AVIGLIANA (VAL DI SUSA). «Non in mio nome». Un cartello si alza sopra le teste dei manifestanti che attraversano Avigliana per protestare contro il decreto sicurezza firmato da Salvini. E dice tutto in quattro parole. No a una legge che calpesta i diritti e la Costituzione, no a una legge che crea «insicurezza», come riporta lo striscione tenuto dai sindaci valsusini sul palco di piazza Conte Rosso, a fine corteo.
Ieri, ad Avigliana, all’imbocco della Val di Susa, sono scese in piazza cinquemila persone. E non è un caso che sia successo qui. Perché storicamente è una valle di transito e di frontiera, ma anche di accoglienza. Lo è stata con gli italiani che arrivano dal Sud, con gli albanesi e gli jugoslavi che fuggivano dai loro Paesi negli anni Novanta. E lo è ai giorni nostri per tutti quelli che fuggono dalle guerre e dalla povertà in Africa. Lo è essendo un modello di integrazione con il progetto di micro accoglienza diffusa (Mad), che da tre anni coinvolge diversi comuni e migranti. Anche loro in corteo contro una legge che discrimina gli uomini e le donne in base ai luoghi dove sono nati. «Ma discrimina anche gli italiani, essendoci una norma repressiva nei confronti dei assembramenti, che lede il diritto a manifestare», ha detto, dal palco, uno degli organizzatori, Enzo Merini, sindaco di Vaie, che ha promosso l’iniziativa ed elaborato un documento, approvato dai sindaci valsusini, «contro questo decreto anticostituzionale».
«Questa piazza – ha sottolineato il sindaco di Avigliana, Andrea Archinà – è la testimonianza di una nuova umanità che pone l’accoglienza di chi ha bisogno al centro del proprio agire. E mette al centro pure la pace, perché prima di tutto dobbiamo restare umani». Alla vigilia della Giornata della memoria, l’Anpi ha listato a lutto la propria bandiera: «In questi tempi cupi sentivamo la necessità di ritrovarci e manifestare il nostro dissenso. Il mio pensiero va alle persone ancora in balia delle onde a bordo della Sea Watch», ha dichiarato Daniela Molinero, presidente locale dell’associazione partigiani.
Una legge che impedisce il rinnovo della protezione umanitaria, per chi ne aveva diritto, produrrà decine di migliaia di irregolari e tanti problemi. «Si decide di spostare altrove i fondi per l’accoglienza seminando odio», ha precisato Lucrezia Riccardi, responsabile del progetto Mad, che consente di accogliere nei paesi valsusini, 152 richiedenti asilo: 100 in bassa valle, in 20 comuni, e 52 in alta valle, in 16 comuni.
In corteo anche i componenti del «Coro moro», la band di rifugiati che cantano esclusivamente in piemontese. Provengono da Gambia, Ghana, Costa d’Avorio e Senegal; il coro era nato nel 2014 nelle Valli di Lanzo. Hanno sfilato, inoltre, l’assessore regionale Monica Cerutti, l’europarlamentare del Pd Daniele Viotti e il presidente del consiglio regionale Nino Boeti. E, poi, la comunità cattolica e valdese. Sparse tra la folla, le bandiere dei No Tav, del Prc, dell’Arci, di Libera e della Cgil.
Non pervenuti i Cinque stelle, che di questa Valle avevano fatto un fortino. O, almeno, così credevano. Ieri, il loro alleato di governo, Matteo Salvini, ha ripreso a esternare sul Tav, neanche ventiquattro ore dopo aver detto di essere in possesso di un contro dossier che smonterebbe il lavoro della Commissione incaricata dal ministro Danilo Toninelli a elaborare l’analisi costo-benefici sull’opera. «Stiamo lavorando a un progetto che come da contratto di governo tagli sprechi, opere sovrastimate. Se uno vuole un’Italia che cresce e aiutare le imprese e difendere l’ambiente deve togliere i Tir e le macchine dalle strade e dalle autostrade e far viaggiare merci e uomini in treno e quindi non è un derby sì o no». La prossima settimana il vicepremier leghista, padre del decreto contestato ad Avigliana, sarà a Chiomonte, non si sa con quale divisa, per visitare il cantiere dell’alta velocità: «Perché l’Italia sia collegata con il resto del mondo», ha concluso.
Corteo in solidarietà con i migranti. In piazza scout, giuristi, medici, scuole. Megu Chionetti: tutti insieme per smantellare le leggi di Salvini. La galassia delle inziative verso “people-prima le persone”, la manifestazione a Milano il 2 marzo
«Per Genova aperta, accogliente e solidale» ieri hanno sfilato in diecimila nel capoluogo ligure in solidarietà con i migranti e per chiedere l’accoglienza dei salvati della Sea Watch, in rada davanti a Siracusa. «Migliaia di persone sono oggi in piazza per un città e un paese che accoglie e che non respinge, per l’apertura immediata dei porti e di corridoi umanitari sicuri», spiegano dall’Arci Liguria, una delle 130 associazioni della manifestazione. Dalla Stazione Marittima il corteo ha raggiunto piazza Matteotti. Quando è arrivato all’altezza del Museo del Mare – dove sorgerà il Museo delle migrazioni – sono state gettate in acqua corone di fiori in ricordo dei migranti morti in mare. Ad aprire il corteo centinaia di scout in divisa. «Come diceva don Gallo, nessuno libera un altro, ci si libera tutti insieme. Qui stiamo lavorando tutti insieme, scout, giuristi, scuole, medici, giornalisti, dal mondo cattolico alle militanze sociali, per cancellare la vergogna delle leggi di Salvini», dice Megu Chionetti, presidente della Comunità San Benedetto al Porto. L’appuntamento genovese è uno dei molti, collegati fra loro, che porterà alla manifestazione nazionale del 2 marzo a Milano, dal titolo «people- prima le persone».
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