Il Sudafrica spinge il Congo verso governo di unità nazionale. 890 gli uccisi

Rdc. Le Nazioni unite stimano che 890 persone siano state uccise, in due giorni, durante le violenze esplose un mese fa nell’Ovest del paese. I ricorsi contro i risultati delle presidenziali all’esame della Corte costituzionale

Marco Boccitto * • 17/1/2019 • Guerre, Armi & Terrorismi, Internazionale • 145 Viste

Nel burrascoso clima post-elettorale che si respira a Kinshasa la Corte costituzionale della Repubblica democratica del Congo ha aperto le udienze per i ricorsi presentati contro i risultati ufficiali delle presidenziali che si sono svolte lo scorso 30 dicembre.

IL PRIMO A ESSERE ESAMINATO sarà quello di Martin Fayulu, candidato della coalizione Lamuka che sarebbe arrivato secondo, quasi 4 punti dietro l’altro candidato dell’opposizione Felix Tshisekedi. La Commissione elettorale nazionale indipendente gli assegna il 34,83%, lui rivendica la vittoria con il 62%. Forte anche dei dati diffusi dalla Conferenza episcopale congolese, attore chiave della mediazione prima e del monitoraggio del voto poi. E accusa Tshisekedi di aver stretto un patto con il presidente uscente Joseph Kabila, che in teoria doveva stare alla finestra e mandare avanti il suo delfino Emmanuel Shadary, arrivato solo terzo, per orchestrare un «golpe elettorale».

È ANCHE IN CONSIDERAZIONE DI QUESTO, come se non bastassero i pesanti dubbi espressi da più parti sulla veridicità dello scrutinio, che l’influente organismo regionale della Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe (Sadc) non si è limitato a invitare i litiganti a trovare un accordo, ma ha indicato anche come: mentre si procede al tranquillizzante riconteggio dei voti, sarebbe forse il caso di formare un governo di unità nazionale, è il consiglio. D’altro canto – riflette a voce alta in conferenza stampa il ministro degli Esteri sudafricano Lindiwe Sisulu  – «visto che sembra esserci stata una risoluzione amichevole tra Tshisekedi e Kabila, sarebbe logico pensare che venga considerato anche l’altro candidato, Martin Fayulu». Non sembrava avere alcuna intenzione di risultare ironico, Sisulu.

A COMPLICARE IL QUADRO ci si mettono ora i risultati delle legislative giunti sabato scorso. La coalizione di governo guidata dal Partito del popolo per la ricostruzione e la democrazia (Pprd), che era ragionevolmente certa di portare Shadary alla presidenza e invece in quel caso si è fermata, anche qui tra le polemiche, al 23,84%, si è ampiamente rifatto nel voto che assegna i seggi dell’Assemblea nazionale, garantendo a Kabila la possibilità di mantenere una discreta fetta del suo strapotere.

Per il resto sono poche le “distrazioni” rispetto al convulso scenario politico del momento, e sono tutte in qualche modo collegate a esso.

SUL FRONTE EBOLA, i 16 morti registrati dall’inizio dell’anno nuovo, fanno sapere le autorità sanitarie, nel Nord Kivu e nell’Ituri dove la nuova epidemia è esplosa lo scorso agosto, portano a 390 il numero dei decessi complessivi. Sul fronte invece delle violenze inter-etniche scoppiate circa un mese fa a Yumbi, provincia occidentale di Maï Ndombe, affiorano le dimensioni agghiaccianti di un vero e proprio eccidio avvenuto fra il 16 e il 18 dicembre. «Fonti credibili», come riferisce in una nota l’ufficio delle Nazioni unite per i Diritti umani, hanno registrato 890 persone uccise in quattro villaggi della zona. In quelli che «sembrano essere stati scontri fra le comunità di Banunu e Batende», non è chiaro se legate al voto o meno. Una «violenza scioccante» su cui sarà meglio «indagare subito», come esorta l’Alto commissario per i Diritti umani Michelle Bachelet. 16 mila persone in fuga hanno cercato rifugio oltre il fiume Congo, nel dirimpettaio Congo-Brazzaville. Era una regione considerata tra le più calme, questa.

* Fonte: Marco Boccitto, IL MANIFESTO

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