Cgil, comincia a Bari il XVIII congresso, assente il governo

Il sindacato sceglie il nuovo segretario generale. Susanna Camusso ha indicato Maurizio Landini, partita aperta con Vincenzo Colla. In piazza contro la manovra il nove febbraio, le critiche al decreto Reddito-Quota

Massimo Franchi * • 22/1/2019 • Sindacato • 283 Viste

BARI. Dicono di voler evitare «la conta» e «la spaccatura», nei fatti è un esito molto più probabile. La Cgil arriva al congresso che si apre questa mattina alla Fiera del Levante di Bari con un candidato formale proposto da Susanna Camusso – che questa mattina terrà la sua relazione d’addio – e un altro che ha da qualche settimana «espresso la sua disponibilità a candidarsi».
FINO A GIOVEDÌ, giorno in cui è prevista l’elezione, però Maurizio Landini sarà formalmente l’unico candidato alla segreteria, mentre Vincenzo Colla un «segretario confederale uscente». Lo statuto della confederazione – modificato al congresso di quattro anni fa con ratifica alla conferenza di organizzazione di tre anni fa – prevede infatti un meccanismo complicato: gli 868 delegati del congresso eleggeranno l’assemblea generale che a sua volta eleggerà il segretario. Dunque da qui a giovedì è possibile che si arrivi alla auspicata sintesi per evitare la doppia candidatura. Annusando l’aria che si respirava ieri, le possibilità di un esito di questo tipo sono contenute. Anche sul treno che portava a Bari buona parte dei delegati e degli ospiti al congresso tutti danno per scontato la spaccatura e ognuna delle due parti si ritiene in vantaggio. Alla consapevolezza interna dei due fronti fa da contraltare la difficoltà a spiegare all’esterno una situazione che ha del paradossale da tre mesi. La Cgil si presenta a Bari unita come mai: il documento congressuale «Il lavoro è» è stato votato dall’intera segreteria – sia da Landini che da Colla, che hanno entrambi dato il loro contributo di ideazione e scrittura del testo – e dal 98 per cento degli iscritti votanti. Anche con la divisione in atto, tutti i congressi – tranne quello della federazione dei somministrati e dei precari del Nidil – si sono chiusi in modo unitario con un solo candidato eletto con percentuali bulgare, o quasi.

PER MOTIVARE LA SCELTA di un candidato alternativo a Landini l’area riformista – pensionati dello Spi, edili della Fillea, lavoratori dei trasporti e logistica della Filt, delle comunicazioni Slc – ha dovuto introdurre le categorie dell’ «interpretazione del documento» e delle «diverse sensibilità». L’area riformista è unita dalla preoccupazione che Landini trasformi in senso «movimentista» la Cgil, visto che la supposta vicinanza con il M5s è un arma spuntata stanti le forti critiche dell’ex leader Fiom al governo.

PROPRIO IL GOVERNO giallo-verde sarà il grande assente al congresso. Per la prima volta nella storia recente della Cgil nessun ministro sarà presente. L’invito al premier Giuseppe Conte – pugliese anche lui – è caduto nel vuoto così come quello al ministro del lavoro Luigi Di Maio – che invece è stato applaudito al congresso della Uil pochi mesi fa, durante la vertenza Ilva. Ad ufficializzare l’assenza di qualsiasi esponente del governo è stato ieri il sottosegretario al lavoro leghista ed ex sindacalista Ugl Claudio Durigon che ha sostenuto come la motivazione risieda semplicemente in «una questione di agende». La ragione vera invece risiede nelle critiche della Cgil alla manovra, al cosiddetto «reddito di cittadinanza» e a Quota 100 e nella conferma della manifestazione nazionale unitaria contro il governo con Cisl e Uil che si terrà sabato 9 febbraio a Roma. Ieri Colla ha ribadito la sua disponibilità «a fare anche due passi indietro», ma condizionandola al fatto che a farlo sia anche Landini («ma lo facciano tutti»), cosa al momento impossibile visto che la candidatura dell’ex segretario della Fiom è stata approvata da gran parte della segreteria e dei territori e che una terza via appare impraticabile.

LA MEDIAZIONE che, al momento, sembra possibile per evitare la spaccatura è una segreteria in cui la (presunta) minoranza riformista abbia più peso rispetto a oggi: due componenti su nove (lo stesso Colla e Roberto Ghiselli), ma allo stesso tempo va considerato il fatto che fino ad un anno fa gli schieramenti erano calcolati in un’ altra maniera e così potrebbe capitare tra un anno. Se così non sarà, la battaglia sarà procedurale. Lo statuto prevede la possibilità di più di una candidatura ma la limita alla raccolta di firme da parte di almeno il 15 per cento dei componenti – cifra facilmente raggiungibile dai riformisti. A quel punto avrà grande importanza chi sarà eletto alla presidenza della Assemblea: lo statuto prevede la possibilità di un «ascolto» dei componenti – sempre per evitare la spaccatura – e anche di prendersi tre giorni di tempo per ricomporre un eventuale dissidio. Per questo alcuni territori hanno allertato i delegati sulla possibilità che i tempi – e i giorni del congresso – si dilatino, ma da parte della segreteria che ha organizzato il congresso si conferma il programma con l’elezione giovedì e venerdì il discorso programmatico del nuovo segretario.

* Fonte: Massimo Franchi, IL MANIFESTO

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