Populismi. Da Trump a Orbán e Salvini, comincia il crepuscolo dei “cattivisti”

La loro retorica si nutre di bugie sfrontate perché deve creare continue crisi a partire da problemi reali, come le migrazioni, ma a cui non si può dare soluzione con i tweet, né con i muri

Fabrizio Tonello * • 12/1/2019 • Europa, Immigrati & Rifugiati, Internazionale • 225 Viste

Nel mondo dei telefoni satellitari, dei droni, di Instagram e delle Tv all-news non si può affondare i barconi carichi di donne e bambini, né riaprire i lager (in caso, si fa fare il lavoro sporco a terzi, come la Libia o la Turchia)

Questo 2019 è cominciato male per i «veri uomini», i leader machos che sembravano irresistibili nel biennio 2017-2018. Siamo nel nuovo anno da soli 12 giorni e i tre cattivi più cattivi di tutti, ovvero Donald Trump, Matteo Salvini e Viktor Orbán hanno cominciato ad annaspare. Trump, per chiudere la frontiera Sud con un muro, ha dovuto chiudere il governo (tranne i servizi essenziali) il che non giova certo alla sua immagine di uomo di Stato, né al partito repubblicano, che mostra ben poco entusiasmo per questo braccio di ferro con i democratici sul finanziamento del muro.

Salvini, per sbarrare la frontiera mediterranea a colpi di tweet «I porti italiani sono chiusi» ha tenuto 19 giorni in mare una nave con 49 (quarantanove!) profughi, ovvero lo 0,0008% dei migranti già presenti in Italia, facendosi seccamente rispondere dal presidente del consiglio Conte che se la nave non li sbarcava sarebbe andato lui a prenderli in aereo.

Infine Orbán, che aveva vinto le elezioni pochi mesi fa con una campagna apertamente antisemita, si è trovato decine di migliaia di persone in piazza a protestare contro una legge sul lavoro che «ripristina la schiavitù» in Ungheria.

Di fronte alla resistenza degli oppositori, i tre leader populisti hanno alzato il volume delle minacce, in particolare Trump, che ancora ieri prometteva di dichiarare lo stato d’emergenza per la situazione alla frontiera con il Messico e di usare le sue prerogative presidenziali per finanziare il muro prelevando i fondi da altri capitoli di bilancio. Salvini, invece, dopo aver strillato che «l’Italia ha già dato» in materia di accoglienza di profughi, ha improvvisamente aperto un contenzioso con gli alleati di governo su tutti i fronti, a cominciare dalla ferrovia Torino-Lione, che i 5Stelle vogliono bloccare e che ora, invece, la Lega sostiene. Siamo forse al crepuscolo del cattivismo come stile politico?

È presto per dirlo ma i sintomi di una battuta d’arresto ci sono tutti. Il problema è che il cattivismo piace come sfogo per frustrazioni profonde delle classi medie impoverite, ma si scontra con limiti insuperabili: né Trump, né Salvini, né Orbán possono essere veramente cattivi, cioè massacrare gli oppositori, aprire campi di concentramento, invadere i paesi vicini.

Il mondo non è pronto per nuovi Hitler o nuovi Pinochet e, semmai, il candidato più probabile a un ruolo del genere è il nuovo presidente brasiliano Jair Bolsonaro, che da ex militare latinoamericano ha le carte in regola per sparare sulla folla.

Trump e Salvini sono politici opportunisti che certamente sono capaci di far soffrire molta gente ma, entrambi, hanno più confidenza con Twitter che con le mitragliatrici. Dopo una vita attaccati alla mammella del denaro pubblico (Trump come palazzinaro e Salvini come politico) hanno scoperto che c’è un’audience per i Capitan Fracassa e recitano volentieri la parte, con un certo talento e approfittando della mediocrità degli attori concorrenti.

La loro retorica si nutre di bugie sfrontate perché deve creare continue crisi a partire da problemi reali, come le migrazioni, ma a cui non si può dare soluzione con i tweet, né con i muri o con la chiusura (peraltro totalmente inventata) dei porti. Nel mondo dei telefoni satellitari, dei droni, di Instagram e delle Tv all-news non si può affondare i barconi carichi di donne e bambini, né riaprire i lager (in caso, si fa fare il lavoro sporco a terzi, come la Libia o la Turchia). Orbán può vincere le elezioni inventando complotti di George Soros ma non invadere la Romania per recuperare i territori persi nel 1919.

Quindi non si può essere davvero cattivi (per quanto ignoranti Trump e Salvini capiscono che gli ultimi veri bastardi, i generali argentini e cileni, non sono finiti in gloria) ma soltanto cattivisti: straparlare, minacciare sfracelli ma senza cambiare sostanzialmente la situazione. Trump ha promesso un muro e, in due anni, non s’è visto neppure un mattone. Salvini ha promesso 500.000 espulsioni e non ne ha effettuate nemmeno 50 (molto utile il recente libro di Gianluca Passarelli e Dario Tuorto, La Lega di Salvini. Estrema destra di governo, Il Mulino).

La realtà, e le garanzie costituzionali, hanno resistito agli impulsi fascistoidi di questi due leader: del resto, come si fa a imitare Pinochet andando a giocare a golf tutti i fine settimana, o a imitare Mussolini facendosi i selfie con pizza e hamburger? Trump e Salvini, entrambi sovrappeso, non hanno il fisico del ruolo per fare i grandi dittatori: al massimo possono intrattenere il pubblico recitando la parte. In politica, però, c’è un problema: che periodicamente si vota e i cattivisti piacciono fino a un certo punto perché promettono ai loro seguaci troppe cose che non sono in grado di mantenere. Il crepuscolo può durare ancora un paio d’anni ma non di più.

* Fonte: Fabrizio Tonello, IL MANIFESTO

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