Malta autorizza SeaWatch 3 all’ingresso nelle proprie acque, ma non lo sbarco

Abbandonati nel Mediterraneo. L’allarme dei medici: «A rischio la vita dei migranti». Possibile apertura dell’Olanda

Carlo Lania * • 3/1/2019 • Immigrati & Rifugiati • 404 Viste

Dopo dodici giorni la SeaWatch 3 ieri ha potuto fare ingresso nelle acque territoriali maltesi. Le autorità della Valletta hanno dato il via libera per permettere alla nave della ong tedesca di trovare un minimo di riparo dal maltempo, senza però concedere il permesso di sbarcare i 32 migranti, tra i quali anche tre bambini, tratti in salvo il 22 dicembre scorso al largo delle coste libiche. Due giorni fa la stessa autorizzazione era stata data anche alla nave SeaEye, anch’essa di una ong tedesca, con 17 migranti a bordo.

Passano i giorni e la situazione per le due navi diventa sempre più difficile. Le previsioni meteo danno un ulteriore peggioramento delle condizioni del mare, che già nelle ultime ore hanno fatte registrare onde alte due metri e temperature che di notte sfiorano lo zero. Una situazione difficile per tutti, migranti ed equipaggi, ma che possono diventare addirittura pericolose per chi si è lasciato alle spalle mesi trascorsi nei centri di detenzione libici. Al punto che ieri i medici della SeaWatch 3 hanno lanciato l’allarme per la salute dei migranti e per le possibili conseguenze: «Nessuno potrà dire che non lo sapeva», hanno avvertito. «A causa della lunga permanenza a bordo con cattive condizioni meteo, molti degli ospiti soffrono di forte mal di mare. Per una persona malnutrita e indebolita, la conseguente disidratazione può mettere a repentaglio la sua condizione»,

I pericoli derivano anche dal fatto che presto le scorte di acqua e viveri, oltre che di carburante, finiranno, rendendo ancora più pesante la permanenza a bordo. Il tutto mentre l’Unione europea resta indifferente all’ennesimo dramma che rischia di consumarsi nel Mediterraneo. Bruxelles ha già detto di non poter interferire con la decisione dell’Italia e di Malta di non aprire i propri porti, ma questo non impedirebbe alla diplomazia di esercitare pressioni sui singoli Stati perché accettino di dividersi – come già successo in passato – i 49 migranti che si trovano a bordo delle due navi. Cosa che invece, almeno per quanto se ne sa ufficialmente, non sta avvenendo. Silenzio anche da parte della Germania, Paese dove hanno la propria sede le due ong e dove ben trenta città hanno già detto di essere disposte ad accogliere uomini, donne e bambini. Uno spiraglio per una possibile soluzione è arrivato ieri sera dall’Olanda, che si è detta pronta ad accogliere una parte dei migranti a patto che anche altri Stati europei facciano la stessa cosa.

«E’ inaccettabile lasciare per così tanto tempo in mare, senza un’assistenza adeguata, uomini, donne e bambini», ha dichiarato ieri l’Organizzazione internazionale per le migrazioni. «Entrambe le imbarcazioni non sono equipaggiate per ospitare a bordo persone per periodi così lunghi, soprattutto in un periodo difficile come quello invernale, con temperature in progressivo abbassamento e con un mare che rischia di diventare sempre più mosso».
All’appello rivolto ai governi europei perché aprano i propri porti si è aggiunto anche Medici senza frontiere: «Abbiamo operato per più di tre anni nel Mediterraneo e sappiamo cosa significa per persone vulnerabili affrontare questo tipo di viaggio», ha scritto i vicepresidente dell’organizzazione, Ruggero Giuliani.

È possibile vedere i video di SeaWatch3 sul sito ilmanifesto.it

* Fonte: Carlo Lania, IL MANIFESTO

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