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Anche i sindacati protestano: «Lega e 5S vessano i pensionati, in piazza contro l’ipocrisia»

Legge di bilancio. Il caso del blocco della rivalutazione delle pensioni: Spi Cgil, Fnp Cisl, Uilp Uil: sottratti 2,5 miliardi

Roberto Ciccarelli * • 22/12/2018 • Lavoro, economia & finanza • 398 Viste

Secondo un calcolo della Uil i pensionati rischiano di perdere 167 euro al mese per tutta la vita. Annunciata una mobilitazione davanti alle prefetture di tutto il paese

Pensionati in piazza durante le feste natalizie contro l’«ipocrisia» della legge di bilancio che sottrae 2,5 miliardi di euro intervenendo nuovamente sull’adeguamento delle pensioni all’inflazione. La mobilitazione «contro la vessazione dei pensionati» si svolgerà nei prossimi giorni davanti alle prefetture di tutto il paese: «Ora diciamo basta» annunciano Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil.

LA CLAMOROSA PROTESTA contro il governo grillo-leghista è stata convocata nelle ore più caotiche di una manovra virtuale, che tarda ad apparire al Senato che dovrà votarla a occhi chiusi per allontanare l’ombra dell’esercizio provvisorio. «A differenza di quanto previsto, non verrà ripristinata la rivalutazione delle pensioni secondo i meccanismi più equi della legge 388/2000 ma interverrà un nuovo sistema di riduzione della perequazione per gli assegni superiori a 1.500 euro lordi al mese da cui il governo conta di ricavare buona parte dei risparmi per finanziare le altre misure promesse. Questo è inaccettabile» sostengono Annamaria Furlan, segretaria generale, e Gigi Bonfanti, segretario generale dei pensionati della Cisl.

LO SCONTRO È SERIO perché riguarda un aspetto non secondario delle promesse sulla discontinuità rispetto ai governo degli ultimi anni fatte in campagna elettorale dalla Lega e dai Cinque Stelle. Bloccando la rivalutazione, infatti, l’ipotetico «governo del cambiamento» si omologa ai precedenti e continua a trattare i pensionati come bancomat. Per i sindacati gli accorgimenti presi dall’esecutivo per ammorbidire il blocco sono poco utili: le nuove regole modulano solo leggermente la riduzione percentuale prevista dalla legge in vigore fino al 2018 per gli assegni fino cinque volte il trattamento minimo. «È il meccanismo che è profondamente sbagliato, perché colpisce per intero il complesso dei trattamenti pensionistici e non procede in modo progressivo» osservano Furlan e Bonfanti che ribadiscono l’annuncio formulato dagli attivi sindacali tenuti negli ultimi giorni: è in arrivo una mobilitazione ampia contro Lega e Cinque Stelle. «Sarebbe un atto di imperio insopportabile – hanno detto i sindacati dei pensionati – Nonché un clamoroso passo indietro rispetto agli impegni assunti dal precedente governo che aveva stabilito il ritorno dal primo gennaio 2019 ad un meccanismo di rivalutazione che fosse in grado di tutelare il potere d’acquisto».

UNA PENSIONE pari a sei volte il minimo sarà aumentata per l’intero importo lordo del 52%, mentre a regime ordinario l’importo sarebbe stato rivalutato del 100% per la parte fino a tre volte il minimo, poi in misura ridotta per le quote di assegno superiori. In concreto questo significa che per una pensione lorda pari a sei volte il minimo, la mancata ripresa dell’indicizzazione si traduce in una perdita di 167 euro annui dal 2019 e per il resto della vita. La stima è della Uil che in un rapporto, realizzato nelle ultime ore, ha analizzato le conseguenze del «raffreddamento» dei trattamenti pensionistici. «È inaccettabile – sostiene il segretario confederale, Domenico Proietti – Dopo oltre sei anni di blocchi, la rivalutazione è una questione di equità. E invece si sottrae reddito e potere di acquisto a milioni di cittadini, i quali, in questo periodo di crisi, sono stati i più penalizzati».

IL GOVERNO PREVEDE il taglio per tre anni dell’adeguamento degli assegni oltre i 1.522 euro al mese (tre volte il minimo). La decurtazione maggiore, fino al 60%, scatterà per gli assegni oltre i 4.566 euro. L’indicizzazione piena ci sarà solo per le pensioni fino a 1.522 euro, poi sono previste sei fasce di tagli. Confermati gli interventi sulle cosiddette pensioni d’oro con riduzione dei trattamenti più elevati, attraverso la previsione di un contributo di solidarietà temporaneo (per 5 anni) e progressivo per scaglioni di reddito. Le fasce sono complessivamente 5 e, oltre alla minima e la massima, è previsto un prelievo del 25% per i redditi tra 130.001 e 200.000 euro; del 30% per i redditi tra 200.001 e 350.000 euro; del 35% per i redditi tra 350.001 e 500 mila euro. Colpisce la sproporzione vessatoria tra il contributo di solidarietà chiesto alle pensioni sopra i 5 mila euro netti al mese: appena 76 milioni l’anno prossimo 240 milioni nel triennio. L’impatto del «raffreddamento» degli assegni pensionistici, 253 milioni l’anno prossimo e oltre 2,2 miliardi nel triennio.

* Fonte: Roberto Ciccarelli, IL MANIFESTO

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