La piega autoritaria dei paesi che mettono sotto accusa le Ong

La procura di Catania – una città martoriata dai rifiuti e dall’illegalità – si scaglia contro le Ong e attacca pesantemente, con accuse gravissime, Medici Senza Frontiere che ha salvato 2.100 persone dall’inizio dell’anno in corso. Una Ong insignita del Nansen Refugee Award dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unire, stimata in tutto il mondo, con progetti [&hellip

*** • 24/11/2018 • Immigrati & Rifugiati • 373 Viste

La procura di Catania – una città martoriata dai rifiuti e dall’illegalità – si scaglia contro le Ong e attacca pesantemente, con accuse gravissime, Medici Senza Frontiere che ha salvato 2.100 persone dall’inizio dell’anno in corso. Una Ong insignita del Nansen Refugee Award dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unire, stimata in tutto il mondo, con progetti umanitari in 70 paesi, con medici volontari nelle aree di guerra dove scappano tutte le agenzie internazionali blasonate. Una iniziativa grave, giocata sempre con il pretesto-strumento della legalità.

Ogni attacco giudiziario si traduce in attacco mediatico, instilla dubbi nella nell’opinione pubblica e tra gli stessi sostenitori delle Ong: ogni attacco della magistratura si traduce in una netta riduzione delle donazioni. E siccome, a partire da MSF, la stragrande maggioranza delle Ong che operano per salvare vite umane, nel mare o nelle zone di guerra, vive di contributi essenzialmente privati, questi attacchi producono una drastica riduzione delle loro risorse finanziarie e, quindi, della possibilità di operare, di salvare vite umane.

Purtroppo, non si tratta di un caso isolato. In tutto il mondo da molti anni è iniziato un attacco sistematico alle Organizzazioni non governative che si occupano di diritti umani, che producono informazione indipendente, che non sono controllabili dal potere politico. Nei regimi dittatoriali è la norma. Se ne possono citare una infinità di casi. Ma ciò che preoccupa è che anche nelle cosiddette democrazie liberali si sta andando verso questa direzione. Anzi, la repressione delle Ong è il primo segnale dell’involuzione di un sistema politico. L’abbiamo visto in Eritrea, quando il leader marxista-maoista Afeworky andando al potere nel 1992, dopo i primi anni di apertura alle organizzazioni umanitarie, cominciò verso la fine degli anni ’90 ad espellere progressivamente tutte le Ong mentre faceva spazio alle imprese multinazionali. Non diversamente accade in Turchia, dove si sta verificando un processo simile, già consolidato e sperimentato con successo nella Russia di Putin.

Rispettiamo l’autonomia della magistratura, ma non possiamo tacere di fronte ai risvolti politici gravi e disumani che assumono certe iniziative, prese, peraltro, in aree del Paese dove una criminalità pervasiva ed endemica dovrebbe rendere prezioso il tempo di lavoro dei magistrati. Non possiamo tacere di fronte al fatto, inaccettabile, secondo cui, in nome di una presunta legalità, i migranti dovrebbero affogare nel Mediterraneo o morire nei lager libici.

Ci permettiamo di segnalare a tutte le istituzioni democratiche, alle associazioni private come l’Anpi, a tutte le organizzazioni che difendono la Costituzione, ma anche alle forze politiche, gli effetti devastanti che la criminalizzazione delle Ong ha sulla possibilità di salvare vite umane. Non possiamo restare in silenzio. Chi soccorrerà i disperati mentre il governo della Repubblica chiude i porti?

Tonino Perna, Piero Bevilacqua, Salvatore Settis,Tomaso Montanari, Battista Sangineto, Enzo Scandurra, Enzo Paolini, Laura Marchetti, Giancarlo Consonni,Ignazio Masulli, Giorgio Nebbia, Vittorio Boarini, Roberto Budini Gattai, Francesco Santopolo, Franco Blandi, Piero Di Siena, Cristina Lavinio, Simonetta del Bianco, Massimo Baldacci, Alessando Bianchi, Franco Trane,Piero Caprari,Luisa Marchini, Graziella Tonon, Franco Novelli, Armando Vitale, Alfonso Gambardella, Virginia Ginevra Rossano Pazzagli, Mario Fiorentini, Franco Toscani, Maria Pia Guermandi, Anna Angelucci, Giuseppe Aragno, Lucinia Speciale, Francesco Pardi, Rossella Latempa, Giuseppe Saponaro.

* Fonte: IL MANIFESTO

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