Migranti. Lo Sprar cambia nome, mentre il decreto aumenta gli irregolari

Dossier del Viminale sugli effetti del decreto sicurezza. Allarme per i «vulnerabili»

Adriana Pollice * • 19/12/2018 • Immigrati & Rifugiati • 1606 Viste

Nella Giornata internazionale dei diritti dei migranti, il Viminale ha diffuso ieri un dossier per illustrare gli effetti del decreto sicurezza, voluto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini: «Nonostante la riduzione dei flussi (meno 80% rispetto allo scorso anno) nel nostro territorio sono accolte più di 140mila persone – si legge – e sono in trattazione circa 110mila domande di asilo». Il Viminale quindi spiega che «la strategia internazionale, volta al contenimento dei flussi migratori» va accompagnata da una «opportuna» stretta interna.

La stretta, secondo l’Istituto studi di politica internazionale, provocherà in Italia, tra giugno 2018 e dicembre 2020, un aumento degli irregolari di almeno 140mila unità. Sommando la quota già presente, si arriverà intorno ai 670mila. «Ai ritmi attuali – conclude l’Ispi – per rimpatriare i migranti irregolari sarebbero necessari 90 anni».

AL VIMINALE non sono preoccupati e spiegano che per esaminare le domande l’importante è «tipizzare», come fanno gli assicuratori: «Restano invariate le tutele per chi è perseguitato, per chi corre il rischio di condanne a morte o tortura, per chi rischia la vita per conflitti armati nel proprio paese». E ancora: «Le vittime di tratta, di violenza domestica o di grave sfruttamento lavorativo, chi versa in condizioni di salute di eccezionale gravità, chi non può rientrare nel proprio paese per gravi calamità, chi compie atti di particolare valore civile, nonché coloro i quali rischiano gravi persecuzioni».

Bocciata in partenza la domanda di chi viene da paesi considerati sicuri, la protezione umanitaria viene concessa solo «in presenza di ben definite circostanze, a differenza del passato laddove veniva riconosciuta sulla base di generici ”seri motivi di carattere umanitario”. Un altissimo numero di permessi per motivi umanitari non ha portato all’inclusione sociale e lavorativa dello straniero». Il Viminale fornisce le cifre: «Su circa 40mila tutele umanitarie in tre anni, poco più di 3.200 sono state le conversioni in permessi di lavoro e circa 250 in ricongiungimenti familiari. La gran parte degli immigrati sono rimasti inoperosi con il forte rischio di cadere nell’illegalità». Così, seguendo la logica grilloleghista, per evitare che «gli inoperosi» cadano nell’illegalità il governo toglie loro ogni possibilità di rientrare in un percorso legale.

La rapidità con cui verranno analizzare le domande, giudicata da molti una lesione dei diritti dei migranti, nel dossier diventa una prova di efficienza. Anche sul pericolo di finire per strada per chi aveva il permesso umanitario il Viminale è sereno: «Chi ne è già in possesso continua a rimanere legittimamente nel territorio fino alla scadenza del titolo, potendo convertirlo in permesso per lavoro o per ricongiungimento familiare». E qui l’ottimismo va a collidere con i dati precedenti, che mostrano quanto sia difficile ottenere un contratto regolare. Ma niente paura, il dossier aggiunge: «Lo straniero dovrà cogliere l’opportunità che gli viene offerta di integrazione» che si traduce in un lavoro a qualsiasi costo e a qualsiasi condizione, pena l’espulsione. Dubbi di costituzionalità? «Il diritto di asilo rimane integro» si legge, anzi tutte queste restrizioni hanno «un positivo effetto sul sistema di accoglienza, che va decongestionandosi. Una spesa di oltre 2,7 miliardi di euro a carico dell’erario».

LO SPRAR si trasforma in Siproimi (Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori non accompagnati): «Sono 877 i progetti finanziati, per 35.881 posti, con 1.825 comuni interessati e con più di 27mila persone in accoglienza. Potranno confluire anche i minori, in aggiunta ai 2.467 oggi presi in carico dai comuni, dai centri di prima accoglienza e temporanei». Il Siproimi però è solo per chi ottiene la protezione internazionale o speciale. Per tutti gli altri ci sono i Cas senza alcun servizio, per il dossier si chiama «ottimizzare»: «Le modifiche introdotte – si legge – sono in linea con le raccomandazioni della Corte dei Conti».

Per chi commette reati (violenza, omicidio, spaccio, furto) ci sarà l’espulsione attraverso un iter accelerato. I rimpatri sono la via maestra ma, da giugno a novembre, sono stati solo 463 al mese. Il Viminale ha inviato ieri ai prefetti una direttiva per spiegare come applicare le norme contenute nel provvedimento. Dalla sua entrata in vigore, prefetture e comuni avevano chiesto chiarimenti per evitare l’espulsione in massa di migranti dai centri, costretti a finire in strada al freddo invernale. Oxfam fa i conti: rischiano di ritrovarsi esclusi dai Siproimi «oltre 12mila migranti vulnerabili con il permesso di soggiorno, mentre nei prossimi 2 anni circa 120mila persone sono destinate all’irregolarità tra permessi umanitari non rinnovati (circa 32.750), non rilasciati (27.300) e pratiche arretrate esaminate con le nuove disposizioni (70mila)». A novembre sono state analizzate 7.716 domande d’asilo, l’80% ha ricevuto un diniego.

 

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