considerato questi rischi. San Jose e San Antonio in California hanno pubblicamente rifiutato di bruciare milioni di dollari nello stomaco del gigante. Alcuni funzionari delle venti città incluse nella shortlist hanno ammesso in privato di non avere le risorse per fare atterrare il quartier generale dell’azienda sul proprio territorio.

Amazon ha fatto valere il suo potere, ha valutato le offerte e, come un giudice, ha emesso la sua sentenza interessata. L’ambiziosa operazione è quella di spostare, e integrare, l’asse della sua piattaforma dalla West Coast alla East Coast. Diversamente da altre aziende come Facebook, ad esempio, Amazon è anche – e soprattutto – un’azienda della logistica. La copertura del territorio nazionale con gli hub e i magazzini, oltre che con i centri di elaborazione, gli uffici è fondamentale per proseguire una strategia unica che intreccia la creazione di infrastrutture materiali con quelle immateriali.

L’effetto scenico è stato assicurato. In cambio dei miliardi dei contribuenti, Amazon ha tenuto con il fiato sospeso un’intera nazione. E, come in un talent-show, ha premiato i migliori, a suo insindacabile giudizio. Perché il pubblico vota quello che decide Jeff Bezos.

* Fonte: Roberto Ciccarelli, IL MANIFESTO

photo: Steve Jurvetson [CC BY 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)], via Wikimedia Commons

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