Il Garante Mauro Palma: «Il ministro ha violato norme precise. E forse non solo nazionali»

Intervista. Parla il Garante nazionale dei detenuti: «Potrebbe esserci anche un piano attinente alle norme sovranazionali, e quindi alla Corte di Strasburgo. Non escludo che si profili una violazione dei diritti della persona»

Andrea Colombo * • 17/1/2019 • Carcere & Giustizia • 283 Viste

Mauro Palma, garante nazionale dei detenuti, ha auspicato ieri che venga rimosso il video del ministro Bonafede che trasforma l’arrivo di Cesare Battisti a Ciampino in uno spot .

Palma, al di là del video, ritiene che in questa vicenda siano stati in qualche modo violati i diritti del detenuto Battisti?
Sono state effettivamente violate alcune norme precise che esistono dal 1992, in particolare l’articolo dell’ordinamento penitenziario che vieta qualunque spettacolarizzazione e afferma che l’eventuale spettacolarizzazione dovrebbe avere rilevanza disciplinare per chi se ne rende responsabile. Allora si pensava che lo potessero fare giornalisti e quindi potesse intervenire l’Ordine. Non si immaginava certo che lo facesse il ministro della Giustizia. Secondo me potrebbe esserci però anche un secondo piano, che credo sia attinente non alle norme nazionali ma alla giurisprudenza sovranazionale e dunque alla Corte di Strasburgo. Potrebbe essere invocato il mancato rispetto del diritto alla riservatezza. Se si entra in un carcere con la telecamera viene chiesto di riprendere i piedi o le gambe ma non la faccia proprio per evitare attacchi alla dignità del detenuto, un aspetto a cui l’Europa è molto sensibile. Non si capisce perché questa volta la cosa sia passata in secondo piano e quindi non escludo che si profili una violazione dei diritti della persona.

Con la richiesta di lasciare Battisti in carcere per tutta la vita non c’è stata un’invasione del campo proprio della magistratura di sorveglianza?
Non ci sono state dichiarazioni improprie da parte del ministro della Giustizia ma da parte del ministro degli Interni sì. La possibilità dell’ergastolo ostativo deve essere approfondita. E’ vero che la condanna c’è stata prima che esistesse la legge ma bisogna vedere bene come sono andate le cose in casi simili. Detto questo è chiaro che negando la possibilità di ogni misura alternativa alla detenzione Salvini ha compiuto una doppia invasione di campo. Perché la vicenda non riguarda il Viminale e perché a decidere sarà, come in tutti i casi del genere, la magistratura.

Ma dopo queste invasioni di campo non c’è il rischio che Battisti venga trattato in maniera diversa e peggiore rispetto a tutti gli altri condannati per fatti di terrorismo?
Onestamente non credo. Negli istituti penitenziari e locali c’è maggiore consapevolezza che a livello centrale. Passati i primissimi giorni, a livello della magistratura locale ci sarà più saggezza. Il sistema è più sano di quanto non appaia da questa rappresentazione spettacolare. Alcune cose che possono sembrare vessatorie come l’isolamento valgono per tutti gli ergastolani, non solo per Battisti. E’ una norma sancita dall’art. 72 del Codice penale sulla quale sono stati già avanzati molti dubbi da parte dell’Europa: in questo modo il giudice determina la sanzione in modo di esecuzione. Così viene violato il principio per cui il giudice decide il quantum della pena ma poi l’amministrazione gestisce la fase esecutiva. Ma questo ripeto vale per tutti e credo che ci sia più clamore a livello istituzionale rispetto a quando il magistrato dovrà effettivamente decidere. Ma anche per questo io ho detto che i toni dovrebbero essere abbassati.

Vede il rischio che questa tendenza alla spettacolarizzazione travolga a livello di cultura giuridica e mentalità diffusa il rispetto delle garanzie?
E’ un rischio, non ancora una fase in atto. Quello che temo di più non è l’esistenza di un pensiero che va esplicitamente in questa direzione. Però questo approccio molto comunicativo e diretto, quindi molto poco articolato, spinge a evitare ogni forma di complessità mentre il garantismo pone proprio un’esigenza di complessità. Frena il desiderio di vendetta ed evidenzia quello che nel complesso è meglio per la società. Dunque chiede alla società stessa sia di assumere la complessità, sia di essere matura. Queste forme di semplificazione, al contrario, rischiano di imporre una logica semplificatoria e binaria. La logica del noi/loro, amico/nemico che è la negazione dello Stato di diritto.

* Fonte: Andrea Colombo, IL MANIFESTO

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