Repubblica Ceca, 13 operai muoiono nella miniera del profitto facile

Le vittime sono quasi tutte polacche: le aziende minerarie impiegano spesso lavoratori in subappalto in mancanza di manodopera locale. La società Okd nei guai da anni

Jakub Hornacek * • 22/12/2018 • Salute & Sicurezza sul lavoro • 319 Viste

PRAGA. Tre feriti gravi e 13 morti. È il bilancio dell’incidente alla miniera Csm a Karviná (Repubblica Ceca) nel bacino carbonifero della Slesia, a confine con la Polonia. L’inferno è scoppiato poco dopo le 17 di giovedì, in seguito a un’esplosione a 800 metri di profondità.

Gli aiuti non sono riusciti a giungere sul luogo della deflagrazione a causa di «una concentrazione di metano incompatibile con la vita». I soccorritori si sono limitati a recuperare i feriti cominciando la costruzione di una barriera che limiti l’apporto di ossigeno alla zona dello scoppio e del conseguente incendio, che potrebbe durare per altre settimane. È il più grave incidente dal 1990, quando nella vicina miniera Barbora perirono 30 persone. Sul versante polacco invece l’ultimo grave incidente risale al 2006: 23 morti.

Beb 12 dei 13 minatori morti erano polacchi e impiegati da una ditta di fornitura esterna. I giovani cechi della zona ormai preferiscono l’impiego nel settore automotive, ben sviluppato nei dintorni, al mestiere ben più pericoloso ( e pesante per la salute) del minatore. Le ditte minerarie quindi cercano di reclutare personale dalla vicina Polonia e spesso ricorrono a personale in subappalto, che tuttavia potrebbe avere minore attenzione ed esperienza nel lavoro in profondità. Sul posto del incidente è quindi giunto anche il premier polacco Morawiecki, accompagnato dal suo omologo ceco Babiš.

L’incidente di Karviná è solo l’ultima tegola caduta sulla testa dell’Okd, la società che ha in sfruttamento la miniera. Svenduta ai privati tra gli anni Novanta e i Duemila, è stata spolpata dai suoi azionisti negli anni buoni del corso alto della litantrace. Il principale azionista di quel periodo era il miliardario Zdenek Bakala, finanziatore di numerose attività legate all’ex presidente Havel e divenuto simbolo del capitalismo interessato esclusivamente ai profitti di breve termine.

Nel 2014, a causa del tracollo dei prezzi sulle borse mondiali, l’azienda – che tuttora è tra i principali datori di lavoro in Repubblica Ceca – entra in pesante crisi e in aprile 2018 viene nazionalizzata dal governo ceco dopo un lungo periodo di insolvenza. Per continuare le sue attività, inoltre, la società deve scavare sempre più in profondità. Un fattore di rischio pesante assieme all’instabilità societaria degli ultimi anni.

* Fonte: Jakub Hornacek, IL MANIFESTO

foto: Petr Štefek [GFDL (http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html) or CC BY 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/3.0)], from Wikimedia Commons

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