Migranti. Salvini minaccia la SeaWatch: «Mando la polizia a bordo»

Il ministro leghista chiede all’Olanda di ritirare la propria bandiera alla nave della ong. Impedito a tre parlamentari di salire a bordo

Leo Lancari * • 27/1/2019 • Immigrati & Rifugiati • 458 Viste

Adesso Matteo Salvini vuole mandare la polizia a bordo della SeaWatch 3. «Ci stiamo lavorando», assicura il ministro degli Interni. «Stiamo valutando nelle prossime ore il fatto che si possa salire a bordo per acquisire tutti gli elementi utili per indagare per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina le persone che aiutano nei fatti gli scafisti». Salvini ribadisce la linea dura verso la ong proprio mentre dalla procura di Siracusa, città al largo della quale la nave è alla fonda, smentisce che al momento ci siano elementi tali da giustificare un intervento.

Niente porto sicuro dunque per la nave di SeaWatch, e niente sbarco per i 13 minori non accompagnati (uno di 8 anni, sei di 14 e quattro di 17) che si trovano a bordo nonostante l’ordine arrivato due giorni fa dalla procura dei minori di Catania. «Possono indagarmi e minacciarmi, ma io non cambio idea. In Italia si entra rispettando leggi e regole», ha ripetuto anche ieri il ministro che ha anche chiesto all’Olanda di ritirare la bandiera alla nave.

A bordo di SeaWatch 3 la situazione, già pesante, rischia di aggravarsi ulteriormente. Per proteggere i migranti dal freddo l’equipaggio li ha riuniti tutti nell’unico luogo coperto on esposto alle intemperie, alle temperature rigide di questi giorni, ma si tratta di una stanza, e neanche grande, nella quale vivono ammassati ormai da giorni. Ma sono soprattutto le condizioni psicologiche a destare preoccupazione: «I migranti sono stremati e debilitati», hanno spiegato ieri i volontari della ong. «Raccontano lunghi mesi trascorsi nelle prigioni libiche e riportano traumi seri per gli abusi e le torture subite».

Come testimonia A., un sedicenne originario della Guinea. «In Libia le milizie mi hanno costretto a lavorare senza interruzione per 12 ore al giorno», ha raccontato all’equipaggio.

«Mi hanno minacciato puntandomi contro le pistole al lavoro. Alla fine della giornata spesso non mi davano da mangiare. Hanno ucciso uno dei miei amici perché una mattina non poteva alzarsi per andare a lavorare».

«Chiediamo lo sbarco immediato di tutti i naufraghi», ha ripetuto ieri la portavoce di Sea Watch, Giorgia Linardi. Lo sbarco parziale di una parte di essi costituirebbe un’azione traumatica per il resto delle persone tra cui un ragazzo gambiano di 24 anni che ha profonde cicatrici sulle mani e sul corpo per le torture subite in Libia. Veniva legato e preso coltellate. E’ stato quasi squartato mentre veniva filmato con le mani legate al soffitto».

Ieri alcuni parlamentari hanno tentato inutilmente di salire a bordo della nave. Per ore Riccardo Magi (+Europa), Nicola Fratoianni (Leu) e Stefania Prestigiacomo (Forza Italia) hanno atteso ore che dalle autorità arrivasse il permesso di verificare le condizioni dei migranti e dell’equipaggio. Alla fine è stato consentito loro solo un giro intorno alla nave.

«Di fatto è stato impedito a dei parlamentari italiani l’esercizio delle proprie prerogative sul territorio nazionale. Questo è gravissimo e va ben oltre le questioni legate al governo dell’immigrazione», ha commentato ieri sera Magi. «Assistiamo a un rimpallo di responsabilità tra autorità marittima e prefettura. Insisteremo perché siano garantite prerogative costituzionali di chi rappresenta i cittadini italiani e tutelati i diritti fondamentali delle persone a bordo della nave».

Ieri a chiedere di sbarcare subito i migranti sono state anche l’ Unhcr (Alto commissariato Onu per i rifugiati), l’Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni) e l’Unicef.

«E’ urgente che ai migranti e rifugiati sulla SeaWatch3 sia garantito immediatamente lo sbarco nel porto più vicino», hanno scritto le tre organizzazioni. «E’ allo stesso tempo necessario che, fino a quando la Libia non sarà considerata un porto sicuro, tutti gli Stati europei dimostrino finalmente senso di responsabilità e di solidarietà per i migranti e rifugiati che rischiano di morire in mare e che quindi l’attuale approccio “nave per nave” venga superato e sia sostituito da un meccanismo di sbarco sicuro e ordinato nel Mediterraneo centrale».

* Fonte: Leo Lancari, IL MANIFESTO

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