Migranti. Il sistema SPRAR rischia di scomparire, gli ospiti ricacciati in un futuro irregolare

Decreto Sicurezza a Sessa Aurunca. Le strutture degli Sprar hanno circa 36mila posti letto su scala nazionale e circa 15mila operatori

Adriana Pollice * • 6/12/2018 • Immigrati & Rifugiati, Welfare & Politiche sociali • 149 Viste

Sessa Aurunca è un piccolo centro di circa 21mila abitanti del casertano, il primo in Campania a ospitare uno Sprar: Assopace Aurunca Onlus apre i battenti nel 2001 e da allora è considerato un modello da seguire. Alle soglie dei 18 anni di attività, rischia di sparire: il decreto Sicurezza, convertito in legge la scorsa settimana, potrebbe decretarne la fine.

«POSSIAMO OSPITARE fino a 60 persone – racconta il responsabile della struttura, Michele Calenzo – ma abbiamo scelto di fermarci intorno a 20 perché la zona non è ricca e cerchiamo di non pesare troppo in termini di inserimento lavorativo». Lo Sprar fitta tre appartamenti, ognuno destinato a un singolo nucleo familiare, più un’abitazione per sei persone, due per stanza. «Attualmente con noi c’è una famiglia del Congo, hanno tre figli: la più grande ha quattro anni e va all’asilo, poi due gemelli di un anno e mezzo, rischiano di finire per strada grazie alla legge voluta da Matteo Salvini».

IL PADRE LAVORA in agricoltura ma in nero e perciò non riuscirà a convertire il permesso umanitario in permesso di lavoro: «È impiegato in una piccola azienda – spiega Calenzo -, si trova bene ma purtroppo non c’è stata la possibilità di regolarizzarlo. Aveva fatto domanda di rinnovo del permesso di soggiorno prima dell’approvazione della nuova legge e su questo presupposto stiamo provando a opporci per vie legali ma è difficile. Non abbiamo strumenti per impedire di farli finire per strada».

GRAZIE AL DL SICUREZZA la situazione è questa: hanno una carta d’identità ma per affittare casa o stipulare un contratto di lavoro regolari hanno bisogno di un permesso di soggiorno in corso, che non avranno più perché non possono stipulare un contratto di lavoro. Le alternative sono due: finire nell’irregolarità oppure tornare in Congo. «Si tratta di una coppia che è stata almeno un paio d’anni in Libia prima di arrivare in Italia – prosegue Calenzo -, un anno a Padova e dal 2016 a Sessa Aurunca. Mancano dal loro paese da più di sei anni, erano andati via spinti da guerre ed epidemie, dove dovrebbero tornare? Se avessero avuto la possibilità di rinnovare il permesso umanitario ci sarebbe stato il tempo per aiutarli a regolarizzare la posizione lavorativa».

LO SPRAR FORNISCE agli ospiti un buono per fare la spesa così si cucinano da soli nell’appartamento, poi hanno 15 euro di pocket money a settimana e un contributo extra per il vestiario, fanno corsi di italiano per poter prendere la licenzia media ma chi vuole continua. I minori vanno a scuola, gli adulti fanno corsi di inserimento al lavoro che a Sessa ruota intorno alle aziende agricole: pesche d’estate, ulivi, viti e mele d’inverno. «Abbiamo contatti con le aziende più grandi. Non finiscono schiavi nei campi, la maggior parte ottiene un contratto di 7 o 8 mesi e poi prendono la disoccupazione». Lavorano i commercianti, sono contenti i presidi che hanno nuovi alunni, l’università Orientale manda gli studenti a fare tirocinio come insegnanti.

COSA SUCCEDERÀ con il prossimo bando del Viminale? «Finora gli Sprar coprivano circa 36mila posti letto su scala nazionale con circa 15mila operatori impiegati – prosegue -, probabilmente scenderemo intorno agli 8mila posti letto con una drastica riduzione del personale occupato. Ci sarà una ricaduta negativa anche per i consulenti. A Sessa Aurunca l’emigrazione è forte, le scuole rischiavano di perdere classi. La comunità ha accolto la struttura con molto affetto, la diffidenza è cominciata da un anno grazie alla propaganda leghista. Speravamo che il presidente Mattarella lunedì non firmasse la legge, adesso non ci resta che fare rete per resistere».

* Fonte: Adriana Pollice, IL MANIFESTO

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