Il governo taglia i fondi Inail, intanto aumentano i morti sul lavoro

Legge di bilancio. La protesta di Cgil, Cisl e Uil. Per il governo i lavoratori non corrono rischi, è uno sconto alle imprese

Mario Pierro * • 21/12/2018 • Salute & Sicurezza sul lavoro • 724 Viste

Il governo taglierà i fondi per la sicurezza sul lavoro: 410 milioni di euro in meno tra il 2019 e il 2021 per le «risorse strutturali» destinate all’Inail per finanziare progetti di investimento e formazione in salute e sicurezza, mentre i morti sul lavoro sono aumentati del 4,5 per cento. Nei primi otto mesi del 2017 le vittime erano state 682; tra gennaio e agosto del 2018 sono state 713. Secondo l’Inail, nei primi otto mesi del 2017 le vittime erano state 682; tra gennaio e agosto del 2018 sono state 713. Nell’agosto di quest’anno è stato raggiunto un record devastante: 92 contro i 51 del 2017.

Il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio ha presentato il nuovo paradosso giallo-verde come un «taglio al costo del lavoro» e l’ha anche messo nell’elenco delle cose «fatte» su Facebook, per l’esultanza del «popolo» della manovra. La riduzione ipotizzata in un emendamento sarà progressiva, e solleverà le imprese di 600 milioni in un triennio. Il taglio del 32,7% prospettato da Di Maio, in realtà, è complessivo e contiene anche le risorse stanziate, a suo tempo, dal governo Letta e prorogato fino ad oggi, per un totale di 1,2 miliardi dal 2015.
I segretari confederali di Cgil, Cisl, Uil Franco Martini, Angelo Colombini, Silvana Roseto chiedono il ritiro dell’emendamento e denunciano «la riduzione dei premi assicurativi all’Inail da parte delle imprese che non tiene conto del fatto che l’equilibrio finanziario nella gestione dell’Istituto deve contemporaneamente riguardare sia la revisione delle tariffe a favore delle imprese, che la qualificazione delle prestazioni a favore dei lavoratori». Per i sindacalisti nella manovra, ancora, virtuale «non c’è traccia dell’impegno sulla qualificazione delle prestazioni a favore dei lavoratori».

L’emendamento prevede che i “risparmi” «saranno reperiti anche con un taglio di 110 milioni alla formazione sulla sicurezza e la salute». «È una grande vergogna – sostiene Maurizio Marcelli, responsabile Fiom per la salute e la sicurezza – Perché avviene mentre la condizione lavorativa peggiora e aumentano gli infortuni e le malattie connesse al lavoro. L’emendamento va cancellato, altrimenti sarà una ragione più forte per una mobilitazione».

«Sempre al servizio del più forte, Di Maio – accusa Nicola Fratoianni (Sinistra Italiana/LeU) – ». Nella manovra c’è il taglio delle tariffe Inail! ha detto tutto contento. E cioè si tolgono altre risorse all’Istituto che si occupa di infortuni sul lavoro, dopo che erano stati sottratti 1.2 miliardi nei mesi precedenti. Risorse che dovrebbero essere utilizzate per incrementare la sicurezza dei lavoratori. E invece vengono rimesse nelle tasche dei soliti». «Aumentano le persone morte sul lavoro e il governo che fa? Prevede un taglio dei premi assicurativi Inail, come se fosse una tassa – commenta Roberto Speranza (LeU/Mdp) – Togliere il sostegno alla prevenzione sulla sicurezza alle piccole e medie imprese è assurdo» . «Se si fa il gioco delle tre carte, non abbiamo risolto nulla. Abbiamo il problema della sicurezza sul lavoro, con incidenti e infortuni che si ripetono come all’inizio del Novecento, altro che togliere i soldi al l’Inail» accusa il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo.

Per il governo i lavoratori non corrono rischi. Si tratterebbe solo di un taglio del cuneo fiscale, alla luce del fatto che l’Inail riscuote premi superiori alle spese per gli infortuni. L’avanzo è pari a un miliardo e mezzo di euro annuo. La polemica va inoltre considerato nella cornice paradossale dell’impegno, rivendicato più volte dallo stesso Di Maio, di assumere più ispettori del lavoro, proprio in chiave di prevenzione degli incidenti e della questione, sensibile per il ministro, della lotta contro il lavoro nero. Stando agli annunci dovrebbero essere 300 in più nel 2019, altrettanti nel 2020 e 330 nel 2021

* Fonte: Mario Pierro, IL MANIFESTO

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