G20 in Argentina. Contra Cumbre: «Il vero contro vertice è il loro»

Ex leader di governo, attivisti e accademici al Forum mondiale del pensiero critico. In città clima sempre più poliziesco in vista del summit del 30 novembre

Dacil Lanza ° • 18/11/2018 • Lavoro, economia & finanza nel mondo • 443 Viste

BUENOS AIRES. L’Argentina è il luogo in cui Hugo Chávez si oppose a George W. Bush e ai suoi tentativi di far nascere l’Alca, l’Area di libero commercio per le Americhe, con un discorso diventato celebre per la frase pronunciata dall’ex presidente venezuelano: «Alca, Alca, Al-carajo», che in sostanza mandò «a quel paese» il piano nordamericano.

Era il 2005. L’occasione, il IV Vertice delle Americhe tenutosi a Mar del Plata, città della costa argentina nella quale i leader della regione si riunirono per discutere, e di fatto respingere, i termini del libero commercio sostenuto dagli Usa, dando inizio a un’alleanza politico-economica alternativa tra i governi progressisti del continente, l’Alba (Alleanza bolivariana per le Americhe).

OGGI LO SCENARIO È UN ALTRO. A pochi giorni dall’essere la sede del G20, il Paese vive un’epoca di politiche apertamente neoliberiste, con tagli alla spesa pubblica e sempre maggiore concentrazione della ricchezza. A Buenos Aires, il vertice sarà preceduto da un contro-vertice, oltre che da una decina di atti e mobilitazioni ufficiali, tra cui la «Settimana di azione globale contro il G20», che inizierà il 25 novembre e terminerà l’1 dicembre – nella quale si svolgeranno attività tanto in Argentina quanto nel resto del mondo -, il «Vertice dei Popoli» nella piazza di fronte al Parlamento, il 29 novembre, e la manifestazione di massa principale, ovvero la marcia prevista per venerdì 30.

«Benvenuti all’inferno» è stato il motto sotto il quale migliaia di manifestanti provenienti da diversi paesi si sono mobilitati ad Amburgo, un anno fa, per resistere alle politiche promosse dal G20. I precedenti sono molti e la paura del governo argentino delle turbolenze sociali è grande.

Il Congresso nazionale, su proposta del presidente Mauricio Macri, ha così proclamato festivo il lunedì 30 novembre – giorno dell’incontro tra i venti capi di stato e di governo – nel tentativo di far diminuire l’afflusso di persone sulle strade, invitando al riposo in un fine settimana che sarà, così, più lungo del solito.

«RACCOMANDIAMO ai porteños (gli abitanti della capitale, ndr) di lascare la città», ha detto la ministra della Sicurezza, Patricia Bullrich. Da parte sua, il governo britannico ha messo in allerta l’Argentina circa possibili attacchi «terroristici» che potrebbero avere luogo nella settimana del vertice. Infine, pochi giorni fa, a seguito di un messaggio anonimo ricevuto dalla Delegazione delle associazioni israelite argentine (Daia) la polizia in uin blitz ha arrestato Axel Abraham Salomón e Kevin Abraham Salomón, fratelli di origine libanese, sospettati di avere relazioni con Hezbollah. Poco dopo, è stato arrestato anche il cugino dei due, con la stessa accusa.

EPISODI COME QUESTI sono il termometro di un clima di profonda crisi sociale e di crescente protagonismo delle forze dell’ordine. Due aspetti che verranno discussi dal 19 al 23 novembre nel «Primo Forum Mondiale del Pensiero Critico», già ribattezzato Contra Cumbre (controvertice).

Così, una settimana prima dell’arrivo delle delegazioni dei paesi membri del G20, il Consiglio latinoamericano di scienze sociali (Clacso) – un’istituzione internazionale non-governativa che riunisce 654 centri di investigazione nel campo delle scienze sociali in 51 paesi – ha convocato ex leader di governo, figure sociali di rilievo e referenti accademici di tutto il mondo.

DAL BRASILE arriverà la delegazione più nutrita, con l’ex presidentessa Dilma Rousseff, i candidati presidente e vice del Partito dei lavoratori alle ultime elezioni, Fernando Haddad e Manuela D’Avila, Guilherme Boulos leader del Psol (Partito socialismo e libertà), di cui faceva parte Marielle Franco, consigliera comunale di Rio assassinata lo scorso 14 marzo. Saranno presenti anche il vicepresidente boliviano Álvaro García Linera, gli ex presidenti di Colombia e Argentina, Ernesto Samper e Cristina Fernández de Kirchner, e l’accademico spagnolo co-fondatore di Podemos, Juan Carlos Monedero.

Non ci sarà invece il segretario di Podemos, Pablo Iglesias, che si è ispirato in parte alle esperienze politiche argentine nate dopo la crisi del 2001: rimarrà in Spagna per le elezioni politiche del 2 dicembre in Andalusia. Altro assente illustre, anche l’ex presidente dell’Uruguay José “Pepe” Mujica non potrà esserci, ma «per ordine dei medici» .

NONOSTANTE LE DEFEZIONI dell’ultimo momento il Forum potrà comunque contare su esponenti di primo piano, con oltre settemila relazioni e mille tavoli di discussione articolati nel corso della settimana. Pablo Gentili, segretario esecutivo uscente di Clacso, ha le idee chiare in merito al ruolo del Forum: «Non ci proponiamo come contro-vertice, crediamo che loro [del G20] lo siano».

* Fonte: Dacil Lanza, IL MANIFESTO

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