Sabato la Val Susa in marcia contro il decreto sicurezza

Piemonte. «Produrrà 60 mila migranti irregolari in due anni. E colpisce anche gli italiani»

Mauro Ravarino * • 25/1/2019 • Diritti umani & Discriminazioni, Immigrati & Rifugiati, Welfare & Politiche sociali • 216 Viste

La Val di Susa si schiera contro il decreto sicurezza. E sabato sarà in piazza ad Avigliana, a ridosso della Giornata della memoria, contro una legge che «discrimina l’uomo in base al luogo in cui è nato, compiendo uno strappo vigoroso ai principi della Costituzione».

La manifestazione, con ritrovo alle ore 14 in piazzetta De Andrè, è promossa dai comuni di Vaie e di Avigliana, Recosol (la rete dei comuni solidali), Anpi Valle di Susa e Val Sangone, Chiesa Valdese di Susa, Chiesa Battista di Meana e dall’Ufficio pastorale migranti Diocesi di Susa. Ha aderito, tra gli altri, il movimento No Tav.

La Valle ha intrapreso, ormai da due anni, un progetto di microaccoglienza diffusa con piccoli gruppi di migranti inseriti in ogni paese. Si tratta di un esperimento che ha avuto una eco nazionale, poi copiato da molti altri territori. Una scommessa vinta di integrazione riuscita che oggi rischia di essere abbandonata.

«Con il decreto 113/2018, convertito in legge, ci troviamo di fronte – spiegano gli organizzatori – a nuove regole che impediscono il rinnovo della protezione umanitaria da parte dei migranti che ne avevano diritto. Questa legge genererà circa 60mila irregolari in due anni. I nuovi clandestini non potranno essere rimpatriati nei Paesi d’origine, sia per mancanza di fondi, sia soprattutto per la mancanza di accordi bilaterali con i governi dei Paesi di provenienza. Si riverseranno così nelle strade delle nostre città senza diritti, senza tutele e senza la possibilità di lavorare in regola. Saranno le amministrazioni comunali, in totale solitudine e con pochi mezzi, a doversene fare carico. In questo modo si rischierà di alimentare la delinquenza, il lavoro nero, lo sfruttamento del lavoro e della prostituzione».

La Val di Susa è stata storicamente un luogo di transito, abitato da una comunità legata al suo territorio e nello stesso tempo capace di coltivare i semi dell’accoglienza. Ecco, perché non vuole rimanere silente. «La legge di Salvini non riconosce la protezione ai migranti per motivi umanitari, cancellandone la tutela per casi legati allo stato di salute, alla maternità, alla minore età, al tragico vissuto, ai maltrattamenti affrontati durante il difficile viaggio verso l’Italia. È una legge non solo repressiva verso chi viene definito “straniero”, ma anche verso gli stessi italiani che vedranno limitati i loro diritti a manifestare».

* Fonte: Mauro Ravarino, IL MANIFESTO

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