Varato il «Reddito di cittadinanza» 5Stelle, ora lavoratori e poveri sotto controllo

Primi passi da aprile. Le prime stime: in media 390 euro a famiglia. Platea potenziale: circa 5 milioni di poveri. Esclusi gli stranieri che risiedono in Italia da meno di 10 anni

Roberto Ciccarelli * • 18/1/2019 • Povertà & Esclusione sociale, Welfare & Politiche sociali • 543 Viste

Workfare all’italiana. Il Consiglio dei ministri vara un «reddito di cittadinanza». Di Maio: chi percepirà il sussidio “avrà un faro acceso su di sé”. La soddisfazione di un esecutivo ignaro delle conseguenze prodotte dal «workfare», basato su misure paragonabili, in paesi come il Regno unito

Dicono di volere «abolire la povertà», trasformeranno una quota variabile di «poveri assoluti» in lavoratori «occupabili» e in veicoli di sgravi fiscali per aziende in cambio di assunzioni perlopiù precarie. Nell’epoca in cui c’è meno lavoro, e quello che c’è è precario, il sussidio vincolato a otto ore di lavoro gratuito a settimana per 18 mesi, alla formazione-riqualificazione obbligatoria e agli incentivi alle imprese per assumere persone con un reddito Isee inferiore a 9.360 euro annui – il «reddito di cittadinanza» deliberato ieri dal consiglio dei ministri – servirà a governare la mobilità di una platea potenziale di quasi cinque milioni di persone, 1,7 milioni di famiglie in cui rientreranno 250 mila nuclei con disabili.

POCO MENO DI 7 MILIARDI di euro nei nove mesi di applicazione del 2019, a partire dal mese precedente alle elezioni europee (aprile) fino a dicembre, serviranno a finanziare un sussidio medio da 390 euro a famiglia, 138 euro a persona. Sono stime della Svimez da verificare, determinate in linea teorica sulla differenza tra il massimale di 780 euro, il reddito Isee e quello familiare inferiore a 6 mila euro annui, per un single, incrementato in base al numero dei figli secondo una scala di equivalenza. Il sussidio sarà di 500 euro massimi a famiglia, a cui sarà aggiunto un bonus eventuale e variabile da 280 euro per l’affitto, 150 euro per il mutuo. L’importo sarà accreditato su una carta elettronica da cui non potranno essere prelevati più di 100 euro al mese. Chi non li spenderà presso esercizi preindicati si vedrà scalare i soldi sull’importo successivo.

PER GLI OVER 65 è prevista la «pensione di cittadinanza»: massimo 630 euro a testa, a cui saranno aggiunti di caso in caso fino a 280 euro per l’affitto. In questi casi ai beneficiari non sarà richiesto l’obbligo di frequentare corsi, sottoporsi a «colloqui psicoattitudinali» e «prove di selezione finalizzate all’assunzione». Lo sarà per tutti coloro che sono residenti in Italia da dieci anni, gli ultimi due continuativi per gli stranieri extracomunitari. Norma che evidenzia un rischio di discriminazione che espone a ricorsi.

CHI FARÀ DOMANDA alle Poste o ai Caf, o anche in via telematica, sarà profilato da due piattaforme digitali comunicanti presso l’agenzia delle politiche attive (Anpal) e il ministero del lavoro, con il supporto dei centri per l’impiego, i comuni e l’Inps. L’infrastruttura informatica dovrebbe essere effettiva già tra meno di tre mesi e gestirà i movimenti dei beneficiari secondo una perentoria scansione temporale. Potranno rifiutare fino a due offerte di lavoro definite «congrue», dovranno accettare la terza. Dopo sei mesi dovrà accettarne una nel raggio di 100 chilometri dalla residenza. Dopo 12 mesi entro 250 chilometri. Dopo 18 mesi, ovunque sul territorio nazionale, pena la decadenza del sussidio. «Conviene accettare la prima offerta di lavoro» ha sibilato ieri in conferenza stampa Luigi Di Maio, giustificando i costi penalizzanti dell’emigrazione a carico dei poveri. La «congruità» dell’offerta sembra essere stabilita in base alla distanza da percorrere, non sulla base dei saperi e delle capacità del soggetto. Altrove nel testo del decreto si allude, invece, a una sintesi tra la valutazione del «test di risorse» (means test) sul reddito familiare; sulla disponibilità o l’occupabilità del soggetto dimostrata a uno dei 4 mila «navigator» che saranno assunti in tempi non determinati; ai centri per l’impiego, ai comuni. Nei casi di trasferimento obbligatorio sono previsti tre mesi in più di sussidio a titolo di «risarcimento». Risarcimento per un danno provocato dall’obbligo di mobilitazione di persone che, presumibilmente, non dispongono di risorse tali da sostenere il pendolarismo, né una doppia abitazione. Dopo 3 mesi, le spese saranno a carico di chi si trova in questa trappola.

RICCO È IL CATALOGO delle sanzioni penali, battezzate da Di Maio «antidivano», contro le dichiarazioni mendaci: da 2 a 6 anni di galera. Alla base c’è l’idea di uno stato che illumina «come un faro» la vita dei poveri, ha aggiunto Di Maio. Una società della sorveglianza che prevede, in caso di irregolarità, la segnalazione all’agenzia delle entrate e alla guardia di finanza da parte di tutte le istituzioni coinvolte. L’obiettivo del «panottico» burocratico-digitale è occupare la giornata dei «poveri», immaginata come vuota. Per questo saranno impiegati per molte ore al giorno nel lavoro di cercare un lavoro. O meglio, nel dimostrare al «faro» dello Stato la disponibilità ad essere «occupabili». Sotto controllo sarà il nucleo familiare. Nei casi di non rispetto del «patto» (non frequenza di un corso da parte di un figlio minorenne, ad esempio) è prevista un escalation di penalità fino alla decadenza del beneficio. Previsto il recupero del sussidio, l’espulsione dal sistema per 10 anni e la disattivazione della «carta del reddito» che sarebbe stata stampata ha assicurato Di Maio.

DEFINITO IL PIANO dell’assistenzialismo di stato alle imprese, agli enti bilaterali della formazione e ai privati che si spartiranno metà dell’importo del sussidio sulla base dei mesi già goduti: un minimo di cinque mesi e un massimo di diciotto. Se un’azienda assume subito, può aggiudicarsi uno sgravio fino a oltre 14 mila euro. Un mese extra è riconosciuto a chi assume donne e disoccupati di lungo periodo. In cambio l’impresa aumenterà il numero di dipendenti e non licenzierà fino a 24 mesi. Lo stesso periodo massimo di durata del contratto a termine riformulato dal «decreto dignità». Il contratto potrebbe terminare dopo 6 mesi, ad esempio. «Creeremo posti di lavoro, ma non facciamo cifre» ha detto Di Maio. Nell’attesa della verifica, Lega-Cinque Stelle hanno varato in venti minuti un perentorio sistema di «workfare». Ignari della realtà in paesi come il Regno Unito: la moltiplicazione della povertà dei poveri e dei lavoratori poveri. Un record. Di incoscienza.

* Fonte: Roberto Ciccarelli, IL MANIFESTO

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