Non una Di Meno, sabato grande mobilitazione contro il ddl Pillon

Per dire no al disegno di legge del senatore leghista, sabato in più di 100 piazze con Non Una Di Meno e i centri antiviolenza della rete Di.Re. Prima tappa verso il 24 novembre

Alessandra Pigliaru * • 8/11/2018 • Libertà & Nuovi diritti, Welfare & Politiche sociali • 156 Viste

Sarà una grande mobilitazione quella che sabato 10 novembre porterà in più di cento piazze italiane chi intende dire no al Disegno di legge Pillon. Ci sarà Non Una Di Meno che a Roma (piazza Madonna di Loreto, ore 11), come in altri territori, farà parte della marea a cui ci ha abituate e abituati in questi anni di movimento. E con Nudm, accanto e insieme inestricabilmente come in tutto il percorso di progetto politico che ha dato il via alla prima grande manifestazione contro la violenza maschile alle donne due anni fa, i centri antiviolenza, spina dorsale inaggirabile e sul camp: Di.Re., per la precisione, rete presente in maniera capillare in tutto il territorio italiano.

SE DAL PIEMONTE alla Sicilia scenderanno in piazza migliaia di donne e uomini – trasversali alle generazioni (più di 100mila le firme già raccolte dalla petizione su Change.org) – tra movimenti, organizzazioni, sindacati (puntuale è arrivata anche l’adesione della Cgil per la stessa data) – è perché in questi mesi largo e radicale è stato il dissenso verso il testo del senatore leghista membro promotore del gruppo parlamentare Vita Famiglia e Libertà.

NUMEROSE sono le ragioni che conducono a ribadire la dissennatezza del disegno di legge, una tra tutte – semplice e sintetica – è che, essendo approvato, andrebbe a ledere la libertà delle donne, delle bambine e dei bambini, minori questi ultimi anch’essi danneggiati pesantemente in caso di separazione dei genitori. Queste le ricadute più immediate che fanno capo a una rappresentazione generale irreale che propone una idea di famiglia che – grazie al cielo, verrebbe da aggiungere – non esiste più. Perché le famiglie così come le coppie si possono disfare e si possono inventare nuove vite nella autodeterminazione e del rispetto di leggi ragionevoli, in particolare nell’interesse dei minori coinvolti. Molte sono le parti politiche che hanno detto no, perché questo disegno di legge è qualcosa di gravemente retrogrado, involuto e foriero di pratiche violente e coercitive, pur tuttavia Simone Pillon non ha ceduto, convinto come è della assoluta bontà di quanto pensato. Brutale, grossolano e asfittico al pari del mondo delle idee che ne abita le elucubrazioni, dinanzi al pericolo che il ddl venga approvato ci vuole proprio una bella ventata di aria fresca a spazzare via una simile indecenza legislativa e politica. Al pacchetto intero giustamente ci si rivolterà, e a quella strategia sottesa che prevede il nascondimento della violenza maschile contro le donne.

NON UNA DI MENO, «con la forza globale delle donne e delle soggettività Lgbtqi+» come recita il comunicato stampa che chiama alla mobilitazione, insieme a Di.Re., saranno insieme per questa prima tappa verso la grande manifestazione nazionale contro la violenza maschile e di genere del 24 novembre a Roma. Classista, oltre che razzista, patriarcale e sessista, il ddl è stato in questi mesi setacciato e analizzato dalle avvocate della rete antiviolenza e da molte altre figure autorevoli che si sono espresse nei termini della incostituzionalità e violazione di diverse convenzioni (di Istanbul, Cedaw, di New York).

DAL LUNGO DOCUMENTO – scaricabile dal sito di Di.Re. – si evince che le violazioni sono totali, da quelle dei diritti civili a quelle dei minori e più in generale dei diritti umani, favorendo in questo ultimo caso l’utilizzo dei figli per mantenere le donne sotto controllo. Figlie e figli sono infatti contemplati alla stregua di «pacchi destinati di volta in volta a una casa diversa» – come chiosa Elisa Ercoli, presidente di Differenza donna – considerandoli «cose» (e infatti in quanto tali non è previsto si esprimano mai per indicare una propria preferenza o scelta); la bigenitorialità è applicata rigidamente, introducendo «un meccanismo falsamente paritario», commenta Tania Latella, presidente Centro donna Lisa di Roma; la mediazione famigliare obbligatoria è pure a pagamento; aleggia l’immondizia simbolica della cosiddetta «alienazione parentale» soprattutto intorno alla violenza maschile che dovrebbe essere «comprovata» – ponendo di fatto le donne sotto costante minaccia. «Separarsi non è mai facile. Ma farlo con le nuove regole che vorrebbe imporre il Ddl Pillon rischia di essere un dramma soprattutto se – come molto spesso accade – il motivo della separazione è proprio la violenza maschile». Ad affermarlo Lella Palladino, presidente di D.i.Re. Insomma, come ricorda lo slogan di Nudm, «decidiamo noi sulle nostre vite, sui nostri desideri e sui nostri affetti». Se credono, questi soldati di un patriarcato ormai vitale come uno zombi, di farci indietreggiare anche solo di un millimetro sulle libertà acquisite, la risposta decisa sarà nella piazza che diventerà il nostro paese questo sabato.

* Fonte: Alessandra Pigliaru, IL MANIFESTO

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