ISTAT. PIL in calo per la prima volta dal 2014

L’Istat certifica la frenata che mette a rischio le previsioni sul 2019 La disoccupazione sale ma la causa è positiva: calano gli inattivi

Nina Valoti * • 1/12/2018 • Lavoro, economia & finanza, Studi, Rapporti & Statistiche • 352 Viste

Pil in calo per la prima volta dal secondo trimestre del 2014, disoccupazione in crescita con l’andamento peggiore nell’Ue e occupazione al palo. Il quadro dei primi mesi di governo giallo-verde tracciati dall’Istat non potevano essere peggiori. L’economia è in affanno e diventa difficile raggiungere le stime del governo attuale sul Pil di quest’anno dato.

L’istituto di statistica ieri mattina ha ratificato un calo dello 0,1% del prodotto interno lordo registrato nei tre mesi che vanno da luglio a settembre: è il primo trimestre in negativo da quattro anni a questa parte.
L’Istat rivede anche il dato di crescita su base annuale portandolo a +0,7% dallo 0,8% delle previsioni. La crescita acquisita per il 2018 è allo 0,9% (era all’1% nella stima preliminare) quindi al momento lontana dall’1,2% previsto dal governo Conte. La flessione è dovuta alla contrazione della domanda interna: su base congiunturale, infatti, diminuiscono i consumi finali nazionali (-0,1%) e gli investimenti fissi lordi (-1,1%) mentre aumentano importazioni e esportazioni.

IL GOVERNO E LA MAGGIORANZA M5s-Lega hanno però buon gioco ad accusare della frenata i governi precedenti e a annunciare che «proprio per questo puntiamo tutto sulla crescita nella manovra». Anche perché i dati sulla disoccupazione – assai negativi – hanno paradossalmente una motivazione positiva: essenzialmente un calo degli inattivi, coloro che erano scoraggiati e non cercavano neanche un lavoro: a ottobre sono calati di ben 77mila, un valore molto alto.

È VERO CHE A OTTOBRE la disoccupazione è tornata a salire: è 10,6% con un aumento dello 0,3 per cento rispetto a settembre – segnando l’aumento maggiore nell’intera Unione europea – ma il numero di occupati è praticamente stabile: più 9.000 unità su settembre mentre è cresciuta di 159mila unità su ottobre 2017.
Nell’area Euro il tasso di disoccupazione è rimasta stabile all’8,1% mentre nell’Ue a 28 paesi è rimasto fermo al 6,7%. La crescita annua dell’occupazione si concentra nell’occupazione over 50 (+330.000) sia per l’andamento demografico sia per la stretta sull’accesso alla pensione per una riforma Fornero ancora non modificata. Quindi nella sostanza la maggiore disoccupazione è dovuta alla riduzione degli inattivi che calano di 77mila unità. I disoccupati arrivano a 2.746.000 unità.

ANCHE L’INFLAZIONE è in frenata, a novembre i prezzi sono calati dello 0,1% sul mese precedente, mentre rispetto al 2017 l’inflazione segna un più 1,7%. Per il carrello della spesa (i prodotti di largo consumo) si segnala un aumento dello 0,7% sul mese e dell’1,1% sull’anno.
Sul fronte invece della produzione, il Centro studi Confindustria stima un calo dello 0,5% su ottobre e dello 0,7% sull’anno. Segno negativo anche per gli ordini (-0,3% su ottobre, -0,8% su anno) e attesa di peggioramento per la situazione economica. «Il calo dell’attività – spiegano gli industriali – è coerente con l’andamento negativo del clima di fiducia degli imprenditori manifatturieri. Dinamica degli ordini e attese delle imprese non lasciano intravedere alcun miglioramento nel breve termine».

TORNANDO ALLE STIME DEL PIL va detto che il calo della crescita ha colpito anche in Germania. Per la prima volta dal 2015 la locomotiva tedesca ha rallentato dello – 0,2% nell’ultimo trimestre. Tanto che il Fondo monetario ha lanciato l’allarme sul rallentamento della crescita soprattutto per Roma e Berlino. Una frenata che coinvolge molte economie avanzate ed è «rallentata più del previsto nell’area euro, soprattutto in Italia e Germania. (…) L’espansione globale continua, ma è diventata più disomogenea. I rischi al ribasso sono aumentati», spiega in un documento che sarà discusso proprio al G20 in corso a Buenos Aires. Considerando la crescita su base annua registrata finora, l’Italia si piazza all’ultimo posto tra i 28 Paesi dell’Unione europea con +0,7% su base tendenziale. Appena sopra di noi, anche se con una differenza di mezzo punto percentuale, si posiziona Berlino, che nell’ultimo anno è cresciuta meno della Grecia negli ultimi nove mesi: dal settembre del 2017 a giugno 2018, infatti, il Pil di Atene ha segnato un aumento dell’1,3%.

* Fonte: Nina Valoti, IL MANIFESTO

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