Sbomberi in Campania. Ruspe in arrivo per i rom che si mobilitano

Decreto sicurezza. Tra Acerra, Napoli e Casoria centinaia di sgomberi annunciati senza alternativa

Adriana Pollice * • 30/1/2019 • Welfare & Politiche sociali • 347 Viste

Sotto minaccia di sgombero ci vivono da decenni ma con il governo giallo verde la condizione dei rom a Napoli e provincia è diventata più difficile: «Di programmi di inserimento non si sente neppure più parlare – spiega Emma Ferulano dell’associazione Chi rom e…chi no -. I sindaci pensano di avere copertura politica, grazie al ministro dell’interno Matteo Salvini, così ormai ordinano gli sgomberi senza preoccuparsi di fornire tutela, dovuta per legge, ai segmenti fragili come anziani, disabili e bambini».

Il prossimo in calendario è previsto ad Acerra per il 26 febbraio: sono un centinaio, la metà minori, vivevano nel campo di via Zuccarini, a Scampia, poi nel 1999 un ragazzo rom investì una ragazza, che morì, la folla appiccò il fuoco al campo. La protezione civile allora li trasferì ad Acerra, dove sono stati abbandonati. Le tende sono diventate baracche, i bambini vanno a scuola, «facciamo la raccolta differenziata» spiegano per non sentirsi accusare di tutti i roghi di immondizia della zona.

Il sindaco Raffaele Lettieri, che lo scorso 30 dicembre ha già smantellato un piccolo insediamento, si rifiuta di incontrarli e assicura: «Sono sulla linea del governo». La linea l’ha illustrata Salvini: «Nel decreto Sicurezza non ci sono misure ad hoc sui rom altrimenti sarebbe scoppiato il putiferio ma ci stiamo lavorando. L’obiettivo è chiudere tutti i campi». Un obiettivo che si realizza con l’allontanamento forzato senza alcuna alternativa.

Stessa situazione a Casoria: sono un centinaio, di origine serba, arrivati trent’anni fa, vivono in un campo informale sotto il cavalcavia Cantariello, i bambini non solo frequentano la scuola ma poi vanno anche alle superiori, si sono visti notificare dopo Natale la stessa ordinanza di sgombero. Il sindaco era disposto al dialogo ma è stato sfiduciato e il commissario di governo non si fa trovare. Mercoledì scorso Chi rom e…chi no ha riunito a Scampia gli esponenti delle comunità del napoletano per sviluppare un’iniziativa comune. Su una popolazione di oltre 3 milioni di abitanti tra Napoli e provincia, i sinti sono appena 4mila. «Il caso più drammatico è Giugliano – scrive l’associazione – con i rom allocati per mano pubblica in discariche contaminate, per poi essere sgomberati e costretti a rifugiarsi in luoghi di fortuna malsani e pericolosi».

A Napoli sotto minaccia di sgombero ci sono i 300 di Cupa Perillo. E poi i romeni di Gianturco che hanno vissuto almeno tre sgomberi negli ultimi due anni, passando da 1.500 persone a circa 300. «Dichiariamo noi lo stato d’emergenza – hanno deciso alla riunione –. Ai primi di febbraio chiederemo un tavolo in prefettura: è necessario bloccare gli allontanamenti coatti, reperire i fondi attraverso la regione e stilare un piano con la Città metropolitana capofila, che si assuma la responsabilità dell’attuazione». Cosa fare è chiaro: progetti condivisi di housing sociale.

* Fonte: Adriana Pollice, IL MANIFESTO

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