Mediterranea diventa grande, nasce la flotta solidale europea

Mediterranea diventa grande, nasce la flotta solidale europea

«Abbiamo deciso di agire uniti per fronteggiare le nuove difficoltà e dimostrare che è possibile resistere all’onda nera che avanza». Oim: 2mila morti e 104mila sbarchi nel 2018, la metà in Spagna dopo il blocco italiano

Quattro navi e due aerei sono entrati in azione nelle acque internazionali tra Italia e Libia. Partecipano a una missione umanitaria indipendente battezzata «United for Med». Le imbarcazioni delle Ong Proactiva Open Arms e Sea Watch si sono unite al rimorchiatore Mar Jonio e al veliero Alex della missione Mediterranea.

Sono coadiuvate da due velivoli che pattuglieranno il mare dall’alto. I dettagli sono stati presentati ieri in una conferenza stampa. «Volevano far calare il silenzio su ciò che accade in quelle acque – dice Alessandro Metz, armatore della Mar Jonio – Invece adesso si ritrovano una flotta solidale europea. Abbiamo deciso di agire uniti per fronteggiare le nuove difficoltà e dimostrare che è possibile resistere all’onda nera che avanza. Tra l’Europa di Maastricht e quella di Visegrad c’è un’altra possibilità».

Per Mediterranea si tratta della terza missione di monitoraggio e denuncia. La prima era partita dal porto di Augusta il 4 ottobre scorso suscitando molta attenzione. Era la prima volta che un’imbarcazione battente bandiera italiana si impegnava in una simile operazione. Nel primo mese e mezzo di attività il progetto ha denunciato ritardi nei soccorsi, silenzi delle guardie costiere e migranti «catturati» dai libici.

L’ultimo caso è quello del cargo Nivin, che ha soccorso 94 persone ma le ha riportate a Misurata. Lì i militari sono intervenuti armi in pugno sgomberando i migranti che si rifiutavano di scendere nel paese da cui erano fuggiti. «Il centro di coordinamento per il soccorso marittimo italiano comunicava con la Nivin per conto della guardia costiera libica – spiega Alessandra Sciurba, attivista di Mediterranea – Donne, uomini e bambini sono stati riportati nell’inferno dei centri di detenzione, il mondo è rimasto in silenzio».

Dall’inizio della missione, Mediterranea non si è limitata all’azione in mare, raccogliendo grande solidarietà a terra. «Oltre 100 iniziative di dibattito sono state organizzate in tutta Italia, da sud a nord. Vi hanno preso parte migliaia di persone – racconta Ada Talarico, altra attivista del progetto – 2.232 sostenitori hanno donato somme grandi e piccole nel crowdfunding, permettendo di raggiungere la metà dell’obiettivo finale».

È intervenuto in collegamento dal mare Riccardo Gatti, comandante dell’Astral e capomissione di Open Arms: «Nel 2016 eravamo 9 ong con 12 imbarcazioni. Il lavoro funzionava perché era coordinato con la guardia costiera. Adesso le navi sono solo 3 e i problemi più grandi. Nonostante la criminalizzazione della solidarietà, non sono riusciti a fermarci. Nel Mediterraneo servono occhi indipendenti che denuncino quel che accade, continuando a dire che la Libia non è un luogo sicuro».

A parlare sono i numeri pubblicati ieri dall’Oim: Da gennaio al 21 novembre 104.506 migranti sono sbarcati in Europa, la metà in Spagna vista la chiusura pressoché totale della rotta libica. 2.075 i morti: 631 sulla rotta spagnola, 1.277 su quella italiana e 167 sulla greca.

In coda gli attivisti rispondono alle domande sugli scenari di un eventuale salvataggio. «Opereremo nell’ambito della legislazione vigente – afferma Metz – Esistono regole internazionali che valgono per tutti, compreso il governo italiano».

* Fonte: Giansandro Merli, IL MANIFESTO



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