In Russia parte il conflitto sociale con lo sciopero della logistica

Russia. Il capo del sindacato degli autisti, Alexander Kotov, collega le proteste di parte dei trasportatori all’aumento dei controlli della polizia stradale sui camion che guidano con sovraccarico

Yurii Colombo * • 27/1/2019 • Internazionale, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 326 Viste

MOSCA. Riparte il conflitto sociale in Russia e riparte in uno dei settori che sono diventati ormai il tallone d’Achille per la riproduzione dei profitti su scala internazionale: trasporto e logistica.

Ormai da una settimana sono iniziati nella Russia meridionale una serie di scioperi degli autotrasportatori contro le basse tariffe imposte da imprese e governatorati locali sul trasporto di cereali. Scioperi, blocchi del traffico e anche sabotaggi che interessano un’ampia dorsale che va da Rostov su Don a Stavropol. Secondo Vladimir Matyagin presidente dell’associazione del trasporto merci Gruzavtotrans, “molte centinaia di tir prendono parte agli scioperi, il 60-70% circa del totale”. Il dirigente del sindacato “Truckers” Valery Voytko, conferma il dato. “Per ora abbiamo tassi di adesione del 70%, ma una parte delle agitazioni sono spontanee e non sotto il nostro controllo” afferma Voytko. Ma quanto basta per creare un cortocircuito di tutta la filiera . Anche perché gli scioperanti bloccano molte strade e impediscono ai loro colleghi di lavorare alle tariffe imposte dalle imprese di Stato (20 euro a tonnellata con percorrenza di 550 km. contro i 27 richiesti dai lavoratori).

Si tratta di un settore dell’economia russa tra i più in crescita quello delle granaglie. Il Ministero dell’agricoltura ha recentemente informato che nel periodo luglio-dicembre 2018, le esportazioni di cereali sono cresciute del 4,7% confermando la Russia al primo posto posto come esportatore e al secondo come produttore mondiale di grano. Successi mietuti anche schiacciando i salari non solo degli agricoltori ma anche dei lavoratori del trasporto e della logistica, i quali ora rivendicano almeno una piccola fetta dei dividendi. Il virus delle agitazioni ha colpito a Krasnodar anche la logistica: i facchini rallentano carico e scarico dei cereali e invitano gli autotrasportatori ancora attivi a unirsi alla lotta. A causa di scioperi e blocchi, in due giorni 150mila tonnellate di grano sono stati bloccati e rischiano di marcire mentre si è assistito anche a casi limitati di sabotaggio: vicino a Rostov 3 tir di merce è finita al macero qualche giorno fa.
Gruzavtotrans era già pronta a ricorrere ai crumiri per ripristinare il trasporto ma il sindacato ha bloccato con prontezza l’iniziativa.

“Un’azione, quella del sindacato, lesiva dei diritti di trasporto e di lavoro” hanno ruggito dai governatorati i quali non intendono mollare neppure di un palmo sulle tariffe. “Non possiamo concedere aumenti, non c’è margine, ricorreremo al trasporto su ferrovia della merce” ha minacciato Gruzavtotrans. L’associazione imprenditoriale accusa inoltre gli autotrasportatori di viaggiare costantemente in sovraccarico per guadagnare di più: una violazione che metterebbe in pericolo la sicurezza del trasporto su strada e che se scoperta è punita con multe per il lavoratore fino a 500mila rubli (8mila euro).

Il capo del sindacato degli autisti, Alexander Kotov, collega le proteste di parte dei trasportatori all’aumento dei controlli della polizia stradale sui camion che guidano con sovraccarico.

Putin preoccupato dal volgere degli eventi ha convocato i ministri di agricoltura e trasporti al Cremlino qualche giorno fa, ma per ora da parte del governo non è giunta alcuna proposta. Lo scontro rischia di farsi aspro. Boris Kravchenko della Confederazione dei lavoratori russi manda a dire da Mosca che se ci sarà da solidarizzare con gli autotrasportatori il suo sindacato ci sarà: “Nel sud della Russia sono cosacchi, hanno la testa dura. I lavoratori non si faranno sconfiggere tanto facilmente”.

* Fonte: Yurii Colombo, IL MANIFESTO

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