Istat. 55enni in fuga, gli italiani emigrano e il sud si svuota

Istat. 55enni in fuga, gli italiani emigrano e il sud si svuota

Ma ci si muove anche all’interno con il Mezzogiorno che in 20 anni ha visto partire più di un milione di persone

L’esodo dall’Italia dei giovani laureati continua. Secondo il Report Istat sulle migrazioni internazionali e la mobilità interna, negli ultimi cinque anni sono 156mila gli emigrati all’estero in possesso di un titolo di studio universitario. Nel 2017 la metà degli italiani emigrati (52,6%) è partito con un diploma o una laurea in tasca.

Dal 2013 questa tendenza non ha fatto che aumentare: i diplomati all’estero sono cresciuti del 32,9%, i laureati del 41,8%. Numeri che rappresentano persone: negli ultimi cinque anni sono 244mila gli italiani sopra i 24 anni che hanno deciso di lasciare il paese.

Tra le destinazioni preferite ci sono i paesi in cui si immagina di trovare lavoro con maggiore facilità: Regno unito (21mila), Germania (quasi 19mila), Francia (12mila) e Svizzera (oltre 10mila). Nonostante la Brexit, molti scelgono comunque la City per scommettere sul futuro. Non sono però solo i giovani ad abbandonare l’Italia: moltissimi sono gli ultra-55enni (circa il 62% dell’intero flusso migratorio) che volano all’estero in cerca di fortuna. Per chi perde il lavoro in tarda età è infatti sempre più difficile trovare un’occupazione in attesa della pensione.

La Lombardia è la regione con il maggior numero di emigrati (22mila), seguono Sicilia e Veneto (entrambe 11mila), Lazio (10mila) e Piemonte (8,6mila). Ma l’emigrazione è anche interna, rileva il rapporto. Il Mezzogiorno si sta letteralmente svuotando: in 20 anni un milione e 174mila persone si sono spostate dal sud al centro nord. Il primato per le migrazioni dal sud si registra in Emilia Romagna con 311mila persone e Lombardia (260mila); per le altre regioni del centro nord il flusso ha riguardato 602mila persone.

Così la Sicilia ha perso più di 261mila residenti in seguito alla mobilità interregionale, la Campania, da sola, 464mila; le altre regioni del Mezzogiorno circa 449mila. L’analisi di questi dati non stupisce se confrontata con il Pil del Mezzogiorno che, come registrato dal Report sui conti economici territoriali, è inferiore al nord del 45%. Il reddito medio al sud è di 18,5mila euro l’anno, al nord si aggira sui 35mila euro e al centro intorno ai 30,7mila; chi vive nel Mezzogiorno guadagna la metà di un lombardo.

Si fa un gran parlare di immigrazione, senza accorgersi che gli italiani oggi sono tra le popolazioni con il più alto tasso di emigrazione. La tendenza è legata al calo dell’occupazione, che nell’ultimo trimestre scende dello 0,2 %: solo tra luglio e settembre sono 52mila gli occupati che hanno perso il lavoro. Si è ridotto il lavoro stabile a tempo indeterminato (98mila in meno). In assenza di garanzie lavorative e di una stabilità economica molti italiani scelgono la fuga all’estero, dove spesso le tutele non sono maggiori ma è più facile trovare un lavoretto in tempi brevi.

* Fonte: Madi Ferrucci, IL MANIFESTO



Related Articles

Darfur. Tra i bambini dimenticati vittime dei predoni

Il 40% dei villaggi della zona è stato distrutto. I rifugiati vivono come reclusi in accampamenti sporchi e insicuri I janjaweed, colpevoli di razzie e stragi, dominano ancora l’area: oggi sembrano più banditi che guerriglieri 

Amo Israele ma combatto l’illusione delle colonie

Appello di Grossman contro il teatro nell’insediamento di Ariel

La parola “boicottaggio” non compare nella petizione firmata finora da 51 attori, registi di teatro e altri artisti contro il centro culturale di Ariel. Quella del boicottaggio è un’arma grave ed estrema che evoca echi amari nella memoria collettiva ebraica. Considero questa petizione una richiesta di astensione: astensione da qualsiasi iniziativa che oscuri il fatto che Ariel sorge in una zona occupata e la sua esistenza crea una realtà  che rischia di portare lo Stato di Israele alla catastrofe.

Dalla Svizzera al Botswana solo 11 Paesi senza guerra

In uno studio dell’Institute for Economics and Peace la classifica degli Stati più (o meno) pacifici del mondo: in questo momento pochissimi paesi sono del tutto prive di conflitti. E le sorprese non mancano

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment