Verso il Congresso CGIL. Vincenzo Colla: «Mi candido in nome dell’unità»

L’esponente riformista rompe gli indugi. A Bari due candidati, ma stesso programma

Massimo Franchi * • 21/12/2018 • Sindacato • 744 Viste

La corsa per la segreteria della Cgil è ufficialmente a due. Come ampiamente anticipato, ieri è arrivata la «disponibilità» di Vincenzo Colla a candidarsi a prossimo segretario generale in contrapposizione con la proposta di Maurizio Landini fatta da Susanna Camusso e appoggiata da gran parte della segreteria e delle categorie, come dimostrano le ovazioni riservategli nel corso dei congressi di queste settimane.

L’attuale segretario confederale ed ex segretario della Cgil Emilia-Romagna – appoggiato dai pensionati dello Spi e dai segretari di chimici, edili e lavoratori delle comunicazioni più di alcuni territori – lo ha annunciato in un intervento durante il Direttivo Cgil di ieri mattina. Il voto decisivo si terrà a Bari il 24 gennaio e arriverà da parte dell’Assemblea generale, eletta dei delegati del congresso, in un meccanismo complesso e con una contabilità in bilico, almeno a sentire chi appoggia Colla.
La «disponibilità» è arrivata per «dare voce alle tante sensibilità e richieste che ho ricevuto», rispettando «le regole congressuali», «arricchendo il pluralismo e i meccanismi democratici della Cgil».
Colla, la cui candidatura è rimasta sotterranea per mesi, dice di aver «vissuto con sofferenza questa fase», «con il riemergere di rigurgiti fascisti e razzisti che provano a mettere in discussione nel paese quei valori di democrazia, libertà e solidarietà, che sono fondanti della Cgil». Il passaggio più difficile del suo ragionamento è stato il motivare la sua candidatura dal punto di vista programmatico. «Esistono molte possibili declinazioni, priorità, modalità attuative da svolgere», «sono emerse diverse sensibilità di approccio, la cui sintesi spetterà al gruppo dirigente eletto dal congresso», ribadendo però che «il nuovo segretario generale eletto sarà per tutti garante dell’unità della nostra organizzazione».
La chiusura del suo intervento, con una citazione di Berlinguer – «Ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno» – ha acuito lo straniamento di buona parte del parlamentino Cgil, tanto che è stata la segretaria della camera del lavoro di Torino Enrica Valfrè ad intervenire per sottolineare l’incoerenza di chi «rischia di spaccare la Cgil».
Si tratta dunque di una autocandidatura inedita mentre 15 segretari regionali su 20; 7 segretari generali di categoria su 11 condividono la proposta avanzata da Susanna Camusso di candidare Maurizio Landini. La spaccatura della Cgil rischia dunque di essere reale e di concretizzarsi a Bari dove si presenteranno due liste contrapposte che appoggiano però lo stesso documento programmatico. Una contraddizione difficilmente spiegabile ai 5 milioni di iscritti.

* Fonte: Massimo Franchi, IL MANIFESTO

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