Una petizione ecologista sfida lo Stato francese sul clima, è l’«Affaire du siècle»

Clima. Quattro ong chiedono il rispetto degli impegni presi con la Cop21, altrimenti si rivolgeranno alla giustizia. Raccolte 1,8 milioni di firme in dieci giorni, un record storico

Anna Maria Merlo * • 28/12/2018 • Ambiente, Territorio e Beni comuni • 280 Viste

Il ministro dell’Ecologia riceverà le associazioni a gennaio

PARIGI. Non si sono ancora esauriti gli effetti della petizione contro l’aumento delle tasse sui carburanti, che hanno scatenato il movimento dei gilet gialli, che già un’altra petizione – più potente come numero di firme raccolte in soli 10 giorni, un record storico – scuote di nuovo governo e presidente: L’Affaire du siècle ha raccolto 1,8 milioni di firme per un ultimatum alle autorità, a cui viene chiesto di rispettare gli impegni della Cop21 sulla lotta al riscaldamento climatico. Il testo della petizione è stato spedito all’Eliseo, a Matignon e ai parlamentari il 18 dicembre e se non ci saranno risposte soddisfacenti le 4 organizzazioni ecologiste all’origine dell’iniziativa a marzo si rivolgeranno al tribunale, per denunciare lo stato per «carenza colpevole».

L’iniziativa è partita dalla Fondation pour la Nature e l’Homme (fondata da Nicolas Hulot, ex ministro dell’Ecologia), da Notre Affaire à tous, da Greenpeace France e da Oxfam France, la diffusione sulle reti sociali è stata immediata, anche grazie alla partecipazione di nomi noti del mondo dello spettacolo, come le attrici Marion Cotillard e Juliette Binoche. La petizione, che mette lo stato con le spalle al muro rispetto all’azione contro il riscaldamento climatico, «rimette al centro del dibattito questo argomento occultato dalle questioni sociali con i gilet gialli – spiega Audrey Pulvar, ex giornalista presidente della Fondation pour la Nature – ma noi non opponiamo le due cose». La minaccia di denunciare lo stato non è una novità: già l’Olanda è stata condannata due volte, a partire da iniziative analoghe, per non aver messo in atto la riduzione delle emissioni di Co2, mentre nella stessa Francia, in passato, lo stato ha ricevuto una condanna per la proliferazione delle alghe verdi in Bretagna, per la carenza di protezione dall’amianto (la Francia è molto in ritardo rispetto all’Italia su questo fronte) e per la mancata applicazione di una direttiva Ue sulla qualità dell’aria. Quest’autunno ci sono state tre marce per il clima in Francia, molto seguite, a settembre, ottobre e dicembre (in pieno movimento dei gilet).

Il ministro della Transizione ecologia, François de Rugy, riceverà le ong della petizione a gennaio. De Rugy ritiene che «il successo di questa petizione è forse una replica al movimento dei gilet gialli che a volte parlano dell’ecologia come di un problema». Ma per de Rugy «non è un tribunale che può abbassare l’effetto serra, non tocca ai giudici forzare il governo». Le ong interrogano il governo sul rispetto dell’Accordo di Parigi e intendono verificare se è stata intrapresa la strada per ridurre entro il 2020 le emissioni di gas a effetto serra del 14% e del 20% il consumo di energia, aumentando contemporaneamente del 23% le energie rinnovabili.

La Francia pretende di rispettare meglio di altri i parametri e di dover fare meno sforzi, ma se c’è minore emissione di Co2 di altri paesi Ue è dovuto al peso del nucleare (71% dell’energia elettrica).

* Fonte: Anna Maria Merlo, IL MANIFESTO

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